Stato di diritto, Bruxelles chiede chiarimenti a Polonia e Ungheria ma sul Recovery non ha ancora deciso

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen [EPA-EFE/YVES HERMAN / POOL]

La Commissione europea nei giorni scorsi ha scritto e a Polonia e Ungheria “per richiedere informazioni sulla situazione dello stato di diritto”. Ma non ha ancora deciso se dare il via libera o meno ai Pnrr dei due Paesi e il tempo sta per scadere.

Le lettere rappresentano un primo passo verso un possibile stop ai fondi e si basano sul principio di condizionalità entrato in vigore nel Gennaio del 2020, contro il quale Varsavia e Budapest hanno presentato ricorso. Il meccanismo prevede che la Commissione possa contattare uno Stato membro e richiedere informazioni, se necessarie per la sua valutazione. “Varsavia e Budapest hanno ora due mesi per inviare le informazioni richieste”, ha spiegato un portavoce dell’esecutivo Ue.

Le lettere amministrative inviate da Bruxelles sono una mossa più debole di quella che il Parlamento europeo chiede da tempo nei confronti di Budapest e Varsavia. Non si tratta infatti di notifiche formali che danno il via all’attivazione del meccanismo di condizionalità più volte invocato dall’Eurocamera. Le lettere sono un passo preliminare prima di lanciare la procedura vera e propria.

Secondo Laurent Pech, professore di diritto europeo alla Middlesex University di Londra, le lettere servono a dare più tempo alla Commissione per “giustificare la mancanza di notifica formale”. “È una tattica dilatoria”, ha dichiarato il professore a Eu Observer, ricordano che la normativa non obbliga a inviare queste lettere informative prima di avviare la procedura formale.

Secondo Pech sia Varsavia che Budapest hanno superato da tempo il limite e la risposta di Bruxelles dovrebbe essere più rapida e incisiva: “L’Ungheria non è più una democrazia, e la Polonia ha appena costituzionalizzato la violazione sistematica del diritto comunitario. Non è il momento delle lettere informali, ma almeno stiamo ottenendo qualcosa”.

La prudenza con cui si sta muovendo l’esecutivo Ue si deve al fatto che il tempo per approvare i Pnrr di Polonia e Ungheria sta per scadere. Se non otterranno il via libera da parte di Commissione ed Ecofin entro il 31 dicembre, i due Paesi perderanno il prefinanziamento del 13%: per Varsavia significa perdere più di 4,5 miliardi di euro, per Budapest quasi un miliardo di euro. Bruxelles deve quindi scegliere se andare fino in fondo nello scontro con i due Stati membri o dare il via libera ai piani, con il rischio che questa decisione venga contestata in sede Ecofin da alcuni Stati membri molto critici nei confronti della deriva intrapresa da Morawiecki e Orban.

La prossima riunione dell’Ecofin è prevista per il 7 dicembre, volendo entro fine anno c’è la possibilità di convocarne un altro. Ma per valutare la proposta della Commissione sui piani nazionali di ripresa e resilienza ai rappresentanti degli Stati membri servono almeno quattro settimane. Questo significa che Palazzo Berlaymont deve decidere in questi giorni come muoversi per rispettare le scadenze.

Secondo quanto ricostruito da David Carretta nella newsletter Europa Ore 7 alcune fonti vincine alla Commissione ritengono che il via libera sia imminente, altre invece ritengono che la decisione non sia scontata dal momento che i ministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi membri potrebbero bocciare l’approvazione dei piani, alla luce della recente escalation del conflitto che vede Varsavia e Budapest contrapposte a Bruxelles.