Janša: alla presidenza slovena dell’UE non vengono ‘scippati’ i dossier sensibili

Il primo ministro sloveno, Janez Janša. [EPA-EFE/IGOR KUPLJENIK]

Il primo ministro sloveno, Janez Janša, in un intervento al parlamento di Lubiana lunedì 18 ottobre, ha risposto con forza alle dichiarazioni rilasciate in tv dalla leader dell’opposizione socialdemocratica (SD), Tanja Fajon, secondo cui la Slovenia è stata scippata dei dossier più sensibili che fanno parte della sua attuale presidenza del Consiglio dell’UE.

Il premier ha risposto che la prassi di passare i dossier al prossimo paese presidente, in questo caso la Francia, che subentrerà il 1° gennaio, è normale.

“Sarei felice se questo accadesse, ma non sta accadendo”, ha detto Janša ai deputati in replica alle osservazioni fatte da Fajon domenica 17 ottobre in un talk show sulla tv pubblica slovena. Fajon, che oltre a guidate il partito socialdemocratico è deputata al Parlamento europeo, ha anche detto che i diplomatici di Bruxelles sono contenti che la Francia subentri a alla Slovenia gennaio.

Rispondendo a una domanda di Monika Gregorčič, deputata della coalizione Modern Center Party (SMC), Janša ha affermato che molti dossier sono stati trasmessi alla Slovenia dalle presidenze precedenti, poiché l’attuale presidenza è stata la prima pienamente operativa dall’inizio dell’epidemia di COVID-19.

“Molti dossier delle passate presidenze sono stati rinviati a questo semestre. Dobbiamo affrontare il 50% in più di argomenti rispetto a quanto faremmo altrimenti”, ha affermato il primo ministro, aggiungendo che molti argomenti previsti all’ordine del giorno per la seconda metà della presidenza, sono stati oscurati dall’aumento dei prezzi dell’energia, che ha cambiato l’intera agenda.

Janša ha parlato anche del recente incontro informale UE-Balcani occidentali, tenutosi in Slovenia, affermando che “paradossalmente, il successo più grande è stato riportare la parola ‘allargamento’ nel documento conclusivo, poiché questa parola era stata praticamente inesistente nei documenti del ultimi dieci anni”.

Il primo ministro ha affermato che la maggioranza degli Stati membri dell’UE è incline all’allargamento verso i Balcani occidentali, ma che i leader delle nazioni che si oppongono temono che i cittadini dei paesi candidati possano diventare una riserva di forza lavoro a basso costo che potrebbe mettere in difficoltà i lavoratori dei propri paesi.

La Presidenza slovena non è riuscita a inserire nel documento finale un calendario per l’allargamento, ha detto Janša, anche se “la Slovenia ha proposto che l’allargamento in un modo o nell’altro possa essere realizzato nei prossimi dieci anni, il che è possibile”.

“Tutte le riforme possono essere attuate entro questo tempo”, ha concluso il premier, aggiungendo che “purtroppo non c’è stato consenso su questo, anche se una grande maggioranza era favorevole e continuiamo a lavorarci”.