Nagorno-Karabakh: Macron invoca la “supervisione internazionale” per arginare Russia e Turchia

Mezzi dell'esercito russo in Armenia. EPA-EFEHAYK BAGHDASARYAN PHOTOLURE

Temendo il ruolo turco, la Francia vuole una supervisione internazionale nella regione contesa tra Azerbaijan e Armenia, dopo che Putin ed Erdogan si sono spartiti le aree di controllo, un nuovo epicentro per le tensioni con Ankara.

Un maggiore ruolo a livello internazionale per il gruppo di Minsk che si occupa della questione Nagorno-Karabakh, ecco cosa vuole la Francia, perché una supervisione internazionale possa attuare un cessate il fuoco nel conflitto.

La preoccupazione di Parigi è relativa al fatto che Russia e Turchia possano trovare un accordo per escludere le potenze occidentali dai futuri colloqui di pace, come è stato comunicato dall’Eliseo giovedì 19 novembre ripreso da Euractiv.

Mosca co-presiede il gruppo di Minsk (dove ha sede tra l’altro la Comunità stati indipendenti – Csi di cui fanno parte Azerbaijan e Armenia) che supervisiona la disputa del Nagorno-Karabakh con Washington e Parigi, ma questi ultimi due non sono stati coinvolti nell’accordo firmato da Russia, Armenia e Azerbaigian per porre fine a sei settimane di combattimenti, facenti parti di una più ampia e decennale contesa che risale agli ultimi periodi dell’Urss.

Dal cessate il fuoco la Russia ha ottenuto colloqui con la Turchia, alleato chiave dell’Azerbaijan e un critico severo del gruppo di Minsk, un fatto che potrebbe portare Ankara a schierare truppe nella regione.

In base agli accordi stipulati, l’Azerbaigian potrà mantenere tutti i territori conquistati, compresa la città conquistata di Shusha. L’Armenia invece dovrà cedere il controllo di una serie di altre aree entro il 1° dicembre.

Le forze di pace russe resteranno sul luogo per almeno cinque anni, dispiegate lungo la linea del fronte della regione contesa e in un corridoio che collega la regione all’Armenia.

Mosca ha dispiegato subito 1.960 militari, aviotrasportati con equipaggiamento e veicoli appena stipulato l’accordo.

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“La fine dei combattimenti dovrebbe ora consentire la ripresa dei negoziati in buona fede per proteggere la popolazione del Nagorno-Karabakh e garantire il ritorno di decine di migliaia di persone che sono fuggite dalle loro case nelle ultime settimane in buone condizioni di sicurezza”, ha detto l’ufficio del presidente Emmanuel Macron dopo gli appelli con il presidente azero e il primo ministro armeno.

La popolazione della Francia comprende tra 400.000 e 600.000 persone di origine armena. Macron è stato attento a non sostenere una parte nel conflitto, ma ha affrontato le critiche in casa sul non aver fatto abbastanza per aiutare Yerevan.

“Vogliamo che il gruppo di Minsk svolga il suo ruolo nella definizione della sorveglianza (del cessate il fuoco)”, ha dichiarato un funzionario presidenziale francese ai giornalisti.

La fonte ha detto che Parigi stava spingendo per una “supervisione internazionale” del cessate il fuoco per consentire il ritorno dei rifugiati, organizzare il ritorno dei combattenti stranieri, soprattutto dalla Siria, e avviare i colloqui sullo status del Nagorno-Karabakh.

I rapporti tra Francia e Turchia sono stati particolarmente negativi per diversi mesi. Parigi ha accusato Ankara di alimentare la crisi nel Caucaso, che si unisce a quella del Mediterraneo orientale.

“Comprendiamo che i russi stiano parlando con i turchi riguardo a una possibile formula, che non vogliamo, che replicherebbe l’Astana (processo) per dividere i loro ruoli in questa regione sensibile”, ha detto il funzionario. “Non possiamo avere da una parte Minsk e dall’altra Astana”, ha detto la fonte, che ha aggiunto: “A un certo punto i russi dovranno fare una scelta”.

Il forum di Astana ospitato dal Kazakistan ha permesso a Russia e Turchia di discutere tra loro su come gestire il conflitto siriano e mettere da parte le potenze occidentali.

Si intensifica dunque un nuovo fronte di tensione internazionale tra Parigi e Ankara, con l’ultima che si spalleggia con l’amato nemico russo per affermarsi sempre più come potenza regionale dal Mediterraneo orientale al Caucaso, verso la cui assertività sembra esserci una sola reale opponente: la Francia.

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