Il nazionalismo che minaccia l’ingresso della Serbia in Europa

Il presidente Aleksandar Vucic durante un intervento. [EPA-EFE/ANDREJ CUKIC]

Il presidente della Serbia minaccia l’Unione europea sulle questioni aperte riguardanti il Kosovo, spinto anche da Russia e Cina. Una nazione inquieta che fatica a trovare la sua dimensione europea. 

Il presidente serbo Aleksandar Vučić rifiuterà l’adesione all’Unione europea se Belgrado non riceverà concessioni in cambio del riconoscimento del Kosovo e dell’abbandono dei tentativi di impedirgli di aderire alle Nazioni Unite.

Lo ha dichiarato giovedì 18 giugno, dopo l’incontro con il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, quando Vučić ha detto che nessuna risoluzione dei futuri rapporti della Serbia con la sua ex provincia sarebbe possibile senza il consenso di Mosca. La notizia si apprende da EURACTIV.com.

Inquietudine di un Paese

La Serbia sembra essere ancora schiava di quel nazionalismo che la tiene lontana dall’Europa che conta. Un Paese che non trova pace tra incubi del passato e un presente indefinito. E soprattutto una fama politica, spesso troppo e ingiustamente amplificata, di “cattiva” dei Balcani. Un Paese che in realtà rappresenta il cuore d’Europa, per cultura, tradizioni e storia, con un forte sentimento europeista a livello popolare, sebbene insistano sacche di nazionalismo nella regione.

Il difficile processo di ingresso nell’Ue dei Paesi appartenenti alla ex repubblica socialista jugoslava  sembrava essersi attenuato con l’adesione di Slovenia e Croazia e con una spinta popolare che ha aiutato i processi. La Serbia dalla fine del regime di Milosevic ha cambiato nettamente passo. Nelle città, a partire da Belgrado, si sono visti negli anni importanti investimenti che ne hanno caratterizzato il respiro di modernità europea propria degli Stati posti più a nord. Ma non basta.

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Equilibri sempre più delicati

“In risposta ad una possibile offerta (alla Serbia) di riconoscere il Kosovo e che il Kosovo entri nell’Onu, e che noi non riceviamo nulla in cambio, eccetto l’adesione all’Ue, la nostra risposta sarebbe no”, ha detto Vučić. Su Euractiv.com si legge che la Serbia, attualmente in trattativa per l’adesione, ha stabilito una serie di prerequisiti per la normalizzazione dei legami con il Kosovo, tra cui la creazione di un’associazione di comuni prevalentemente serbi e lo status speciale per le chiese e i monasteri cristiani ortodossi serbi risalenti al medioevo. Vuole anche regolamentare i problemi in sospeso, comprese le questioni relative all’energia e alle finanze.

Il Kosovo, dove gli albanesi rappresentano il 90% della popolazione, ha dichiarato l’indipendenza da Belgrado nel 2008, quasi un decennio dopo che la Nato ha bombardato la Serbia per fermare l’uccisione e l’espulsione degli albanesi in Kosovo durante una contro-insurrezione durata due anni.

La Serbia, con gli alleati (storici) Russia e Cina, ha bloccato l’adesione del Kosovo alle organizzazioni internazionali, comprese le Nazioni Unite. La visita di Lavrov è arriva tre giorni prima delle elezioni ed è ampiamente vista come un segno di sostegno a Vučić nel voto.

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Lavrov ha detto che il Cremlino appoggerà solo soluzioni alla questione del Kosovo accettabili per Belgrado e approvate dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove la Russia ha un veto. “Riteniamo che forzare la cosiddetta normalizzazione finale, affrettandola attraverso eventuali scadenze artificiali, sarebbe controproducente”, ha sostenuto.

Vučić, tra l’altro, parteciperà alla parata della Piazza Rossa il 24 giugno per il 75° anniversario della vittoria sovietica sulla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale. Incontrerà il presidente Vladimir Putin (che dal 2012 ha visitato due volte la Serbia).

Il massiccio investimento Ue nei Balcani 

Eppure nei Balcani, Serbia compresa, l’Ue sta procedendo con massicci investimenti da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei). Non è affatto lontano il possibile ingresso di Belgrado (e del Montenegro) previsto nel 2025. Matteo Rivellini, capodivisione Bei per Slovenia, Croazia e per i sei paesi dei Balcani occidentali, in una intervista concessa ad AnsaMed a fine maggio scorso, fa un po’ di chiarezza sulla situazione.

“Si dice che il 2025 dovrebbe essere il possibile anno di ingresso di Serbia e Montenegro nell’Unione ma nonostante questi due stati siano più avanti di altri il 2025 è un orizzonte che riguarda tutti i sei paesi dei Balcani occidentali, ed è possibile che altri paesi riusciranno anche a superare Serbia e Montenegro. In questa parte del mondo certe pratiche devono essere unitarie, perché più ci sono differenze, più aumentano i rischi di criticità a livello locale”, ha detto Rivellini.

Si tratta di un robusto e costante sostegno per le economie, per sistemi legali, infrastrutture e comunità nazionali e locali dei Balcani.

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Normalizzare o niente

“Il tema principale è che la Bei si adopera per rafforzare lo stato di diritto – spiega il Capodivisione – consolidando i sistemi regolatori degli appalti, quelli giudiziari, per dare certezze ad investitori nazionali ed internazionali. Per avere risultati concreti in questi settori”.

“Vogliamo consolidare la resilienza di questi Paesi davanti alla crisi migratoria, le loro attrattive per il mercato, generando posti di lavoro non solo per le grandi opere ma anche più a lungo raggio, per esempio aiutando le banche locali che a loro volta sostengono le Pmi, fondamentali in queste economie. E quindi favorendo anche il modo con cui i paesi gestiscono le comunità più vulnerabili, migranti e non solo”.

“In poche parole un aiuto concreto alla qualità della vita dei cittadini dei Balcani e delle loro comunità locali”, sintetizza Rivellini in riferimento al sostegno al microfinanziamento per settori di cui possono beneficiare lavoratori locali e migranti come nel caso dell’Albania. Ma anche per appianare quei grandi squilibri sociali a livello urbanistico che rappresentano un serio problema nei Balcani. Solo Belgrado, ad esempio, ha seri problemi alla rete fognaria nelle aree periferiche e in questo caso la Bei sta intervenendo con le stesse modalità.