Polonia contro l’Ue, il premier Morawiecki: la Commissione rischia la “terza guerra mondiale”. Poi fa marcia indietro

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. [EPA-EFE/Piotr Nowak]

Parole al veleno da parte dell’ultranazionalista Morawiecki in una intervista rilasciata al Financial Times: grande imbarazzo, mentre il portavoce di Varsavia cerca di contenere i danni.  

Continua lo scontro tra Polonia e Unione europea sullo Stato di diritto dopo che una sentenza della Corte costituzionale polacca ha messo in discussione il primato del diritto europeo su quello nazionale. Si tratta di un tema di importanza cruciale per il futuro dell’Unione europea: il diritto europeo è l’architrave su cui si basa il mercato unico e tutta la costruzione dell’Ue. Una questione arrivata anche al tavolo del Consiglio europeo dello scorso 21 ottobre, ma con una discussione che non ha portato a decisioni chiare e definitive nei confronti di Varsavia.

Dal governo polacco sono continuate ad arrivare parole durissime. Il primo ministro Mateusz Morawiecki, dopo aver detto che “l’Ue non è uno Stato” e di non voler accettare “ricatti” (con tanto di perentoria replica della presidente della Commissione Ue Von der Leyen: “Non permetteremo che i nostri valori siano messi a rischio”), in un’intervista al Financial Times ha accusato la Commissione europea di tenere “una pistola alla nostra testa” sui negoziati relativi ai fondi per il programma di recupero della Polonia e sulla condizionalità dello stato di diritto”. “Questa è una violazione della procedura da parte della Commissione”, ha aggiunto il leader polacco.

Nell’intervista, ha poi chiesto che la Commissione ritratti la richiesta di multe giornaliere pagate da Varsavia per non aver attuato la decisione della Corte di giustizia sulla sospensione della Camera disciplinare della Corte suprema polacca. “Otterremo questi soldi prima o poi”, ha detto Morawieck, avvertendo che “più tardi li otterremo, più forte sarà la prova che c’è questo trattamento discriminatorio e questo tipo di approccio da diktat della Commissione europea”.  Il primo ministro polacco è arrivato a parlare di una “terza guerra mondiale” che la Commissione Ue potrebbe avviare sul tema dello Stato di diritto.

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E proprio su questa grave affermazione è arrivata la marcia indietro di Varsavia, con il portavoce Piotr Muller che ha cercato di attenuare i toni dello scontro parlando di “un’iperbole, una figura retorica che viene utilizzata in varie situazioni e non va presa alla lettera”. Hanno spiegato i media locali dopo la conferenza stampa della giornata di lunedì 25 ottobre.

“Non trarrei le stesse conclusioni che l’opposizione sta cercando di trarre oggi”, ha aggiunto il portavoce del governo, spiegando che “è improprio utilizzare queste parole facendo credere che siamo a rischio di una guerra”. Le dichiarazioni di Morawiecki sono state criticate duramente da alcuni esponenti dell’opposizione tra cui Donald Tusk, presidente del Partito popolare europeo (Ppe): “In politica la stupidità è causa delle più gravi disgrazie”, ha commentato in un tweet.

Anche Andrzej Halicki (Ppe), contattato da Euractiv.com, ha descritto l’approccio del primo ministro come “una strategia suicida”. “Vuole compiacere Jarosław Kaczyński e salvarsi dall’essere costretto a dimettersi”, ha detto Halicki, il cui partito si oppone al partito di governo Diritto e giustizia (PiS). “Morawiecki vuole dimostrare di essere ‘più duro’ del [ministro della giustizia] Ziobro o [dell’ex primo ministro] Szydło”, e il prezzo per raggiungere questo obiettivo sono “gli interessi nazionali polacchi”, ha concluso Halicki.