Il PPE non riesce a prendere le distanze dal partito di Orbán

epa07451487 Hungarian Prime Minister Viktor Orban (L) gives a press conference at the end of the European People's Party (EPP) Political Assembly at the European Parliament in Brussels, Belgium, 20 March 2019. The Fidesz party of Hungarian Prime Minister Viktor Orban has been temporary suspended by EPP. EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ

L’eventuale espulsione di Fidesz, il partito di Viktor Orbán, divide i Popolari europei. Van Rompuy dichiara conclusi con un fallimento i lavori del comitato interno incaricato di esprimersi in merito. Tedeschi ed italiani ancora non schierati.

Nel marzo 2019 il Partito Popolare Europeo (PPE) aveva deciso di sospendere Fidesz a causa delle violazioni dei principi dello stato di diritto perpetrate in Ungheria.

Una commissione interna presieduta dall’ex presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, di cui facevano parte anche l’ex presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering e l’ex cancelliere austriaco Wolfgang Schuessel, era stata incaricata di valutare la questione. I cosiddetti “tre saggi” avevano dunque il compito di monitorare il rispetto dei principi dello stato di diritto e dei “valori del PPE”.

Negli ultimi mesi però la situazione in Ungheria non è affatto migliorata e le misure adottare dal governo a margine dell’emergenza coronavirus hanno fatto ancor più crescere le tensioni interne alla famiglia partitica. “La legge approvata dal Parlamento ungherese il 30 marzo, che permette al governo ungherese di estendere a tempo indeterminato lo stato di emergenza del Paese e permette al Primo Ministro Viktor Orbán di governare per decreto, è una chiara violazione dei principi fondanti della democrazia liberale e dei valori europei”. Così recita una lettera dello scorso aprile che chiede la definitiva espulsione di Fidesz dal PPE, firmata dai leader popolari di Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Grecia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Slovacchia e Svezia.

La lettera si chiude con una manifestazione di sostegno verso il presidente del PPE, Donald Tusk, che è sempre stato tra i principali sostenitori dell’espulsione del partito di Orbán.

Le tensioni tra il PPE e Fidesz sono poi aumentate il mese scorso, quando il Primo Ministro ungherese ha inviato una lettera ai leader del partito accusando sia gli oppositori politici che gli alleati di diffondere notizie false sulla legge ungherese sul Coronavirus.

A complicare il quadro si aggiunge ora il definitivo fallimento anche del comitato dei “tre saggi”, decretato dallo stesso Herman Van Rompuy. Questi infatti ha reagito al commento di Wolfgang Schüssel che nel fine settimana aveva affermato che Donald Tusk avesse “silenziosamente sepolto” il comitato.

Van Rompuy, che era incaricato di presiedere i “tre saggi”, ha invece affermato di essere stato lui stesso a dichiarare conclusi i lavori del comitato “a causa di un disaccordo interno”.

“Il Comitato di valutazione non è riuscito a trovare un accordo su ciò che deve accadere in Ungheria”, ha dichiarato, “semplicemente non aveva senso continuare questo lavoro”.

Difficile dunque immaginare una soluzione della vicenda nel breve periodo. Sicuramente ci sarà da attendere la definizione della nuova leadership dei Cristiano democratici tedeschi (CDU), principale partito del PPE, che vivendo una situazione di incertezza interna, ancora non si sono espressi con chiarezza sulla vicenda.

A mantenere posizioni equivoche anche gli italiani di Forza Italia che non più tardi di qualche mese fa si erano detti pronti a lavorare affinché Fidesz non venisse espulsa dal PPE.