Olimpiadi, la velocista bielorussa Krystsina Tsimanouskaya ha rifiutato il rimpatrio e chiesto asilo politico alla Polonia

La velocista Krystsina Tsimanouskaya agli European Games di Minsk nel 2019. [EPA-EFE/SERGEY DOLZHENKO]

Nella mattinata di lunedì 2 agosto Krystsina Tsimanouskaya è entrata all’ambasciata polacca in Giappone per chiedere asilo politico nel paese, ventiquattr’ore dopo essersi rifiutata di imbarcasi sul volo che avrebbe dovuto riportarla in patria e aver chiesto aiuto alle autorità giapponesi e al Comitato olimpico internazionale (CIO).

La decisione dell’atleta di chiedere la protezione diplomatica del governo di Varsavia è stata confermata alla Reuters da un membro della comunità bielorussa in Polonia che è in contatto con lei, mentre nessun diplomatico della rappresentanza polacca a Tokyo ha voluto rilasciare dichiarazioni.

Domenica sera, tuttavia, il viceministro degli Esteri polacco, Marcin Przydacz, aveva scritto su Twitter che il suo governo ha offerto a Tsimanouskaya un visto di protezione umanitaria, e che la velocista “sarà libera di proseguire la sua carriera in Polonia se lo vorrà”.

Tsimanouskaya aveva chiesto l’aiuto della polizia giapponese all’aeroporto Haneda di Tokyo nella serata di domenica (ora locale, nel primo pomeriggio italiano). L’atleta avrebbe dovuto disputare le batterie di qualificazione dei 200 metri, previste per lunedì, ma domenica – ha raccontato alla Reuters in una chat via Telegram – è stata portata all’aeroporto per imbarcarsi su un volo della Turkish Airlines.

L’allenatore bielorusso, ha detto Tsimanouskaya, si era presentato nella sua stanza al villaggio degli atleti e le aveva detto che doveva andarsene: “Alle 17 sono venuti nella mia stanza, mi hanno detto di fare le valigie e mi hanno portato all’aeroporto”.

Il suo rimpatrio forzato, ha affermato l’atleta, sarebbe stato deciso a causa “del fatto che ho parlato sul mio Instagram della negligenza dei nostri allenatori”. La velocista, infatti, si era lamentata sul social network di essere stata iscritta senza essere avvertita nella staffetta 4×400 metri dopo che alcuni membri della squadra erano stati trovati non idonei a competere alle Olimpiadi perché non avevano effettuato un numero sufficiente di test antidoping.

“Alcune delle nostre ragazze non hanno volato qui per competere nella staffetta 4×400 perché non avevano abbastanza test antidoping”, ha detto Tsimanouskaya a Reuters, “e l’allenatore mi ha aggiunto alla staffetta a mia insaputa. Ne ho parlato pubblicamente. Il capo allenatore è venuto da me e mi ha detto che c’era stato un ordine dall’alto di rimuovermi”.

In una nota diffusa domenica, il comitato olimpico bielorusso ha dichiarato che gli allenatori hanno deciso di ritirare Tsimanouskaya dai Giochi su consiglio dei medici a causa del suo “stato emotivo e psicologico”. Il capo allenatore dell’atletica bielorussa, Yuri Moisevich, ha detto invece alla televisione di stato STV di aver visto “che c’era qualcosa che non andava in lei… O si è isolata o non ha voluto parlare”. Secondo Moisevich, la decisione di apportare modifiche alla staffetta non era stata annunciata immediatamente per non interrompere la preparazione delle atlete: “Intendevamo dirle tutto, spiegarlo, soprattutto perché era una riserva”, ha detto l’allenatore.

Una volta all’aeroporto, Tsimanouskaya si è rifiutata di salire a bordo del volo che doveva riportarla in patria: “Non tornerò in Bielorussia”, ha scritto sempre su Telegram ai giornalisti di Reuters, prima di chiedere l’aiuto della polizia giapponese. Le autorità nipponiche l’hanno testa in custodia per diverse ore, e più tardi il portavoce del CIO, Mark Adams, ha dichiarato che l’atleta ha trascorso la notte in un hotel all’aeroporto in un “ambiente sicuro”.

Adams ha aggiunto che che i funzionari del CIO continueranno a confrontarsi con Tsimanouskaya, e che l’organizzazione ha chiesto un rapporto completo al Comitato olimpico bielorusso.

In risposta alle domande dei giornalisti su cosa avrebbe fatto il CIO per garantire la protezione degli altri atleti del villaggio olimpico, Adams ha affermato che il Comitato olimpico internazionale sta ancora raccogliendo dettagli su ciò che è accaduto esattamente, e che ha intrapreso una serie di azioni contro il Comitato olimpico bielorusso in vista dei Giochi a seguito delle proteste nel paese che vanno avanti dal 2020 in seguito ai brogli che hanno caratterizzato le elezioni presidenziali.

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A marzo, il CIO ha rifiutato di riconoscere l’elezione del figlio del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, Viktor, a capo del Comitato olimpico del paese, e già lo scorso dicembre ad ambedue è stato vietato di partecipare ai Giochi.

Domenica sera, anche la leader dell’opposizione bielorussa in esilio, Svetlana Tikhanovskaya, ha esortato il CIO a occuparsi del caso di Tsimanouskaya.

Tikhanovskaya in seguito ha paragonato l’incidente all’atterraggio forzato a Minsk, lo scorso maggio, del volo Ryanair su cui volava il blogger dissidente Roman Protasevich – poi arrestato – e la sua ragazza, e ha proposto che tutti coloro coinvolti nel “tentato rapimento” di Tsimanouskaya siano aggiunti agli elenchi delle persone sottoposte a sanzioni dell’UE e degli Stati Uniti.

In modo insolito, in un paese in cui gli atleti d’élite fanno spesso affidamento sui finanziamenti del governo, lo scorso anno alcuni importanti atleti bielorussi si sono uniti alle proteste contro Lukashenko: molti hanno perso il loro impiego pubblico o sono stati esclusi dalle squadre nazionali per aver sostenuto l’opposizione, e altri sono stati incarcerati, tra cui la giocatrice di basket Yelena Leuchanka e il decatleta Andrei Krauchanka.

Lo stesso timore che ora ha anche Tsimanouskaya: in un’intervista al sito By Tribuna, l’atleta ha detto infatti di non avere paura di essere cacciata dalla nazionale, ma di essere preoccupata “per la mia sicurezza. Penso che al momento non sia sicuro per me in Bielorussia (…) ho paura che mi mettano in prigione”.