Parlamento Ue: “La Polonia non rispetta lo stato di diritto”

Proteste davanti alla sede della Corte Suprema di Giustizia in Polonia. I cittadini mostrano solidarietà verso i giudici, la cui indipendenza è minacciata dal governo. [EPA-EFE/WOJCIECH OLKUSNIK POLAND OUT]

La commissione per le Libertà Civili (Libe) adotterà una bozza di risoluzione sulla continua erosione della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti fondamentali in Polonia.

A seguito del voto di martedì 14 luglio sugli emendamenti, il rapporto è stato approvato definitivamente giovedì 16, davanti alla commissione presieduta da Juan Fernando López Aguilar. Il testo si concentra sul funzionamento del sistema legislativo ed elettorale, l’indipendenza della magistratura e dei giudici e la protezione dei diritti fondamentali in Polonia.

Gli europarlamentari si sono detti profondamente preoccupati del rapido deterioramento della situazione in Polonia dopo la pubblicazione dell’articolo 7 (1). Tutto questo nonostante discussioni con il governo, scambi di opinioni con i membri del Parlamento europeo, allarmanti report dalle Nazioni Unite, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e il Consiglio d’Europa e quattro procedure d’infrazione avviate dalla Commissione europea.

Stato di diritto in Polonia: gli eurodeputati chiedono alla Commissione e al Consiglio di intervenire

Gli eurodeputati della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo, che stanno lavorando a una bozza di relazione sulla situazione in Polonia, hanno chiesto “un’azione decisiva” da parte delle altre istituzioni dell’UE.

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Nel testo sono espresse alcune preoccupazioni principali. La prima sono i poteri speciali di revisione della Costituzione ottenuti dal Parlamento polacco nel 2015, nonché l’uso di procedure legislative accelerate e la modifica delle stesse nel periodo di emergenza pandemica.

Sotto osservazione anche i grandi cambiamenti nella magistratura operati negli ultimi anni, a partire dal modo con cui vengono nominati i giudici fino alle sanzioni disciplinari comminate. L’indipendenza del sistema giudiziario è ritenuta a rischio.

I diritti fondamentali sono a loro volta minacciati, in particolar modo la libertà di espressione, il pluralismo e la libertà di stampa, quella accademica, di associazione e manifestazione.

Infine, destano preoccupazione alcune misure come la criminalizzazione dell’educazione sessuale e la diffusione di fenomeni come l’incitazione all’odio, la discriminazione pubblica, la violenza domestica e sulle donne, l’intolleranza verso minoranze e altri gruppi vulnerabili come le comunità Lgbti e la limitazione di pratiche quali l’aborto e l’uso di metodi contraccettivi.

“Siamo molto preoccupati per la situazione dei diritti fondamentali in Polonia. Durante la campagna elettorale, la posizione dei media pubblici è stata chiaramente favorevole al presidente Duda, con la comunità Lgbti presentata addirittura come nemico pubblico”, ha commentato López Aguilar.

La Commissione per le Libertà Civili “chiede al Consiglio e alla Commissione europea di interpretare nel senso più ampio lo stato di diritto, usando l’articolo 7 (1) dei Trattati al pieno del suo potenziale per assicurare il rispetto dei principi espressi all’articolo 2, quali democrazia e diritti fondamentali”.

Il testo presentato alla Commissione Libe fa notare che l’ultima seduta sull’argomento è stata nel dicembre 2018, perciò esorta il Consiglio “ad agire, finalmente, osservando il chiaro rischio di violazione da parte della Repubblica di Polonia dei valori espressi all’articolo 2 dei Trattati dell’Unione Europea, come evidenziato dalle prove schiaccianti disponibili”.