Il nazionalismo di Duda non sfonda: in Polonia sarà ballottaggio

Manifesti di campagna elettorale dei candidati dopo il primo turno delle elezioni presidenziali a Przemysl, nel sud-est della Polonia, il 29 giugno 2020. EPA-EFE/Darek Delmanowicz POLAND OUT

L’appuntamento elettorale di domenica 28 giugno ha visto contrapporsi i candidati alla Presidenza della Repubblica polacca. A differenza che in Francia dove si votava per rinnovare i sindaci di moltissimi comuni, in Polonia l’affluenza alle urne è stata altissima, la più alta mai registrata da quando il Paese è una democrazia. Nonostante il Coronavirus, ci sono state lunghe file per votare, nel rispetto delle norme di sicurezza – distanza, mascherine e penne portate da cosa per apporre il voto sulla scheda -.

Il voto non è stato decisivo e si dovrà tornare alle urne domenica 12 luglio per il ballottaggio. Il nuovo presidente sarà uno tra l’attuale capo di Stato in carica, Andrzej Duda, sostenuto dai conservatori al potere e da parte delle gerarchie ecclesiastiche, e l’attuale sindaco di Varsavia, Rafal Trzaskowski, capofila dell’opposizione.

Si tratta di un appuntamento politico decisivo, che vede scontrarsi due diverse visioni del Paese e dell’Europa: la proposta nazionalista di Duda da un lato e una proposta liberale ed europeista di Trzaskowski dall’altro lato. 

Duda è rimasto fermo al 41,8% e anche se il vantaggio sul suo avversario è di circa dieci punta, si tratta in qualche modo già di una sconfitta per il presidente in carica. Duda infatti, uomo di fiducia di Jarosław Kaczyński, è esponente di spicco del PiS, il partito di governo, sotto i riflettori per le violazioni dello stato di diritto e una preoccupante deriva autoritaria.

Rafał Trzaskowski è l’esponente di Piattaforma Civica, partito liberale di centrodestra che è stato al governo dal 2007 al 2014. Dopo appena un mese di campagna elettorale si è fermato al 30% delle preferenze ma potrebbe incassare l’appoggio di Szymon Holownia, il noto conduttore di “Poland’s Got Talent” che è titolare del 13% delle preferenze, e di Wladyslaw Kosiniak Kamysz, del Partito dei Contadini, che gli porterebbe il suo 2,6%. In quel caso si aprirebbe la strada ad un freno per le politiche autoritarie del PiS: il governo di Morawiecki dovrebbe infatti fare i conti con un Presidente della Repubblica dell’opposizione. 

Secondo l’ex presidente del consiglio europeo Donald Tusk, fondatore del partito di Trzaskowski, si tratta di una scelta «tra la verità o la menzogna, il rispetto o il disprezzo, l’orgoglio o la vergogna». Gli ultraconservatori che sostengono la visione politica di Duda, euroscettica, rurale, tradizionalista e nazionalista, potrebbero essere messi in forte difficoltà da Trzaskowski, e delle sua idea di un Paese europeo, democratico e moderno, a fianco delle donne, dei diritti civili, e della comunità Lgbt, fortemente discriminata dal governo. 

Una differenza esemplificata dalla visita di Duda alla Casa Bianca nella settimana che ha preceduto l’appuntamento elettorale. 

Il contesto

Le elezioni di ieri (28 giugno) si sarebbero dovute tenere il 10 maggio per posta ma erano state alla fine rinviate all’ultimo, dopo la forte posizione da parte della Corte Suprema polacca. Il Commissario europeo per la giustizia, Didier Reynders, aveva affermato esplicitamente che non c’erano le condizioni per elezioni “libere” e “legittime” in Polonia.

Inoltre, l’8 aprile, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) aveva chiesto la sospensione della controversa riforma giudiziaria che la Polonia ha approvato nel 2017. Una riforma che sottopone i giudici della Corte suprema e dei tribunali ordinari a un vero e proprio regime disciplinare. 

Sempre Didier Reynders aveva affermato che “La sentenza della CGCE è vincolante, entra in vigore immediatamente e deve essere applicata immediatamente dallo Stato membro interessato”. Alla fine la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro la Polonia a fine di aprile per mancato rispetto dell’indipendenza giudiziaria.

Varie organizzazioni di organi giudiziari europei hanno sospeso la partecipazione degli organi polacchi, perché non più indipendenti. Alcuni Stati, come la Norvegia, hanno sospeso la collaborazione giudiziaria con la Polonia. La Germania si è rifiutata di estradare in Polonia un cittadini polacco arrestato sulla base di un mandato d’arresto europeo perché il venir meno dell’indipendenza della magistratura in Polonia non permette di garantire un processo equo al quale ha diritto come cittadino europeo.