Orban è pronto a mettere il veto sul bilancio Ue se legato allo Stato di diritto

epa08750061 Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban partecipa al Consiglio Europeo a Bruxelles, Belgio, 16 ottobre 2020. EPA-EFE/JOHANNA GERON / POOL

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha minacciato di porre il veto sul Quadro finanziario pluriennale (QFP), dopo l’accordo tra Parlamento Ue e presidenza tedesca sulla condizionalità legata al rispetto dello Stato di diritto.

Il 5 novembre il Consiglio europeo ha annunciato un “accordo provvisorio” tra la Germania, che detiene la presidenza di turno dell’Ue, e il Parlamento europeo. Quest’ultimo è infatti riuscito a inserire una clausola di condizionalità che rende necessario, per ciascuno Stato, il rispetto dei principi dello Stato di diritto. Se ciò non dovesse accadere, infatti, lo Stato membro colpevole non potrà avere pieno accesso ai fondi europei previsti nel bilancio europeo settennale da 1,1 trilioni di euro e nel Recovery Plan da 750 miliardi di euro.

Recovery Plan, accordo sullo Stato di diritto. Niente fondi Ue a chi non rispetta le regole democratiche

La presidenza tedesca del Consiglio e i negoziatori del Parlamento europeo giovedì 5 novembre hanno raggiunto un accordo sulla condizionalità di bilancio legata al rispetto dello Stato di diritto, che dovrà essere approvato sia dall’Eurocamera che dai leader dei 27 …

Secondo il sito ungherese mandiner.hu, tuttavia, Orbán ha minacciato di porre il veto al pacchetto di bilancio in una lettera inviata alla presidenza tedesca e ad altri leader europei. Il governo ungherese non ha infatti nessuna intenzione di accettare un accordo che preveda il rispetto dello Stato di diritto.

“Anche se l’Ungheria è impegnata nella cooperazione, alla luce degli sviluppi, non può fornire l’unanimità richiesta per il pacchetto adottato a luglio”, ha detto la lettera, inviata alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e a Charles Michel, presidente del Consiglio europeo. Il governo ungherese non ha risposto a una richiesta di commento dell’agenzia AFP.

Una fonte europea ha comunicato alla stessa AFP che sia Michel che Von der Leyen hanno ricevuto la lettera, così come la Germania – che attualmente detiene la presidenza di turno dell’Ue – e il Portogallo, che assumerà la presidenza a gennaio.

Nella lettera, Orbán ha spiegato “che non può dare il suo consenso al compromesso sulla condizionalità, perché non corrisponde al pacchetto concordato a luglio”, ha detto la fonte Ue.

A luglio, i leader dell’Ue avevano trovato un accordo per inserire il principio del rispetto dello stato di diritto tra le condizionalità legate al bilancio europeo e al Recovery Plan.  Il Parlamento europeo ha però fin da subito l’eccessiva vaghezza della disposizione. Secondo gli eurodeputati infatti l’accordo raggiunto a luglio dal Consiglio avrebbe comunque permesso agli stati membri di non rispettare, impunemente, le regole base della democrazia.

I governi di Ungheria e Polonia si sono però sempre opposti a qualsiasi condizionalità legata allo Stato di diritto. In entrambi i Paesi sono state infatti denunciate ed accertate violazioni dei più basilari principi democratici, a partire dall’erosione dell’indipendenza del sistema giudiziario, fino ad arrivare a pesanti restrizioni della libertà di espressione.

Nell’annunciare il recente accordo, il Consiglio europeo ha dichiarato che il meccanismo concordato con il Parlamento “permette di proteggere il bilancio dell’Ue quando è stabilito che le violazioni dei principi dello stato di diritto in uno Stato membro influenzano o rischiano seriamente di influenzare la sana gestione finanziaria del bilancio dell’Ue o la protezione degli interessi finanziari dell’Ue in modo sufficientemente diretto”.

Ma secondo il mandiner.hu, Orbán ha detto che “il meccanismo sanzionatorio proposto dall’accordo si basa su definizioni giuridicamente vaghe come ‘violazione dello stato di diritto'”.

“Concetti così difficili da definire creano opportunità di abusi politici e violano il requisito della certezza del diritto”, ha dichiarato.

“Se questa formulazione dovesse essere mantenuta, il governo ungherese non ha altra scelta se non quella di respingere gli altri elementi del pacchetto di luglio”, ha aggiunto il presidente ungherese.

Il governo tedesco aveva criticato le posizioni del Parlamento che però non ha voluto fare passi indietro sul rispetto dello stato di diritto. I funzionari tedeschi si sono dunque visti obbligati a negoziare un nuovo accordo.

“Abbiamo sul tavolo uno storico pacchetto finanziario di 1,8 trilioni di euro. Con la seconda ondata della pandemia che colpisce duramente gli Stati membri, non c’è tempo da perdere”, ha detto il rappresentante del governo tedesco a Bruxelles, Michael Clauss.

Il Parlamento, questa volta, sembra però non voler cedere ai ricatti del Consiglio e ai veti degli Stati membri. L’assemblea bruxellese potrebbe infatti approvare il regolamento proposto dal Consiglio che norma l’erogazione dei fondi straordinari destinati agli Stati membri per combattere l’emergenza causata dal Covid-19 (Recovery and Resilience Facility). Sbloccati quei fondi di emergenza, il Consiglio si troverebbe obbligato ad ascoltare la voce del Parlamento europeo che, in quanto autorità di bilancio, ha il diritto di porre il veto a qualsiasi accordo non soddisfacente proposto dal Consiglio. Gli eurodeputati hanno inoltre il dovere di difendere l’interesse dei cittadini europei e i principi fondanti del progetto europeo, quali la democrazia e lo stato di diritto, al di là delle volontà di qualche singolo governo.