La Commissione apre una nuova procedura d’infrazione nei confronti della Polonia

Il Vicepresidente della Commissione europea Vera Jourova. [EPA-EFE/FRANCOIS LENOIR]

Ci risiamo. La Commissione Europea ha avviato l’ennesima procedura d’infrazione contro la Polonia a causa della sua nuova legge sulla magistratura. Quest’ultima, approvata il 14 Febbraio 2020, assoggetta la magistratura al potere esecutivo, limitandone considerevolmente la libertà d’azione.

Vera Jurova, Commissaria per i valori e la trasparenza, ha sottolineato come si tratti di “una legge che mina l’indipendenza dei giudici polacchi” e come la stessa “sia incompatibile con il diritto Ue in quanto impedisce ai tribunali polacchi di applicare direttamente determinate disposizioni del diritto europeo a tutela dell’indipendenza giudiziaria”, facendo venire meno la possibilità di “presentare alla corte di giustizia domande di pronuncia pregiudiziale su tali questioni”.  

La vicepresidente della Commissione ha inoltre ricordato come gli Stati membri possano liberamente il loro sistema giudiziario a patto di non violare i Trattati UE. La Polonia ora avrà due mesi per rispondere alla Commissione nel merito delle sue scelte.

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Infatti lo scontro tra l’Unione europea e Varsavia esiste da tempo e negli ultimi mesi ha assunto contorni sempre più netti. Già nel Gennaio scorso, prima dell’approvazione della legge in questione, il Parlamento europeo aveva invitato la Commissione ad “avvalersi degli strumenti disponibili per far fronte a un evidente rischio di violazione grave da parte della Polonia e dell’Ungheria dei valori su cui si fonda l’Unione”, con particolare riferimento “alle procedure d’infrazione accelerate e alle domande di provvedimenti provvisori dinanzi alla Corte di giustizia UE”.  

Era seguita, in Aprile, la pronuncia della Corte stessa che aveva condannato la Polonia (con l’Ungheria e la Repubblica Ceca) per non essersi conformata al meccanismo temporaneo di ricollocazione di richiedenti protezione internazionale. Pochi giorni dopo la stessa Corte aveva intimato alla Polonia di sospendere subito le regole che, dal 2017, prevedono un procedimento disciplinare nei confronti dei giudici della Corte suprema polacca. Si delinea quindi uno confronto molto ampio e radicale che investe la sopravvivenza della democrazia e le ragioni stesse dell’esistenza dell’UE.

Quest’ultima non può di certo permettere che i suoi valori fondamentali vengano calpestati in questo come in altri casi. Ad esempio, se, come ha detto la Jurova, “il virus non può uccidere la democrazia”, si aspetta di conoscere quali saranno i nuovi provvedimenti nei confronti dell’Ungheria, paese che sta facendo drammaticamente rinascere l’autoritarismo nel cuore del vecchio Continente. Senza quest’ultimi il virus, oltre alla democrazia, rischia far morire l’anima stessa dell’integrazione europea.