Parlamento Ue, vacilla anche il tabù della riforma dei Trattati

Il Parlamento Europeo a Strasburgo. [EPA-EFE/PATRICK SEEGER]

Lo scorso 9 maggio, durante le celebrazioni del 70° anniversario dalla dichiarazione Schuman, si sarebbe dovuta aprire la Conferenza sul Futuro dell’Europa. Compresa nel programma politico della Commissione europea, essa avrebbe dovuto rappresentare un momento di riflessione sullo stato del processo di integrazione europea e avrebbe dovuto coinvolgere, non solo le istituzioni, ma anche cittadini e società civile.

La pandemia Covid-19 ha però sconvolto tutti i piani, e la Conferenza non è stata risparmiata.

Negli ultimi mesi le istituzioni europee si sono trovate davanti a sfide mai sperimentate e gli Stati membri sono stati costretti a passi politici difficilmente immaginabili prima dell’esplosione del Coronavirus. L’ultima, e non certo la meno importante, di queste svolte ha visto la Germania aprire alla possibilità di emettere titoli di debito europei per finanziare il bilancio dell’Unione.

La svolta solidale della Germania

Persi come siamo nell’attualità e nel continuo rincorrersi di notizie, è spesso difficile distinguere i momenti che segneranno saranno un giorno ricordati nei libri di storia, da quelli che finiranno presto nel dimenticatoio. In questi mesi però, la grande ruota …

Merkel: Le modifiche ai Trattati non sono escluse

Superata la fase acuta dell’emergenza, però, sembra i tempi siano maturi per rimettere in piedi il progetto della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Lo scorso 18 maggio, durante la conferenza stampa congiunta con il Presidente francese Emmanuel Macron, la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha annunciato che è giunto infatti il momento di “parlare seriamente di quello che l’Europa non potrebbe fare abbastanza ora e di quello che sarà il futuro dell’Unione Europea”.

Una portavoce del governo tedesco ha dichiarato ad EURACTIV Germania che la Conferenza sul futuro dell’Europa potrebbe effettivamente iniziare nella seconda metà del 2020, durante la Presidenza del Consiglio tedesca, se lo sviluppo della pandemia lo permetterà.

Lo scorso gennaio il Parlamento Europeo aveva già elaborato una risoluzione su funzionamento e obiettivi dalla Conferenza, ma i governi europei, riuniti nel Consiglio, non sono mai stati in grado di trovare un accordo. A dividere era in particolare il tabù della riforma dei Trattati, considerato da molti governi un limite invalicabile.

Nelle scorse settimane però, la Cancelliera Angela Merkel è stata più aperta a possibili modifiche dei Trattati. Negli ultimi anni “non sono stati fatti abbastanza progressi nella formazione dell’unione politica”, ha dichiarato la Merkel al Bundestag il 13 maggio, aggiungendo che ci dovrebbe essere quindi più integrazione piuttosto che meno. Il 18 maggio la Cancelliera ha anche confermato che la risposta dell’Ue alla crisi “potrebbe richiedere una modifica dei Trattati”.

Sulla questione anche il governo italiano è possibilista, anche se l’emergenza del Covid-19 spinge ancora alla prudenza, come dichiarato, in esclusiva ad EURACTIV Italia, dal Ministro per gli affari europei, Enzo Amendola.

Amendola: "Un bilancio e un Recovery Fund ambiziosi per rilanciare l'UE"

Per il Min. Amendola l’UE ha fatto grandi passi avanti ed il Recovery Fund va nella giusta direzione. Serve un bilancio fondato su risorse proprie per sostenere un debito comune ed il superamento del voto all’unanimità che frena l’UE.

La posizione del Parlamento Europeo

Mentre i governi sono ancora titubanti, il Parlamento Europeo lancia segnali importanti. Durante l’ultima riunione della commissione affari costituzionale del PE (AFCO) è infatti emersa una posizione ampiamente maggioritaria a sostegno della Conferenza. La crisi del Coronovirus ha reso ancor più necessario un momento di seria riflessione sulla struttura istituzionale dell’UE e sulla sua capacità di rispondere alle innumerevoli sfide politiche di questi mesi.

Secondo i socialisti di S&D, la Conferenza deve coinvolgere i cittadini e la società civile e deve culminare con una riforma dei trattati. Secondo lo spagnolo Domenec Ruiz Devesa, la crisi ha dimostrato quanto gli strumenti istituzionali dell’Unione siano limitati e non pronti a rispondere con efficacia a crisi di tali proporzioni. “Il tabù della riforma dei Trattati non aveva senso prima e ne ha ancora meno ora”, conclude Deveza.

Sulle stesse posizioni anche Brando Benifei, il capo delegazione del Partito Democratico nel PE, secondo cui la Conferenza non può e non deve essere un mero esercizio di retorica, ma anzi, deve dar vita ad un vero e proprio processo Costituente per l’Europa.

Si esprimono in favore di una riforma dei Trattati anche i Verdi europei che, con l’intervento di Daniel Freund, sottolineano che il Consiglio dovrà prendere una posizione coraggiosa, al pari di quanto sta facendo il Parlamento. “Perché non si può parlare di riforma dei Trattati? Dobbiamo poter parlare del futuro dell’Unione”, conclude l’europarlamentare tedesco.

Sostengono la necessità che la Conferenza sul Futuro dell’Europa sia ambiziosa e che inizi già dalla seconda metà del 2020 anche i liberali di Renew Europe. Secondo Sandro Gozi infatti “la riforma trattati è assolutamente necessaria e la Conferenza deve iniziare quanto prima, a settembre, sotto la presidenza tedesca”.

A favore di un rapido rilancio della Conferenza anche la sinistra europea (GUE) che, con l’intervento di Helmut Scholz, attacca l’attendismo del Consiglio europeo, colpevole di non essersi ancora espresso sulla Conferenza, ritardando così un inevitabile processo di riflessione sul futuro dell’UE.

Anche il vicepresidente del Partito Popolare Europeo (PPE), Paulo Rangel, si è espresso con forza in favore della necessità della Conferenza, affinché si affrontino finalmente i temi che sono maggiormente sentiti dai cittadini europei. Durante la conferenza si dovrà infatti, secondo Rangel, affrontare i temi legati allo sviluppo sostenibile, alla difesa dello stato di diritto e all’agenda digitale.

Si sono espressi a favore di un ampio coinvolgimento dei cittadini e della riforma dei Trattati anche i Cinque Stelle, per bocca del Vicepresidente del Parlamento Europeo, Fabio Massimo Castaldo. Secondo l’eurodeputato italiano infatti “questa Conferenza deve essere un processo inclusivo di vera messa in discussione del funzionamento dell’UE”. L’ascolto dei cittadini dovrà dunque essere una priorità della Conferenza, mentre il suo obbiettivo politico dovrà essere “costituzionalizzare l’UE e rafforzarla su questioni su cui è stata debole”.

Unica voce contraria è stata espressa da Gerolf Annemans, del gruppo Identità e Democrazia (ID), di cui fa parte anche la Lega di Matteo Salvini. Secondo l’eurodeputato belga infatti la Conferenza dovrà essere l’occasione per unire tutti gli euroscettici, affinché si alzi la voce contro il rafforzamento dell’Unione Europea.

I Conservatori e Riformisti (ECR), gruppo che comprende Fratelli d’Italia, tramite Beert Bourgeois, si sono invece limitati a difendere lo status quo europeo.

Nel corso del dibattito, il liberale Guy Verhofstadt ha lanciato infine un appello affinché il Parlamento Europeo prepari una nuova e più ambiziosa risoluzione da presentare durante la plenaria di giugno. L’obiettivo è mettere ancora più pressione sul Consiglio in un momento in cui il Parlamento ha un peso politico particolarmente significativo. Nella plenaria di giugno, l’assemblea sarà infatti chiamata ad esprimersi anche sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) e, di conseguenza, sul Recovery Fund. In caso di un Consiglio poco ambizioso, il Parlamento può dunque minacciare di mettere il veto al bilancio, come già successo nel dicembre del ‘79, quando un veto del Parlamento fu il primo passo del processo politico che avrebbe condotto all’istituzione dell’Unione Europea.

Ad animare quel Parlamento era il Club del Coccodrillo, fondato da Altiero Spinelli nel luglio 1980, con l’obiettivo di dare, di fatto, una Costituzione all’Europa.

A poco più di un mese dal 40° anniversario di quell’iniziativa politica, emerge dunque dal Parlamento la proposta di presentare una nuova e più coraggiosa risoluzione sulla Conferenza sul Futuro dell’Europa. Incaricati a lavorarci dovrebbero essere, insieme ai coordinatori dell’AFCO, i cosiddetti “coccodrilli”, cioè il gruppo di europarlamentari che si era maggiormente speso per dar forma alla Conferenza.

I soprannomi e la coincidenza politica sono certamente evocativi. In queste settimane non solo sta vacillando persino il tabù della riforma dei Trattati, potrebbe addirittura succedere che si ricominci a parlare di una Costituzione Europea.