I diritti LGBT* dividono l’Europa tra est e ovest. La Commissione scrive a Orbán

Il Pride a Milano, Italia, 26 giugno 2021. EPA-EFE/Mourad Balti Touati

In occasione del Pride 2021 emergono sempre più drammaticamente le divisioni tra i paesi UE sul tema dei diritti LGBT*: oltre allo scontro politico sulla nuova legge ungherese che equipara i genitori omosessuali ai pedofili, ha fatto il giro di tutti i giornali il bacio tra Damiano e Thomas dei Maneskin in diretta su una tv polacca, mentre in Repubblica Ceca in un’intervista televisiva di domenica (27 giugno) il presidente ceco Miloš Zeman ha detto che trova le persone transgender “disgustose”. L’Europa dell’est e l’Europa continentale hanno visioni diversissime sul tema dei diritti civili.

Il caso ungherese e l’Uefa

Tutto è partito dall’approvazione di una controversa legge in Ungheria, che equipara i genitori omosessuali ai pedofili e vieta la “propaganda” omosessuale nelle scuole e sui media. Nell’ultimo consiglio europeo il tema è stato al centro di un vero e proprio scontro politico, tra quei Paesi che hanno sollecitato la Commissione ad intervenire in maniera ferma e i Paesi dell’est. Ma ancora prima era stato il consiglio comunale di Monaco, con la Federcalcio tedesca, a voler illuminare l’Allianz Arena dei colori della bandiera arcobaleno in occasione della partita agli Europei 2020 tra Germania e Ungheria. La risposta dell’Uefa di non autorizzare l’illuminazione aveva solo esacerbato le divisioni, al punto che durante l’intera partita i tifosi ungheresi hanno cantato cori omofobi nei confronti dei tedeschi.
Alcuni club, come Juventus e Barcellona, hanno deciso di colorare i rispettivi loghi ufficiali con i colori della bandiera arcobaleno.

Dopo che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen era intervenuta con parole dure, i commissari Breton e Reynders hanno inviato una lettera al governo di Viktor Orbán, sottolineando che la nuova legge ungherese viola l’articolo 21 della Carta di Nizza sulla non discriminazione; gli articoli 34 e 56 del Trattato sul funzionamento dell’Ue; ma anche la direttiva sui MEDIA e la direttiva sull’E-commerce.
Si attende una risposta da Budapest entro il 30 giugno.

Legge contro i diritti LGBT* in Ungheria, Von der Leyen: "È una vergogna"

La presidente della Commissione assicura: “Non faremo compromessi su questi principi”. La condanna di 13 Paesi Ue, a cui all’ultimo si è unita anche l’Italia.

“La legge ungherese è una vergogna, discrimina persone sulla base dell’orientamento sessuale va contro i valori …

Il caso polacco e i Maneskin

Diventa un caso anche lo show dei Maneskin, che stano salendo tutte le classifiche mondiali, e che hanno deciso di usare la loro recente popolarità per lanciare un appello in favore dei diritti della comunità Lgbt* in Polonia: Damiano e Thomas si scambiano un bacio in diretta tv. Poi il frontman del gruppo romano ha preso il microfono e ha lanciato il suo appello: ‘Pensiamo che a tutti dovrebbe essere permesso di farlo senza alcun timore. Pensiamo che tutti dovrebbero essere completamente liberi di essere quello che c..o vogliono. Grazie, Polonia. L’amore non è mai sbagliato’, ha urlato Damiano tra gli applausi del pubblico presente al concerto.
In Polonia la situazione infatti è drammatica: sono state addirittura create le “zone LGBT-free” e diverse città che si sono dichiarate tale hanno perso i fondi europei per i gemellaggi.

Polonia, 50 ambasciatori chiedono la tutela dei diritti LGBT+ nel paese

Cinquanta ambasciatori in Polonia hanno scritto una lettera aperta per chiedere a Varsavia di contribuire a creare “un ambiente di non discriminazione, tolleranza e reciproca accettazione”, mentre crescono le preoccupazioni internazionali sul trattamento della comunità LGBT+ nel paese.

Tra i firmatari …

Il caso ceco

Il dibattito sulla legge ungherese è arrivato anche in Repubblica Ceca, un altro dei Paesi di Visegrad, oltre ad Ungheria e Polonia: il presidente ceco Miloš Zeman, commentando proprio l a legge ungherese, ha affermato in un’intervista televisiva di ritenere le persone transgender “disgustose”. “Se ti sottoponi a un’operazione per cambiare sesso stai fondamentalmente commettendo un crimine di autolesionismo”, ha detto Zeman a CNN Prima. “Ogni intervento chirurgico è un rischio e queste persone transgender per me sono disgustose”.
“Non vedo ragioni per non essere d’accordo con lui [Orbán], perché sono completamente infastidito dalle suffragette, dal movimento Me Too e dal Pride”.
Secondo Zeman la condanna di Paesi come il Belgio o l’Olanda equivale a un’ingerenza negli affari interni di un paese. Il primo ministro lussemburghese Xavier Bettel invece ha ribadito che Orbán dovrebbe anche essere soggetto a una procedura per tagliare i finanziamenti dell’Ue per coloro che violano le regole sui diritti.

In tutto questo, in Italia prosegue il dibattito italiano intorno al DDL Zan.