Moldavia, la Transnistria accende le tensioni tra Mosca e la neo-presidente europeista

Tiraspol, parata militare nel Giorno dell'Indipendenza della Transnistria. EPA/STRINGER

Maia Sandu, appena eletta alla massima carica dello Stato, si è detta aperta al dialogo con il Cremlino, ma le affermazioni sull’ingombrante presenza militare della Russia, nella regione secessionista, hanno scatenato la reazione del ministro degli Esteri di Putin.

A Mosca non vanno proprio giù le parole della presidente della Moldavia Maia Sandu dei giorni scorsi, dopo la proposta di liberare la regione secessionista della Transnistria dalla presenza militare russa.

Affermazioni che hanno scatenato la stizzita replica del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov che, martedì 1 dicembre, ha replicato duramente alla proposta della Sandu, tuonando addirittura che la posizione della ex Primo ministro “difficilmente aiuterà il processo di insediamento”, così come sarà difficile che il Cremlino possa accettare tali “irresponsabili” richieste.

La Russia ha dispiegato le sue truppe in Transnistria quando, con la dissoluzione dell’Unione sovietica, la regione posta nell’estremo est moldavo dichiarò la propria indipendenza. Di lì a poco prese il via un breve conflitto (cui contribuì anche la Romania), non privo di fasi molto cruente, che terminò con un accordo di pace dopo la stipula tra l’allora presidente della Federazione russa Boris Eltsin e quello moldavo Mircea Snegur.

A controllare l’esile striscia di terra fu istituita una missione internazionale intestatale dove è appunto presente la Russia, che così può esercitare la strategia di “congelamento” del conflitto in un paese in lizza per l’adesione Ue, di fatto bloccandola.

In Transnistria, dove viene segnalato uno dei più grandi depositi russi di munizioni in Europa,  c’è una forte presenza di cittadini russofoni. Considerata assai pericolosa in quanto densa di traffici criminali e fortemente corrotta, l’area è governata da un’autoproclamata repubblica filo-russa che vive ancora dell’iconografia sovietica.

Stimolate dall’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, le autorità di Tiraspol hanno addirittura inoltrato un’adesione formale alla Federazione russa, che però negli anni ha ridotto la presenza militare, confrontandosi anche con le autorità di Chisinau circa un completo ritiro; intenzione tuttavia manifestata a fasi alterne e mai concretizzata realmente.

Moldavia, l'europeista Maia Sandu è la nuova presidente

La filoeuropea Maia Sandu ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Moldavia, superando il presidente uscente, il filorusso Igor Dodon.

Il ballottaggio in Moldavia si è concluso in favore di Maia Sandu, candidata che ha costruito la sua campagna …

La Sandu, pur essendo europeista e proiettata verso un cammino di adesione della Moldavia, si è mostrata aperta al dialogo con Mosca, ma la Russia è alle prese con una serie di contesti ‘scivolosi’ nelle sue aree di influenza, dalla Bielorussia al Kirghizistan, fino all’Armenia, dove è forte il malcontento degli armeni (che rappresentano tra l’altro una numerosa comunità in territorio russo) per l’esito della guerra nel Nagorno-Karabakh di fatto vinta dall’Azerbaijan. E infatti non stupisce la risentita reazione di Lavrov di fronte alla proposta della neoeletta.

Inoltre, la candidata che ha sconfitto il presidente in carica Dodon, considerato filo-russo, ha fatto incetta di voti anche nella regione contesa e prima di scatenare la reazione del ministro di Putin ha detto che sulla presenza di forze militari russe “non c’è mai stato un accordo da parte moldava”, ricordando che la Moldavia “insiste da tempo” perché le truppe federali vengano sostituite da osservatori civili dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che da anni segue le vicende moldave.

La Sandu, prima donna del suo paese ad essere eletta Presidente della Repubblica, non ha ancora preso i poteri in attesa dell’insediamento (entro fine dicembre), ma dalle affermazioni sembra che la linea sia molto chiara. Se questo possa segnare una svolta nelle questioni aperte con la Russia è ancora presto per saperlo, ma è sicuro che gli occhi di Bruxelles (e di Bucarest, assai vicina culturalmente e linguisticamente), come quelli dell’occidente, sono puntati su Chișinău. E anche quelli di Mosca.

Botta e risposta a parte, vedremo se la donna forte della politica moldava, che ha studiato negli Usa (è laureata ad Harvard), riuscirà a trovare un punto di equilibrio tra l’Europa e la Russia e poter pacificare la nazione, uno dei requisiti fondamentali per il cammino di adesione all’Ue.