Gli eurodeputati scrivono a Merkel e Von Der Leyen: “Pronti a bloccare il bilancio senza tutela dello stato di diritto”

Una sessione plenaria del Parlamento Europeo a gennaio 2020. EPA-EFE/OLIVIER HOSLET

Quattro gruppi parlamentari del Parlamento Europeo (i popolari, i socialisti, i verdi e gli eurodeputati di Renew Europe) hanno inviato tramite i loro presidenti (Manfred Weber, Iratxe García Pérez, Dacian Cioloș e Ska Keller e Philippe Lamberts) una lettera alla Cancelliera tedesca Merkel, in qualità di Presidente del semestre europeo, e a Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione, per spingere sul tema della salvaguardia dello stato di diritto.

Il tema della lettera è molto rilevante. I rappresentanti dei gruppi politici parlamentari hanno messo nero su bianco che senza la conclusione formale (chiusura) da parte del Consiglio e del Parlamento della legislazione sullo Stato di diritto, sarà impossibile avanzare sul Quadro Finanziario Pluriennale, e cioè il bilancio. “Il Parlamento europeo ha sempre sostenuto con forza il meccanismo di condizionalità perché non si può permettere che i valori sanciti dall’articolo 2 del Trattato siano sistematicamente minacciati o violati da uno qualsiasi dei 27 Stati membri, e che i fondi europei continuano ad essere ricevuti dai governi responsabili di quelle violazioni”, si legge nel documento. Il riferimento è soprattutto ai Paesi di Visegrad, Ungheria e Polonia soprattutto. Le violazioni dello stato di diritto e delle regole democratiche in questi Paesi sono conclamate ed è già stata attivata in entrambi i casi la procedura dell’articolo 7 che può comportare anche la revoca temporanea del diritto di voto del paese membro nel Consiglio europeo.

“Allo stesso tempo, è evidente che gli strumenti fondamentali a disposizione dell’UE per proteggere questi valori, tra cui la democrazia, lo stato di diritto e i diritti fondamentali, sono limitati, inadeguati e insufficienti. La nostra posizione è che la Commissione, in quanto custode dei trattati dell’UE, deve essere autorizzata, anche attraverso questo regolamento, a far sì che gli Stati membri rispettino i loro impegni su questi valori”, scrivono gli eurodeputati. Questo perché il voto del Consiglio europeo nei confronti dello Stato membro accusato di gravi violazioni dello stato di diritto deve essere espresso all’unanimità.

Nel corso delle trattative per l’ultimo importante negoziato europeo sul Recovery Fund tra il 17 e il 21 luglio, il tema dello stato di diritto è stato messo in secondo piano: “Siamo profondamente convinti che non ci possano essere sconti sui valori europei”. Questa preoccupazione era stata espressa già all’indomani dell’accordo raggiunto dai leader sulla cifra dei 750 miliardi di euro per NextGenerationEU ma nella lettera inviata mercoledì 26 agosto il riferimento è più forte e viene esplicitamente vincolato all’approvazione del bilancio, per il quale serve necessariamente il via libera del Parlamento. “Senza una conclusione formale (chiusura) da parte del Consiglio e del Parlamento europeo di questo dossier, sarà impossibile per noi avanzare sul quadro finanziario pluriennale”. 

La Presidenza tedesca del Consiglio viene sollecitata formalmente a riprendere gli incontri tecnici e politici sul tema in stretta collaborazione con i Co-Rapporteurs (i relatori scelti tra i vari eurodeputati che sono incaricati di redigere una relazione su una proposta legislativa o un documento della Commissione ) “senza indugi”.