Polonia, 50 ambasciatori chiedono la tutela dei diritti LGBT+ nel paese

Attivisti per i diritti LGBT+ a una manifestazione a Katowice, Polonia, 10 agosto 2020. [EPA-EFE/ANDRZEJ GRYGIEL POLAND OUT]

Cinquanta ambasciatori in Polonia hanno scritto una lettera aperta per chiedere a Varsavia di contribuire a creare “un ambiente di non discriminazione, tolleranza e reciproca accettazione”, mentre crescono le preoccupazioni internazionali sul trattamento della comunità LGBT+ nel paese.

Tra i firmatari c’erano anche gli ambasciatori di Stati Uniti, Regno Unito e India, che hanno espresso solidarietà alle organizzazioni LGBT+ polacche che cercano di “porre fine alla discriminazione, in particolare sulla base dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere”.

Parte di un’iniziativa in occasione dell’annuale Parata per l’uguaglianza di Varsavia, cancellata quest’anno a causa del coronavirus, la campagna di lettere aperte è iniziata nel 2012 con 11 firmatari. Quest’anno è stata coordinata dall’Ambasciata belga.

La vice portavoce del Ministero degli Esteri del Belgio, Marie Cherchari, ha dichiarato che la missiva non era intesa come una critica a una particolare entità o organizzazione.

“Non si tratta di puntare il dito, ma la lettera riafferma alcuni principi universali sui diritti umani e la non discriminazione”, ha detto alla Thomson Reuters Foundation via telefono.

La lettera aperta è stata pubblicata in un contesto di crescente pressione internazionale sul partito polacco Legge e Giustizia (PiS) per il suo atteggiamento nei confronti dei diritti dei gay e dei transgender nel paese.

Due settimane fa, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita l’Ue ad agire contro la Polonia per aver revocato i diritti LGBT+ e aver compromesso l’indipendenza giudiziaria, negandole potenzialmente i finanziamenti del blocco.

L'UE nega i finanziamenti a sei città polacche che si sono dichiarate "LGBT-Free Zones"

“I valori e i diritti fondamentali dell’UE devono essere rispettati dagli Stati membri e dalle autorità statali”, ha scritto su Twitter la Commissaria europea per l’uguaglianza, Helena Dalli in seguito alla decisione della Commissione europea di negare l’elargizione di fondi …

All’inizio di questo mese, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha condannato le cosiddette “zone franche LGBT”, che hanno visto quasi un terzo delle autorità locali approvare mozioni che respingono “l’ideologia LGBT”. Le ha definite “zone libere dall’umanità”.

Il vice ministro degli Esteri polacco, Pawel Jablonski, ha dichiarato su Twitter di sostenere la lettera degli ambasciatori.

“Ogni essere umano gode di pari livello di protezione secondo la legge polacca”, ha postato in inglese domenica. “Nessuno dovrebbe essere discriminato nella vita politica, sociale o economica – per qualsiasi motivo”.

Ha aggiunto che “(le zone franche LGBT) non esistono in Polonia”, definendo i rapporti su di esse “#fakenews”.

Il Ministero degli Esteri polacco non ha risposto immediatamente a una richiesta di ulteriori commenti.

Il gruppo internazionale per i diritti LGBT+ All Out ha consegnato la scorsa settimana una petizione sostenuta da più di 340.000 firme al Commissario europeo per l’uguaglianza Helena Dalli, che condanna il trattamento della Polonia nei confronti della sua comunità.

Matt Beard, direttore esecutivo dell’organizzazione, ha accolto con favore la lettera degli ambasciatori.

“È la prova del fatto che i politici del PiS hanno effettivamente spinto la loro agenda anti-LGBT oltre i limiti di ciò che è accettabile per alcune parti della comunità internazionale”, ha detto.