Jourová: “L’Ue rischia il collasso se non ci sarà una reazione contro la sentenza del Tribunale polacco”

Věra Jourová, vicepresidente della Commissione Ue per la trasparenza e i valori. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

La commissaria europea alla trasparenza Věra Jourová ha messo in guardia dal rischio di collasso dell’Ue, se non sarà contrastata la decisione della Polonia di rifiutare il principio cardine della supremazia del diritto europeo su quello nazionale.

“Se non facciamo rispettare nell’Ue il principio secondo cui le stesse regole devono essere seguite da tutti in Europa, allora l’Unione collasserà”, ha detto la commissaria Jourová riguardo la situazione in Polonia che ha scatenato forti tensioni con Bruxelles. “Dobbiamo reagire a questo nuovo capitolo aperto dal Tribunale costituzionale polacca”, ha aggiunto.

La decisione del Tribunale costituzionale polacco, organo ritenuto illegittimo dall’Ue, di rifiutare la supremazia del diritto europeo su quello nazionale e dichiarare i Trattati dell’Unione europea incompatibili con la costituzione polacca ha creato un pericoloso precedente.

Si tratta solo dell’ultimo capitolo di uno scontro che prosegue da tempo tra il governo del partito Diritto e Giustizia (PiS) e Bruxelles, che ha infatti congelato i fondi europei al Paese per le questioni sullo stato di diritto. Il timore di una possibile uscita della Polonia dall’Ue si è fatto più forte, come dimostra l’entrata in tendenza dell’hashtag #Polexit su Twitter.

I cittadini polacchi sono scesi in piazza domenica 10 ottobre, su invito dell’ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, per protestare contro le posizioni del governo e ribadire la loro volontà di rimanere nell’Ue.

La decisione del Tribunale avrà in ogni caso ripercussioni sulla Polonia, che come detto si trova da tempo al centro di controversie con Bruxelles e i Paesi occidentali per le questioni dello stato di diritto. Nel mirino ci sono l’indipendenza della magistratura, la libertà dei media, la tutela dei diritti di donne, migranti e comunità Lgbt+ da quando è salito al potere il PiS.

La Commissione ha già congelato l’approvazione del piano nazionale di ripresa polacco che permetterà a Varsavia di ricevere i miliardi di euro di Next Generation Eu. Inoltre, sta pensando di introdurre ulteriori limitazioni all’esborso di fondi europei per i Paesi che contravvengono i valori cardine dell’Unione europea.

Inoltre, l’esecutivo europeo potrebbe avviare un nuovo caso legale contro la Polonia per aver violato le leggi dell’Ue, portando alla possibilità per la Corte di giustizia europea di imporre sanzioni al governo polacco.

Polonia, verso l'uscita dall'Ue? Corte costituzionale contro il primato del diritto europeo

Il Tribunale Costituzionale polacco ha dichiarato i Trattati istitutivi dell’UE incompatibili con la Costituzione polacca, potenzialmente aprendo la strada all’uscita della Polonia dall’Unione.

Da tempo è in corso uno scontro sullo stato di diritto tra la Polonia e l’Unione Europea. Una …

Rischio Polexit non così concreto

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha minimizzato sul rischio che avvenga l’uscita della Polonia dall’Unione europea. “È un pericoloso mito che l’opposizione usa perché in realtà non ha idee chiare sul posizionamento della Polonia in Europa”, ha detto.

Anche il commissario europeo al mercato interno Thierry Breton ha dichiarato di “non aver creduto nemmeno per un minuto” che la Polexit fosse un rischio concreto. Il sostegno interno alla permanenza nell’Unione è schiacciante, anche perché il Paese è uno dei maggiori beneficiari in assoluto del sostegno finanziario europeo.

Con l’uscita dall’Ue, perciò, la Polonia danneggerebbe il suo potenziale economico e rinuncerebbe al sostegno per la sua situazione finanziaria. Dal Recovery Plan, per esempio, dovrebbe ricevere 23 miliardi di euro in sovvenzioni e 34 miliardi in prestiti a tasso vantaggioso.

Lunedì 11 ottobre la Commissione europea ha affermato anche che invierà una richiesta di pagamento alla Polonia per la controversia sulla miniera di lignite di Turów, che la vicina Repubblica Ceca accusa di danneggiare il suo ambiente.

Varsavia ha ignorato un provvedimento di chiusura ordinato dalla Corte di giustizia Ue a maggio, perciò la stessa ha applicato il 20 settembre una multa giornaliera da 500 mila euro al Paese finché continuerà l’estrazione.