Next Generation EU: favorevoli popolari e socialisti. Critiche dagli alleati di Lega e FdI

La Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen interviene durante una sessione plenaria del Parlamento Europeo per presentare il Recovery Fund. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

La maggioranza del Parlamento europeo plaude alla proposta della Commissione. Identità e Democrazia parla di “suicidio politico”, i Conservatori e Riformisti esprimono preoccupazione per le possibili ricadute sui risparmiatori, insoddisfatto anche il Gruppo delle Sinistre Unite.

Si chiamerà Next Generation EU il piano da 750 miliardi proposto dalla Commissione Europea che andrà a sommarsi al nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, mobilitando in tutto 1.850 miliardi di euro. Aggiungendo a questo gli altri programmi anti-crisi già attivi, l’UE avrà messo in campo 2.400 miliardi di euro.

La presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, ha iniziato il suo mandato parlando di come ciascuna generazione, a partire da quella di padri e madri fondatori, abbia contribuito nel processo di integrazione europea.

Davanti al Parlamento Europeo, la Presidente ha ripreso quel suo primo discorso per presentare il nuovo ambizioso piano della Commissione Europea. Secondo la Von der Leyen stiamo vivendo un momento decisivo per la storia dell’Europa e siamo davanti ad una scelta binaria: andare avanti da soli, rassegnandosi ad un’Unione divisa tra chi ha e chi non ha, oppure procedere insieme, segnando la strada alle future generazioni.

La Von der Leyen ha affermato che “le scelte più coraggiose sono spesso anche le migliori” ed è con questo proposito che ha presentato il nuovo piano della Commissione, il cui nome è sicuramente evocativo: Next Generation EU.

Il fondo, ammontante a 750 miliardi, sarà composto da 500 miliardi di sovvenzioni condizionate (grants), emesse direttamente dalla Commissione, e da 250 miliardi di prestiti a lunga scadenza.

La prima grande novità si riscontra nel metodo di finanziamento dei 500 miliardi di grants. Essi infatti, riprendendo la proposta franco-tedesca, saranno raccolti dalla Commissione sul mercato e garantiti dal bilancio dell’Unione.

Siamo di fronte alla prima forma di veri e propri titoli di debito europei.

La svolta importante di Next Generation EU e del nuovo QFP da 1.100 miliardi è rappresentata infatti proprio dal nodo legato alle risorse proprie.

Il bilancio pluriennale dell’Unione, secondo i Trattati, dovrebbe essere composto per la maggior parte da risorse proprie, ma di fatto ciò non è mai accaduto negli ultimi decenni, in cui il QFP è sempre stato per lo più fondato sui contributi statali dei governi nazionali. La Presidente della Commissione, invece, riprendendo dichiarazioni precedenti e la risoluzione già approvata dal Parlamento Europeo, ha menzionato esplicitamente la necessità di introdurre nuove entrate europee, indipendenti dai contributi nazionali. Ha pubblicamente impegnato la Commissione a presentare proposte per inserire un carbon border adjustment, una tassa sulle plastiche ed una per le multinazionali digitali.

Nel suo discorso la Presidente ha posto enormemente l’accento sulla condizionalità politica a cui tutte queste risorse saranno dedicate. Next Generation EU e il nuovo QFP non dovranno dunque solo servire a far ripartire l’economia europea, ma a proiettarla nel futuro.

Per la Von der Leyen, l’Europa del futuro deve essere verde, resiliente e sicura. “La nostra generazione deve essere allora responsabile nel difendere lo stato di diritto, la dignità umana, nel lottare contro i cambiamenti climatici”. Questo lo spirito con cui la Commissione, continua la Presidente, “propone un nuovo patto per il futuro”.

Tutti gli Stati membri saranno allora a chiamati ad investire su energia pulita, su una transizione sostenibile, senza dimenticare i principi di giustizia sociale, su infrastrutture d’avanguardia, come il 5G e sull’edilizia abitativa.

“Nessuno Stato membro”, precisa la Presidente, “dovrà scegliere tra le risposte alla crisi e gli investimenti per i propri cittadini.”  Per questo motivo il nuovo QFP comprende l’Erasmus e un supporto per contrastare la disoccupazione.

Von der Layen è sicura che con Next Generation EU si dimostrerà “il valore vero del progetto Europeo”. “Settant’anni fa i nostri padri fondatori hanno fatto il primo coraggioso passo per un’Europa di pace e benessere, oggi il passo che la nostra generazione è chiamata a compiere, è quello verso l’Europa della sostenibilità” conclude la Presidente, tra gli applausi dell’aula.

Le reazioni del Parlamento

Ad intervenire per primo, in sostegno del piano della Commissione, è il capogruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), Manfred Weber. Il popolare tedesco sottolinea che l’Europa non può e non deve essere solo una questione di soldi e spera che questo piano vada in questa direzione. Per il bavarese infatti, non è in dubbio che in Europa servano investimenti, ma è importante che nei mercati e in tutta l’Unione si sappia bene a cosa serviranno i fondi raccolti dalla Commissione. Dovranno servire “non per vecchi problemi, ma per nuove idee e nuove sfide”, afferma Weber, che ricorda quanto sia fondamentale, per rilanciare il progetto europeo, il ruolo giocato da ogni singolo Paese. Secondo il PPE le riforme strutturali sono necessarie al bene comune di tutta Europa e ogni Stato membro è tenuto a fare la propria parte.

A sostegno del nuovo piano anche il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D). La capogruppo Iratxe García Pérez ha ricordato che, al di là del consolidamento economico e fiscale, sarà compito dell’UE assicurare la sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale e spera che Next Generation EU e il nuovo QFP siano un passo in questa direzione. I socialisti sono dunque pronti a sostenere la Commissione, a patto però che il livello di ambizione non sia minimamente intaccato dal Consiglio. Secondo García Pérez, infatti, l’Unione non può essere ostaggio di una manciata di Paesi che “più che frugali, andrebbero definiti egoisti”. Per questa ragione, secondo i socialisti, nel Consiglio andrebbe adottato un sistema di votazione a maggioranza anche per l’approvazione del QFP e delle nuove risorse proprie, abbandonando dunque i veti nazionali. “All’Europa”, puntualizza la capogruppo di S&D, “serve, senza mezzi termini, costruire l’unione politica”. Anche il capo delegazione del Partito Democratico nel PE, Brando Benifei, sottolinea la necessità di mantenere alto il livello di ambizione, senza compromessi al ribasso. Dare finalmente una risposta concreta all’urgenza di solidarietà europea è infatti, per Benifei, essenziale.

Anche i liberali di Renew Europe, tramite il proprio capogruppo Dacian Cioloș, hanno accolto con favore la proposta della Commissione. L’europarlamentare rumeno ha infatti evidenziato che il mercato unico riguarda tutti e che, se dovesse saltare, a pagarne le conseguenze sarebbero tutti i cittadini, indistintamente. Per i liberali è allora positiva l’idea di raccogliere sul mercato i finanziamenti per un piano europeo che aiuti l’Europa a concentrarsi sul futuro, sul Green Deal, sull’agenda digitale, senza dimenticare la solidarietà europea.

Anche Ska Keller, co-presidente del gruppo dei Verdi europei, si sofferma sulla necessità di uscire insieme da una crisi profonda che investe tutti. Si dice infatti fiera di poter affermare che l’opinione pubblica è pronta a sostenere il piano presentato dalla Commissione e che ora tocca ai governi rispettare le ambizioni di Commissione e Parlamento. La verde tedesca ribadisce la contrarietà del proprio gruppo alle politiche di austerità, ma afferma anche la necessità che i fondi del piano siano ben investiti in programmi a lungo termine. Una trasformazione sociale ed ecologica dell’Europa nel rispetto dello stato di diritto è fondamentale, afferma Ska Keller, e “ai governi che pensano di poter uscire da soli dalla crisi, andrebbe ricordato di quanti benefici hanno goduto grazie al mercato unico e all’UE”.

A favore del piano della Commissione anche il Movimento Cinque Stelle che, rappresentati da Isabella Adinolfi, sostengono l’impegno a reperire risorse sul mercato, così come l’accento sulla transizione verde e digitale. Anche dall’europarlamentare italiana arriva però un monito a quanto accadrà nel Consiglio Europeo: l’ambizione del piano non dovrà essere ridotta degli egoismi di alcuni Stati.

Ad esprimersi apertamente contro la proposta della Commissione è invece il gruppo di Identità e Democrazia (ID). Il tedesco Jörg Meuthen ha definito il piano “un suicidio politico e una presa in giro”. Ha dunque lanciato un appello ai paesi “frugali”, chiedendo loro di bloccare l’iniziativa della Commissione. Sulle stesse posizioni anche Alessandro Panza (Lega) che ha accusato la Commissione di essere sottomessa al duopolio franco-tedesco e di promettere fondi che non arriveranno ai cittadini.

Tra i critici anche la co-chair del Gruppo delle Sinistre Unite (GUE), Manon Aubry, che accusa la Commissione di voler restaurare le misure d’austerità, inserendo condizionalità sugli aiuti. Secondo la GUE inoltre, le risorse proprie non basteranno e i Paesi dovranno indebitarsi di nuovo, chiedendo dunque nuovi sacrifici ai cittadini europei.

Si mantiene invece su una posizione prudente Johan Van Overtveldt, appartenente al Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), che comprende anche Fratelli d’Italia. Secondo il belga infatti, andrà prestata particolare attenzione ai meccanismi di tutela per le aziende europee e a non colpire i risparmiatori. Van Overtveldt si è detto invece favorevole ad una tassa europea sui colossi digitali che anzi dovrebbe essere aumentata, rispetto a quanto già previsto.