La Corte Ue ai giudici polacchi: le leggi nazionali che violano la normativa Ue devono essere ignorate

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I giudici candidati a fare parte della Corte Suprema della Repubblica di Polonia dovrebbero avere il diritto di appellarsi contro le opinioni dell’ente che esamina le candidature, ha affermato la massima corte dell’Ue questo martedì (2 marzo), accentuando la spaccatura sullo stato di diritto tra Varsavia e Bruxelles.

Mentre il verdetto di martedì della Corte di giustizia dell’UE (CGEU) ha detto che la decisione finale in questi casi spetta a un tribunale polacco, la sentenza tocca un organismo pubblico che i critici dicono sia diventato uno strumento per politicizzare il sistema giudiziario.

La Polonia è invischiata in una lunga disputa con l’UE sulle riforme che secondo l’Unione danneggiano l’indipendenza dei tribunali aumentando il controllo politico sui giudici. Il partito conservatore al potere, Diritto e Giustizia (PiS), afferma che le riforme sono necessarie per rendere i tribunali più efficienti e per epurare il sistema giudiziario dalle reliquie dell’era comunista del paese.

Il caso riguardava il ricorso lanciato da cinque candidati alla Corte Suprema della Polonia, le cui possibilità di far parte del massimo organo giuridico del paese sono state fatte venire meno nell’agosto 2018 dal Consiglio Nazionale della Magistratura (KRS), che è responsabile della nomina dei giudici e della valutazione delle denunce relative a questioni deontologiche.

Secondo la legislazione adottata dal parlamento polacco nel luglio 2018, appena un mese prima della decisione del KRS di cancellare la nomina dei cinque candidati alla Corte Suprema, ogni candidato, compresi quelli vincitori, doveva unirsi al ricorso, altrimenti la decisione del KRS diventava definitiva.

Nel 2019 il parlamento polacco ha poi modificato la legge per impedire i ricorsi contro le decisioni del KRS riguardanti le proposte di nomina alla Corte suprema. Gli emendamenti hanno anche fermato tutti i ricorsi in corso, compreso quello pendente davanti alla CGUE.

La Corte di giustizia dell’UE ha detto che “la possibile assenza di qualsiasi rimedio legale” quando si tratta di nomine può essere problematica e “può dare origine a dubbi sistematici circa l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici”.

I giudici dell’UE hanno sottolineato che la possibilità di appellarsi alle decisioni del KRS sarebbe necessaria per salvaguardare il processo di nomina dall’influenza esterna qualora i tribunali nazionali trovassero che l’organo stesso abbia una carenza sul piano dell’indipendenza.

La CGEU ha lasciato ai tribunali polacchi il compito di giudicare da soli se la nuova legge sulle nomine sia in contrasto con le regole dell’Unione. Tuttavia, se così fosse, il diritto dell’UE richiederebbe loro “di disapplicare tali modifiche”, hanno detto i giudici di Lussemburgo.

La Corte di giustizia europea ha detto che il sistema di cooperazione tra i tribunali nazionali e dell’UE, nonché il “principio di cooperazione sincera” precludeva gli emendamenti che avessero impedito ai giudici dell’UE di pronunciarsi su questioni già sottoposte loro, o di presentare questioni simili in futuro.

La Corte ha anche detto che la responsabilità dei paesi dell’UE di fornire protezione legale in aree coperte dal diritto dell’Unione renderebbe illegale qualsiasi emendamento che potrebbe dare “origine a dubbi legittimi, nella mente dei soggetti della legge” sulla neutralità e “impermeabilità” dei giudici all'”influenza del legislatore e dell’esecutivo”.

La Corte di giustizia ha stabilito che gli emendamenti a una legge sul Consiglio nazionale della magistratura che in effetti eliminano il controllo giudiziario sulle sue decisioni potrebbero violare il diritto dell’UE.

“Se una violazione è stata provata, il principio del primato del diritto dell’Unione europea impone al giudice nazionale di disapplicare tali emendamenti”, ha affermato la CGEU.

I critici hanno sostenuto che questo ha portato alla politicizzazione del Consiglio.

La Corte ha sottolineato che il diritto dell’UE proibisce gli emendamenti che potrebbero portare i giudici a non essere visti come indipendenti o imparziali.

“Spetta in ultima analisi al tribunale di riferimento decidere se si tratta di questo caso”, ha detto.

La sentenza arriva mentre il commissario europeo per i valori e la trasparenza, Vera Jourova, e il commissario per la giustizia Didier Reynders hanno inviato una lettera di risposta alla precedente comunicazione di Krystian Markiewicz, il capo di Iustitia, l’associazione dei giudici polacchi.

5.231 giudici e procuratori, principalmente europei, ma anche statunitensi, avevano firmato il documento.

I commissari hanno dichiarato di “comprendere la situazione molto difficile di molti giudici in Polonia” e hanno ricordato che la Corte di giustizia europea ha ordinato la sospensione temporanea della sentenza della Camera disciplinare.

“I giudici polacchi sono giudici europei. Dovrebbero svolgere le loro funzioni con una garanzia di indipendenza e senza subire un ‘effetto di congelamento’ contro di loro e la loro attività”, hanno scritto Jourova e Reynders.

Nella lettera, i commissari hanno anche sottolineato che i cambiamenti nella magistratura polacca “violano l’indipendenza dei giudici polacchi e non sono coerenti con il principio della supremazia del diritto dell’UE”.