Polonia: “La Convenzione europea dei diritti umani è incompatibile con la Costituzione”

La Corte costituzionale polacca durante una seduta [EPA/RAFAL GUZ POLAND OUT]

Il Consiglio d’Europa, l’organismo paneuropeo dei diritti di cui la CEDU fa parte e del quale la Polonia è uno dei 47 membri, ha espresso profondo imbarazzo per la mossa di Varsavia.

La Corte Costituzionale della Polonia, mercoledì 24 novembre, ha stabilito che una parte della Convenzione europea dei diritti umani è incompatibile con la Costituzione polacca, segnando un altro tassello della sfida senza precedenti contro una sentenza della Corte europea dei diritti umani.

“La Corte costituzionale rigetta la sentenza della Cedu che viola il nostro sistema”, ha detto il vice ministro della Giustizia Sebastian Kaleta su Twitter, riferendosi a una sentenza emessa all’inizio di quest’anno sulla controversa riforma giudiziaria della Polonia. Kaleta ha aggiunto che si è trattato di “un bel giorno per lo stato di diritto e la sovranità polacca” e che “un altro tentativo di interferenza esterna e illegale nel sistema della Polonia è stato fermato”.

Ma il Consiglio d’Europa, la principale organizzazione internazionale di difesa dei diritti umani, di cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) fa parte, ha espresso un profondo disagio per la mossa della Polonia, che è uno dei suoi 47 Stati membri.

“La sentenza di oggi del tribunale costituzionale polacco è senza precedenti e solleva serie preoccupazioni – ha detto il segretario generale del Consiglio d’Europa Marija Pejcinovic Buric in una dichiarazione -. Valuteremo attentamente le motivazioni della sentenza e i suoi effetti”.

La Cedu, con sede a Strasburgo, è incaricata di vigilare sull’attuazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutti i 47 membri del Consiglio d’Europa hanno sottoscritto. Le sue sentenze sono giuridicamente vincolanti e non consultive. Negli ultimi anni ci sono state crescenti preoccupazioni sul rispetto di queste sentenze, in particolare da parte della Turchia. Il Consiglio d’Europa è un’istituzione completamente indipendente dall’Ue, con la quale Varsavia è entrata in rotta di collisione sempre in materia di stato di diritto.

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Kamila Gasiuk-Pihowicz, una deputata del partito di opposizione Piattaforma Civica, ha criticato la sentenza polacca e ha detto che la Cedu ha aiutato migliaia di polacchi. “In Russia, il tribunale costituzionale sceglie anche le sentenze a cui vuole aderire”, ha aggiunto, ricordando che la Polonia ha firmato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo 30 anni fa. Gasiuk-Pihowicz ha accusato il ministro della giustizia Zbigniew Ziobro di “spingere la Polonia fuori dal gruppo dei paesi democratici”.

Tensioni crescenti

Il ministero della Giustizia polacco aveva chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi dopo la sentenza della Cedu di maggio che metteva in discussione la legalità delle nomine dei giudici della Corte costituzionale. La Cedu si era anche pronunciata contro la “camera disciplinare” per i giudici della Corte suprema polacca, creata dal governo populista di destra, che è anche al centro di una disputa tra Bruxelles e Varsavia. Il caso era stato portato davanti alla Cedu dall’avvocata Joanna Reczkowicz, che era stata sospesa dalla camera per presunte violazioni di etica. Reczkowicz sosteneva che la camera fosse un organo politico e la Cedu le ha dato ragione, stabilendo che la camera non era un “tribunale previsto dalla legge” ai sensi dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti umani e di conseguenza il suo diritto a un processo equo era stato violato.

Il governo ha sostenuto che le sue riforme giudiziarie sono necessarie per sradicare la corruzione tra i giudici e ha costantemente respinto gli interventi delle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo, sostenendo che fossero delle “interferenze”. L’Ue, tuttavia, insiste che le riforme minano l’indipendenza giudiziaria, e quindi lo stato di diritto e, in definitiva, la democrazia.

In una controversa sentenza del mese scorso, la Corte Costituzionale polacca si è pronunciata contro il primato del diritto comunitario, inasprendo lo scontro con l’Unione Europea che ha deciso di bloccare il via libera al Pnrr della Polonia. La Corte di giustizia dell’Ue ha anche condannato la Polonia a pagare una multa giornaliera da un milione di euro fino a quando non chiuderà la camera disciplinare, cosa che il governo si è impegnato a fare ma non ha ancora attuato.