L’Ue apre una procedura d’infrazione contro la Polonia per le sentenze della Corte costituzionale

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

Mercoledì 22 dicembre la Commissione ha lanciato una procedura di infrazione contro la Polonia per violazione del diritto dell’Ue da parte della Corte costituzionale polacca.

La procedura riguarda due sentenze emesse a luglio e ad ottobre dalla Corte Costituzionale polacca che di fatto stabiliscono che Varsavia non sarà più tenuta a riconoscere la supremazia del diritto europeo su quello nazionale.

Secondo l’esecutivo Ue che queste sentenze del Tribunale costituzionale violano i principi generali di autonomia, primato, efficacia e applicazione uniforme del diritto dell’Unione e l’effetto vincolante delle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea.

La decisione di Bruxelles

Inoltre, la Commissione ritiene che queste sentenze violino l’articolo 19 del Trattato sull’Unione europea. Nelle sue motivazioni Bruxelles afferma anche di nutrire “seri dubbi sull’indipendenza e l’imparzialità del Tribunale costituzionale” e di ritenere che non soddisfi più gli obblighi europei sull’indipendenza della giustizia.

“Come evidenziato anche dalla Commissione nella sua proposta motivata ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, TUE del 2017 e come ritenuto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza del 7 maggio 2021, il processo di nomina al Tribunale costituzionale di tre giudici nel dicembre 2015 è avvenuto in violazione di norme fondamentali che costituiscono parte integrante dell’istituzione e del funzionamento del sistema di revisione costituzionale in Polonia”, si legge nella nota dell’esecutivo Ue.

“La gravità di questa violazione – continua la Commissione – fa sorgere un ragionevole dubbio nelle menti degli individui circa l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici interessati. Ciò è dimostrato anche da altre irregolarità e carenze come l’elezione del presidente e del vicepresidente del Tribunale costituzionale, che ha sollevato serie preoccupazioni circa l’imparzialità dei giudici del Tribunale costituzionale quando trattano casi individuali”.

Lo scontro continua

La Polonia ha due mesi per rispondere alla lettera di messa in mora. Si tratta dell’ennesima escalation dello scontro tra Varsavia e Bruxelles sul rispetto dello Stato di diritto. “Abbiamo cercato di dialogare ma la situazione non migliora. Devono essere rispettati i fondamenti dell’ordinamento giuridico dell’Ue, in particolare il primato del diritto dell’Ue”,ha scritto su Twitter il commissario alla Giustizia Didier Reynders.

Non si è fatta attendere la reazione del governo polacco che ancora una volta accusa Bruxelles di voler attaccare la “sovranità della Polonia”. Il viceministro della Giustizia Sebastian Kaleta ha accusato la Commissione europea di aver avviato la procedura d’infrazione, per “subordinare la Corte costituzionale in Polonia al diritto dell’Ue”.