Montenegro, al via l’ultima tappa per entrare in Europa tra le tensioni interne

I membri della Chiesa serbo-ortodossa in Montenegro partecipano a una manifestazione di protesta a Podgorica, Montenegro il 9 febbraio 2020. [EPA-EFE/BORIS PEJOVIC]

L’Unione europea darà il via libera  per aprire l’ultimo capitolo dei negoziati di adesione al blocco, annuncia il primo ministro Marković.

Il primo ministro del Montenegro Duško Marković ha annunciato che l’Ue è pronta a dare il via libera all’ultimo capitolo (concorrenza) dei negoziati di adesione del piccolo Stato balcanico, capofila, insieme alla Serbia, dei candidati all’ingresso nell’Europa che conta dei Paesi dei Balcani occidentali.

“Un grande giorno per il Montenegro che diventerà così il primo Paese candidato ad aprire tutti i capitoli negoziali”, ha detto Marković, in riferimento alle sei nazioni balcaniche di cui quattro sono candidate formali per l’adesione: Montenegro, Serbia, Albania e Macedonia del Nord.

La formalizzazione delle decisioni degli Stati membri è attesa al Consiglio europeo di venerdì 26 giugno. “Sono i più vicini alla piena adesione all’UE, che dipende ancora dal soddisfacimento di tutti i criteri stabiliti”, scrive sul suo profilo Twitter, congratulandosi con Podgorica, Tonino Picula, parlamentare europeo croato (S&D) e legislatore a capo del dossier Balcani occidentali nella commissione affari esteri.

Il processo di adesione

Il Montenegro ha iniziato i colloqui di adesione con l’Ue nel 2012 e finora ha chiuso provvisoriamente tre dei 35 cosiddetti capitoli negoziali.

L’adesione è regolata dall’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea (TUe) che stabilisce quali Stati possono presentare domanda di adesione. Nell’articolo sono inseriti i valori fondamentali dell’Ue (art. 2).

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Il piccolo paese adriatico ha annunciato di voler accettare, di propria iniziativa, la nuova metodologia di allargamento dell’Ue: questa dovrebbe essere un’opportunità per dare nuova vita al processo di allargamento ormai privo di smalto.

Per il Montenegro non ci sono cambiamenti particolarmente significativi in senso tecnico rispetto a questa nuova metodologia ma si riflette, in termini politici, “la disponibilità a … sviluppare il nostro sistema e la società in modo più efficace durante il processo di adesione all’Ue”, ha detto il vice capo negoziatore del paese, Marko Mrdak, in un’intervista a European Western Balkans, citata da Euractiv.com.

Tensioni tra Stato e Chiesa ortodossa

Ad agosto la nazione dirimpettaia dell’Italia sul mar Adriatico andrà ad elezioni. Con circa 620mila abitanti il Montenegro rappresenta il più piccolo degli Stati balcanici. Indipendente dal 2006, dopo un referendum di secessione dall’entità federata di “Serbia e Montenegro”, ha fatto importanti passi di sviluppo, sia in campo economico che nelle istituzioni internazionali, dove è membro Onu e Nato.

L’approvazione di una legge sulla libertà religiosa, che ha scatenato anche scontri con la polizia, è aspramente criticata dall’influente Chiesa serbo-ortodossa che taccia il provvedimento come discriminatorio e finalizzato alla nazionalizzazione dei suoi beni.

Da quel momento periodiche proteste hanno attraversato e scosso il Paese; bloccate dalle restrizioni del Covid-19, sono ricominciate dopo l’abolizione delle misure anti-pandemiche.

Il progetto di legge non ha risparmiato scalpore anche a livello regionale, come in Serbia e in Bosnia, dove i legislatori serbo-bosniaci dovrebbero adottare una dichiarazione di condanna proprio giovedì 25 giugno, riferisce Balkan Insight.

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La legge adottata il 27 dicembre 2019 – riporta il quotidiano delle vicende balcaniche – è stata causa di proteste di massa in Montenegro e di ulteriori tensioni nei rapporti con la vicina Serbia 14 anni dopo che il Montenegro ha votato in modo ristretto in un referendum per porre fine a un’unione statale quasi secolare con la Serbia.

Richiede la creazione di un registro di tutti gli edifici e siti religiosi che le autorità dicono fossero di proprietà del Regno indipendente del Montenegro prima che entrasse a far parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, dominato dai Serbi nel 1918, poi ribattezzato Jugoslavia.

Chiese o altri gruppi religiosi che non sono in grado di dimostrare la proprietà dei siti rischiano di vederli diventare proprietà dello Stato. La Chiesa serbo-ortodossa, di gran lunga la più grande chiesa del Paese, afferma di sospettare che la legge verrà usata per spogliarla dei suoi beni; posizione che il Governo ha però respinto.

Assalti, arresti e la richiesta di aiuto all’Unione europea

Le tensioni politiche sono aumentate recentemente, in seguito al passaggio al Partito democratico dei socialisti (Dps) di un membro del consiglio comunale della città costiera di Budva, guidata dall’opposizione, creando una nuova maggioranza. Il Dps governa il Montenegro da trent’anni ed è l’erede politico della Lega dei comunisti montenegrina attiva ai tempi della Repubblica socialista.

Il nuovo esecutivo targato Dps ha sfiduciato il sindaco dell’opposizione, Marko Carević, e il capo del consiglio comunale, Krsto Radović che però si è rifiutato di cedere il potere a causa delle accuse di corruzione, scatenando l’assalto del Comune parte della polizia in antisommossa mercoledì 17 giugno (video). Agli arresti sono andati Carević, Radović e almeno cinque consiglieri comunali. Secondo l’opposizione l’intervento è stato eccessivo.

Lunedì 22 giugno i politici locali hanno dichiarato che il dialogo per risolvere la crisi di Budva è fallito e che è necessaria la mediazione dei rappresentanti dell’Ue.

“L’UE accoglie con favore l’avvio del dialogo a Budva e invita tutti gli attori politici a mostrare rispetto per lo stato di diritto e i principi democratici e a dimostrare maturità politica per trovare da soli una soluzione praticabile alla situazione attuale a Budva attraverso il dialogo e il rispetto reciproco”, ha detto in un tweet la portavoce della Commissione europea Ana Pisonero.