Malta, i laburisti vincono le elezioni per la terza volta consecutiva a dispetto degli scandali

Il primo ministro maltese, Robert Abela, ha preso il posto a gennaio 2020 di Joseph Muscat, costretto a dimettersi in seguito alle proteste per presunti legami tra il suo governo e i mandanti dell'omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia. [Domenico Aquilina/EPA/EFE]

Il Partito Laburista di Malta (PL, membro dei Socialisti e Democratici europei) ha vinto le elezioni politiche che si sono svolte domenica 27 marzo, nonostante gli scandali che lo hanno colpito negli ultimi anni e il tasso di partecipazione più basso di sempre.

Nonostante per la prima volta siano stati ammessi al voto i cittadini maggiori di 16 anni, a recarsi alle urne, infatti, sono stati solo l’85,5% dei maltesi: una percentuale alta rispetto agli altri paesi europei, ma la minore in assoluto da quando l’isola è diventata indipendente dalla Gran Bretagna, nel 1964.

Secondo i risultati provvisori – quelli definitivi saranno resi noti lunedì 28 marzo dalla commissione elettorale maltese – i laburisti hanno ottenuto il 55,9% dei voti, lasciando indietro di oltre dieci punti, al 41,7%, il Partito Nazionalista di centrodestra (membro del PPE). I partiti minori hanno preso complessivamente il 2,4% dei suffragi.

Secondo le proiezioni, il Labour dovrebbe conquistare la maggioranza assoluta in parlamento con un distacco di “oltre trentamila voti”.

Il risultato conferma le previsioni di diversi sondaggi, che avevano indicato un’inevitabile conferma dei laburisti, principalmente grazie ai buoni risultati economici e alla buona gestione della pandemia di coronavirus da parte del governo.

Il premier, Robert Abela, ha annunciato la vittoria in un’intervista alla televisione Tvm, parlando di una chiara affermazione del suo partito e dando il via alle celebrazioni, con caroselli di auto che hanno affollato il centro di La Valletta.

Il suo vice e ministro della Salute, Chris Fearne, ha affermato che la vittoria “è solida come le tre precedenti”, mentre il leader dei Nazionalisti, Bernard Grech, ha ammesso la sconfitta e si è congratulato con il primo ministro.

Per Abela, avvocato di 44 anni e figlio dell’ex presidente della Repubblica George, quella di domenica è stata la prima affermazione elettorale. Il premier ha infatti assunto la guida del partito – e di conseguenza la sua carica – a gennaio 2020, dopo le dimissioni del suo predecessore, Joseph Muscat.

Sotto la guida di Muscat, i laburisti erano tornati alla testa del governo nel 2013 e si erano riconfermati nelle elezioni anticipate del 2017, innescando un lungo periodo di crescita economica accompagnato però da numerosi casi di corruzione. Tra le prime a denunciarli, la giornalista Daphne Caruana Galizia, uccisa con un’autobomba il 16 ottobre 2017.

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A dicembre 2019, Muscat era stato costretto a dimettersi in seguito alle proteste di piazza esplose dopo che le indagini sull’omicidio di Caruana avevano condotto all’arresto del tycoon Yorgen Fenech (rinviato a giudizio l’anno scorso, con la procura che ha chiesto di condannarlo all’ergastolo come mandante) e alla rivelazione dei suoi legami con l’ex ministro del Turismo, Konrad Mizzi, e con il capo di gabinetto del premier, Keith Schembri.

Abela è rimasto immune dalle accuse di corruzione lanciate da Grech, anche se la reputazione dei laburisti continua a non essere buona. Un’indagine pubblica del 2021 ha rilevato infatti che negli anni in cui Muscat è stato al potere il governo ha creato una “cultura dell’impunità” in cui i nemici di Caruana si erano sentiti sicuri di poterla mettere a tacere. Da quando è diventato premier, Abela si è mosso per rafforzare il buon governo e la libertà di stampa, anche se la famiglia di Caruana afferma che non ha fatto abbastanza.

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