Polonia espulsa dalla rete europea dei Consigli superiori della magistratura

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

La Rete Europea dei Consigli Superiori della Magistratura (ENCJ, European Network of Council for the Judiciary) ha deciso l’espulsione del Consiglio (il KRS) della Polonia.

La riunione – che si teneva a Vilnius – della Rete, presieduta dal giugno 2020 dall’italiano Filippo Donati, era chiamata a prendere una decisione sulla proposta di espulsione del Consiglio Nazionale della Magistratura polacco e la scelta, che prevedeva la necessità di una maggioranza qualificata di 69 voti favorevoli, è passata a scrutinio segreto con 86 voti favorevoli e 6 astensioni.

La Rete aveva già espresso preoccupazione per l’indipendenza dei giudici nel paese, tanto da emettere già nel 2017 un duro comunicato stampa sulla questione; denunciando addirittura “regolari attacchi alla magistratura nei media e da parte dell’esecutivo, oltre che intimidazioni di singoli giudici”. Tanto da arrivare, nel settembre 2018, a sospendere la Polonia dalla Rete. Interessante osservare anche che nel 2019 fa la Rete aveva realizzato uno studio per valutare il grado di indipendenza dei giudici nei vari paesi europei. La Polonia non era stata neanche considerata.

Il contrasto fra la Polonia e il resto d’Europa è una storia che va avanti ormai da molto tempo e vede nelle ultime settimane una continua escalation dei toni. Non solo magistratura, ma anche difesa dello stato di diritto e primato del diritto europeo su quello nazionale. Libertà dei giudici, mancato riconoscimento delle comunità LGBT, diritto all’aborto, libertà dei media sono stati messi più volte sotto attacco da un interventismo governativo sempre più preoccupante. Tanto che la Ue ha a più riprese minacciato il paese di non erogare le tranche di finanziamento previste dal Recovery Plan.

Il premier polacco ha sempre tenuto a sottolineare come il governo non intenda affatto abbandonare la Ue. Ma non può nemmeno starne all’interno svuotando di significato l’appartenenza del paese e dei propri cittadini ad un’area che fa della difesa dei valori della libertà un vessillo d’identità.