Polonia, continua lo scontro tra governo e magistratura

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea a Lussemburgo.

Dopo la fine del mandato della Prima presidente della Corte suprema Małgorzata Gersdorf, prosegue il braccio di ferro tra l’esecutivo nazionalista e l’associazione Iustitia.

L’associazione Iustitia, la più grande dei giudici della Polonia (oltre 3.500 membri, circa 1/3 del numero totale), ha denunciato le ultime distorsioni procedurali in seno alla Corte suprema in una fase delicata: la fine del mandato della Prima presidente della Corte suprema Małgorzata Gersdorf.

I parallelismi con la Polonia comunista

L’associazione aveva già contestato la nomina di Kamil Zaradkiewicz, ex funzionario del ministero della Giustizia e giudice della Corte Suprema, che avrà il compito di “supervisionare” l’elezione del successore della Gersdorf. La Presidente (spina nel fianco del Governo) già nel dicembre 2019, senza troppi giri di parole, paragonò la scelta dell’esecutivo nazionalista di sottomettere la magistratura alla legge del 1981, quando il regime comunista guidato dal generale Jaruzelski impose la legge marziale. Il resto è storia recente della Polonia, il Paese in cui è stata molto forte la spinta per le libertà democratiche, che ha voluto approdare a quel porto sicuro chiamato Unione europea, con una estesa opinione pubblica di cittadini a favore dell’Europa. Cosa che ha scatenato una mobilitazione dal basso: proprio nel gennaio scorso questi cittadini, insieme ai magistrati, hanno manifestato contro le decisioni dei governanti, i nazionalisti di Diritto e Giustizia (PiS).

L’appello dei magistrati polacchi

Ciò che contesta l’associazione dei magistrati è che Kamil Zaradkiewicz, dal luglio 2019, è stato sottoposto a provvedimenti disciplinari. Questo non ha preoccupato il presidente Andrzej Duda, che lo ha nominato Primo presidente ad interim sulla base della cosiddetta legge sulla “museruola” (accusata di non rispettare della Costituzione) targata PiS, mentre la presidente uscente Gersdorf suggeriva il giudice più anziano come “traghettatore”. Inoltre circa un terzo dei giudici della Corte sono stati nominati in base alla “regola del PiS”, il che significa una probabile proposta dell’assemblea di un candidato alla carica di Presidente gradito a Duda.

In un estratto dell’appello si denuncia infatti il “Rifiuto della richiesta di adottare il regolamento dell’assemblea” in quanto “Kamil Zaradkiewicz ha respinto senza alcuna giustificazione la richiesta di adottare le regole dell’ordine del giorno. A causa di tale disordine, due giorni non sono stati sufficienti nemmeno per scegliere i membri della commissione elettorale”. Iustitia si appella dunque “al signor Zaradkiewicz per rispettare le regole e i principi di funzionamento della Corte Suprema, un’istituzione che ha più di 100 anni di tradizione; agli altri nuovi giudici perché si comportino in modo coerente con il giuramento; ai politici della maggioranza al potere perché si astengano da ulteriori violazioni delle regole di uno Stato di diritto democratico.

I magistrati dissidenti chiedono di procedere secondo i dettami della Costituzione, e non con la volontà sancita da qualche accordo di partito e ribadiscono la loro opposizione “alla manipolazione della legge, che aumenta lo stato di incertezza e di opacità sia per quanto riguarda l’elezione del Primo Presidente della Corte Suprema che del Presidente della Repubblica di Polonia”.

Verso un’azione legale contro la Polonia?

La Commissione europea a fine aprile ha lanciato la procedura d’Infrazione contro la Polonia, dando due mesi di tempo al Paese per rivedere la legge (adottata nel dicembre 2019 ed entrata in vigore nel febbraio scorso) che modifica il “regime disciplinare” dei giudici e che, secondo la Commissione, minaccia l’indipendenza giudiziaria (critiche sempre puntualmente respinte dalla Polonia).

Il governo polacco dovrà rispondere alla lettera se non vuole, al termine del periodo stabilito, ulteriori azioni che possono comportare un’azione legale contro la Polonia presso la Corte di giustizia europea (Cgue). Si tratterebbe di un’altra azione legale contro la Polonia presso la Corte per mancato rispetto dello stato di diritto.