Polonia, l’Ue fa ricorso alla Corte di giustizia contro la riforma della magistratura

Il simbolo della Corte di giustizia dell'Unione europea. EPA-EFE/JULIEN WARNAND

La Commissione europea ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia Ue contro la legge del sistema giudiziario polacco, nell’ambito di una procedura di infrazione. Lo ha annunciato il commissario europeo, Didier Reynders. Ma per il governo di Varsavia il ricorso  “non ha fondamento giuridico”.

In Polonia, dopo una contestata riforma della magistratura, i giudici che tentano di applicare le regole del diritto europeo rischiano di essere accusati di aver commesso crimini e subiscono misure restrittive. Possono vedersi revocata l’immunità, possono vedersi avviare un procedimento penale contro di loro, possono essere temporaneamente sospesi dall’incarico e possono incorrere nella riduzione dello stipendio. Era di un paio di giorni fa la lettera con cui un gruppo di oltre 200 studiosi e rappresentanti della società civile chiedeva alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e ai commissari Vera Jourová e Didier Reynders di deferire immediatamente la Polonia alla Corte di giustizia europea per il funzionamento della sua Camera disciplinare. Il deferimento è arrivato.

La Commissione ha finalmente spiegato che la Camera disciplinare “comprometta seriamente l’indipendenza dei giudici e l’obbligo di garantire una protezione giuridica efficace, e quindi l’ordinamento giuridico dell’UE nel suo complesso.”
Sembra che ci si sia resi conto della gravità della situazione: dopo un balletto di lettere di messa in mora e repliche insoddisfacenti che si sono protratte per un anno (dal 29 aprile 2020), la Commissione ha  infatti deciso di chiedere anche misure provvisorie per evitare l’aggravarsi del danno grave e irreparabile inflitto all’indipendenza giudiziaria e all’ordine giuridico dell’UE.
Tra le misure provvisorie indicate dalla Commissione vi sono quella di sospendere le disposizioni che autorizzano la sezione disciplinare della Corte suprema polacca a decidere sulla revoca dell’immunità giudiziaria, nonché sulle questioni relative all’occupazione, alla sicurezza sociale e al pensionamento dei giudici della Corte suprema, ma anche quella di sospendere gli effetti delle decisioni già prese dalla Camera disciplinare della Corte suprema.

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Proseguono in Polonia le segnalazioni di allarme da parte di molte organizzazioni della società civile sul decadimento dello Stato di diritto e in particolare sul peggioramento del rispetto dei diritti civili nell’ambito di una situazione già compromessa dal momento che …

Il braccio di ferro è iniziato nel 2017. Il 29 luglio di quell’anno la Commissione ha avviato una procedura d’infrazione sulla legge polacca sui tribunali ordinari, a causa delle sue disposizioni che richiedevano il pensionamento anticipato dei magistrati non graditi; ha deferito il caso alla Corte UE che il 5 novembre 2019 ha emesso una sentenza definitiva confermando pienamente la posizione della Commissione.
Il secondo round invece è partito nel 2018 quando la Commissione ha avviato una procedura di infrazione sulla legge polacca sulla Corte suprema, a causa delle sue disposizioni che richiedevano di nuovo il pensionamento anticipato di alcuni esponenti della Corte suprema. Anche in questo caso la Commissione aveva deferito il caso alla Corte che ha a sua volta imposto alla Polonia di reintegrare i giudici costretti al pensionamento.