L’Ue sospende il via libera al Pnrr dell’Ungheria

Il premier ungherese Viktor Orban. [EPA-EFE/Olivier Matthys / POOL]

L’esecutivo Ue avrebbe sospeso l’iter di approvazione del Recovery ed è pronto ad avviare una procedura d’infrazione per la legge anti-Lgbtq+. Il Parlamento in una risoluzione, che sarà votata in questi giorni, chiede di sospendere i pagamenti all’Ungheria attivando il meccanismo sullo Stato di diritto.

La Commissione europea avrebbe deciso di sospendere la valutazione del piano di ripresa e resilienza dell’Ungheria. Lo hanno rivelato alcune fonti di Bruxelles alla Dpa. Stando alle fonti europee, citate dall’agenzia tedesca, non sarebbero sufficienti infatti le misure di precauzione per evitare abusi nelle spese dei fondi. All’Ungheria sono destinati 7,2 miliardi di euro, risorse che però non possono essere versate senza l’approvazione del piano.

La ministra della Giustizia ungherese Judit Varga, però smentisce la notizia sostenendo che “Bruxelles non ha bloccato il piano di ripresa e resilienza dell’Ungheria” e dicendo di stare “tuttora proseguendo un dialogo costruttivo con la Commissione”. “È vero che la Commissione europea ci aveva sollevato e prescritto nuove esigenze a proposito della legge sulla difesa dei bambini”, ha aggiunto Varga a proposito della legge anti Lgbt.

Il Parlamento europeo, in una risoluzione che sarà votata giovedì 8 luglio, chiede alla presidente della Commissione europea di usare la clausola sullo Stato di diritto per congelare i pagamenti all’Ungheria.  Nella risoluzione gli eurodeputati ricordano che “i diritti LGBTIQ sono diritti umani e ribadiscono l’invito a incoraggiare gli Stati membri, in particolare l’Ungheria, a garantire che la legislazione esistente in materia di educazione e informazione a disposizione dei minori sia pienamente conforme ai diritti fondamentali sanciti dal diritto dell’Ue e internazionale”.

Dalle fughe di notizie è evidente che la battaglia tra Bruxelles e Budapest non è ancora finita. La Commissione europea, infatti, è pronta anche ad avviare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Ungheria per la legge anti Lgbt.

Le spiegazioni di Budapest a Bruxelles, non sarebbero state soddisfacenti, e salvo cambiamenti di rotta di Orban, l’invio di una lettera di messa in mora pare inevitabile. “La Commissione Ue userà tutto ciò che è in suo potere per garantire che i diritti di tutti i cittadini dell’Ue siano garantiti”, ha spiegato il portavoce della Commissione per lo Stato di diritto Christian Wiegand.

“Non siamo ancora nella fase in cui possiamo dire che una lettera di infrazione è stata inviata” all’Ungheria per la legge anti-Lgbtiq, “ma non resteremo a lungo senza agire. Una lettera di messa in mora richiede tempo, e faremo annunci quando sarà il momento”, ha aggiunto la collega Dana Spinant.

Già la scorsa settimana l’esecutivo Ue a aveva minacciato azioni legali contro l’Ungheria per le leggi che limitano l’accesso dei giovani alle informazioni su lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbtq+), vietando la diffusione di temi nei quali viene esposta una sessualità diversa dall’eterosessualità in libri, film e altre fonti di informazione.

Nonostante le proteste internazionali e le minacce di azioni legali da parte della Commissione europea, il presidente ungherese János Áder ha firmato il controverso disegno di legge. “Non abbiamo una legge conto l’omosessualità”, ma una legge “che difende genitori e bambini”, aveva dichiarato Orban, tentando di giustificare questa norma e ribadendo di non aver alcuna intenzione di ritirarla.

“Il diritto dei genitori di educare i loro figli non si discute. Ma la questione è se gli emendamenti introdotti” dall’Ungheria “a leggi già in vigore discriminano le minoranze. Siamo molto chiari: la tutela delle minoranze è uno dei principi fondanti dell’Unione Europea, sancito dall’articolo 2 del Trattato di Lisbona“, aveva dichiarato nei giorni scorsi Ursula von der Leyen annunciando che l’esecutivo Ue avrebbe avviato una procedura d’infrazione.