Migranti, la Commissione Ue chiede alla Grecia più trasparenza sui respingimenti

"Stiamo aspettando maggiori dettagli dalle autorità greche prima di poter finalizzare la nostra valutazione", ha osservato un funzionario dell'UE. [Shutterstock/Nicolas Economou]

La Commissione europea ha chiesto alla Grecia di istituire un meccanismo “indipendente” per monitorare ed evitare i respingimenti di migranti alla frontiera, come condizione per sbloccare 15,83 milioni di euro in finanziamenti per gestire il fenomeno migratorio richiesti da Atene.

“L’istituzione di un meccanismo di monitoraggio indipendente e credibile aiuterà a prevenire le violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere e garantirà che siano in atto procedure per indagare efficacemente su eventuali accuse di violazioni di questo tipo”, ha detto a EURACTIV un portavoce dell’Ue.

Il funzionario ha aggiunto che la Commissione ha chiarito al governo di Atene che è importante che le autorità greche istituiscano rapidamente questo meccanismo. “Stiamo ora aspettando maggiori dettagli dalle autorità greche prima di poter finalizzare la nostra valutazione”, ha osservato.

Il portavoce dell’UE ha sottolineato che la Commissione è “profondamente preoccupata” per tutte le segnalazioni e le accuse di respingimenti e maltrattamenti, e le prende molto sul serio. “La Commissione continua a chiedere a tutti gli Stati membri interessati di indagare in modo completo e credibile su tutte le accuse, stabilire i fatti e intraprendere le azioni necessarie se e quando viene accertata una violazione”, ha affermato.

La Grecia è recentemente entrata sotto i riflettori dopo che diverse organizzazioni della società civile hanno accusato il governo conservatore di praticare respingimenti illegali in terra e in mare.

“Le forze di frontiera greche stanno detenendo violentemente e illegalmente gruppi di rifugiati e migranti prima di riportarli sommariamente in Turchia, contravvenendo ai loro obblighi in materia di diritti umani ai sensi del diritto dell’UE e internazionale”, ha affermato Amnesty International in una nota.

Atene respinge le accuse in quanto infondate. Il ministro della Migrazione Notis Mitarakis ha recentemente detto che tali accuse si basano su filmati o testimonianze fornite dai paesi di partenza. “Sono stati indagati numerosi casi anche dall’Unione europea, e i rapporti non hanno trovato prove di alcuna violazione dei diritti fondamentali dell’UE”, ha affermato Mitarakis.

“La Turchia non è un paese terzo sicuro”

A giugno, il governo greco ha deciso di indicare la Turchia come un ‘paese sicuro’ per i richiedenti asilo provenienti da Siria, Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e Somalia.

In pratica, ciò significa che i richiedenti asilo che arrivano in Grecia dalla Turchia possono essere espulsi indipendentemente dal motivo della loro domanda.

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La Turchia è un paese sicuro per la maggior parte dei richiedenti asilo ora ospitati sulle isole greche secondo il ministero dell’Immigrazione greco. Atene cerca di accelerare sui rimpatri verso il Paese vicino.

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Il commissario dell’UE Ylva Johansson non ha visto nulla di “strano” nella mossa della Grecia, ma ha affermato che deve comunque essere presa una decisione individuale per ogni persona, cioè che non possono essere condotti respingimenti collettivi.

Maria Walsh, deputata dell’UE per il Partito popolare europeo (PPE), di centrodestra, ha dichiarato a EURACTIV che indicare la Turchia come un paese sicuro non è stata la decisione giusta.

“Noi europei dobbiamo dare un’occhiata a noi stessi e capire perché ci sentiamo a nostro agio nel definire la Turchia un paese terzo sicuro, quando il paese si è ritirato dalla convenzione di Istanbul”, ha detto Walsh.

L’eurodeputata irlandese, che ha visitato venerdì scorso il campo di Mavrovouni nell’isola di Lesbo un anno dopo l’incendio del campo di Moria, ha sottolineato gli abusi sulle donne sia online che offline, nonché i crimini di odio e la discriminazione che gli attivisti della comunità LGBTQ stanno vivendo in Turchia.

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Nel campo vivevano quasi 13 mila persone, un numero quattro volte superiore alla capienza autorizzata. Questa tragedia è il simbolo del fallimento delle politiche europee di questi anni denunciano le Ong.

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L’International Rescue Committee (IRC), una ong umanitaria, ha pubblicato un rapporto secondo cui i rifugiati a Lesbo vivono ancora in condizioni disumane.

Il responsabile dell’area dell’IRC per Lesbo, Angeliki Kalogeridi, ha dichiarato a EURACTIV che il 63% dei richiedenti asilo nel campo sono afgani e di questi, il 95% ha riferito di aver sperimentato forme di depressione nell’ultimo anno.

Kalogeridi ha anche sollevato dubbi sull’indicazione della Turchia come un paese sicuro, affermando che ciò ha creato molta angoscia ai richiedenti asilo.

Soprattutto i richiedenti asilo dall’Afghanistan, le cui domande sono state rifiutate due volte, sono ora letteralmente intrappolati sull’isola poiché non possono tornare in Turchia o nell’Afghanistan guidato dai talebani, dove la loro sicurezza non può essere garantita.

“Abbiamo bisogno di maggiori chiarimenti sul motivo per cui la Turchia è stata designata come un paese sicuro per loro, quando non lo è”, ha concluso Kalogeridi.