Giorgia Meloni in viaggio a Bruxelles per rafforzare il gruppo dei Conservatori europei

Viktor Orbán e Giorgia Meloni alla festa di Fratelli d'Italia 'Atreju 19' a Roma, il 21 settembre 2019. [EPA-EFE/Fabio Frustaci]

I Conservatori europei dell’Ecr aprono la porta a Viktor Orbán e agli eurodeputati di Fidesz, rimasti senza appartenenza al Parlamento europeo dopo l’uscita dal Partito popolare europeo (Ppe). Il ‘corteggiamento’, che informalmente va avanti da mesi, ha vissuto una nuova tappa nella cena di ieri a Bruxelles tra il primo ministro ungherese e la leader di Fratelli d’Italia (FdI) e dell’Ecr, Giorgia Meloni, al termine del primo dei due giorni del tour di Meloni presso le istituzioni europee alla vigilia del Consiglio UE del 24-25 giugno.

Prima della cena con Orbán, mercoledì 23 giugno Meloni ha incontrato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e il commissario italiano agli Affari economici, Paolo Gentiloni, mentre giovedì 24 vedrà il premier polacco Mateusz Morawiecki, il cui partito Diritto e Giustizia (PiS) è già membro dell’Ecr, e poi il premier sloveno, e prossimo presidente di turno dell’Unione, Janez Janša – le cui posizioni populiste e nazionaliste sono per molti versi vicine a quelle di Meloni e Fratelli d’Italia, nonostante il suo partito, i Democratici sloveni, faccia parte del PPE.

Se negli incontri con Sassoli e Gentiloni all’ordine del giorno c’erano soprattutto i temi economici del Recovery fund e del patto di stabilità, il viaggio di Meloni ha l’obiettivo di rafforzare la posizione dell’Ecr, cercando di convincere Orbàn a entrare nel gruppo e di disinnescare il tentativo del leader della Lega Nord, Matteo Salvini, di dar vita a un nuovo gruppo all’europarlamento proprio assieme a Orbàn e Morawiecki. Un progetto di cui Salvini aveva parlato ai due leader di Visegrad nell’incontro di aprile a Budapest.

Qualora Fidesz “facesse richiesta di adesione al gruppo di Ecr sarei contenta di valutare la richiesta insieme agli altri componenti del gruppo e del partito, la considererei una collocazione anche abbastanza naturale per il partito”, ha detto Meloni. Per ora il partito di Orbán “non ha fatto richiesta di ingresso in Ecr”, ma “chiaramente noi siamo interessati ad allargare la famiglia”, ha aggiunto.

Il progetto dell’Ecr, secondo Meloni, è “estremamente attrattivo”, sia per formazioni come Fidesz che “arrivano dal Ppe e che sono stanche di un approccio troppo prono alla sinistra”, sia “per chi dalla nostra destra vuole uscire da una opzione di marginalità”. Questo “è un lavoro che può fare solo Ecr”, ha spiegato Meloni prima di annunciare l’ingresso nel gruppo di due nuovi eurodeputati, Giuseppe Milazzo e Lars Patrick Berg, che hanno lasciato il Ppe per aderire a Ecr.

Nel corso della loro cena, Orbán e Meloni hanno presumibilmente discusso anche della contestata legge ungherese anti-LGBTQI da poco varata, al centro delle polemiche in queste ore dopo che la Commissione europea e oltre la metà degli Stati membri hanno preso una posizione netta di condanna. Ai giornalisti, Meloni ha detto di non aver “avuto il tempo di leggere la norma. Ascolterò il punto di vista del presidente Orbán e poi voglio leggere la normativa, perché spesso le cose non sono esattamente come le riportano i giornalisti”.

Riguardo alla legge Zan, dopo la lettera con cui il Vaticano ne ha chiesto modifiche sostanziali, Meloni ha chiesto che il premier Draghi riferisca in Parlamento, e che “l’iter parlamentare della norma si sospenda temporaneamente, finché non si dirime questa controversia”.

“Io penso – ha aggiunto Meloni – che queste siano materie sulle quali i Parlamenti degli Stati nazionali hanno tutto il diritto di legiferare. Poi ci sono le questioni, come quella del rapporto tra lo Stato italiano e la Santa sede, che non riguardano il tema dell’ingerenza ma riguardano il rapporto tra due Stati che hanno un accordo” e in questo caso “una di quelle due autorità sovrane ha dichiarato che quell’accordo rischia di essere violato”.

Al termine dell’incontro con Gentiloni, invece, Meloni ha detto di essere preoccupata “sia dai tempi di erogazione delle risorse” del piano Next Generation EU, “sia dalle condizionalità, sia da una eccessiva discrezionalità della Commissione sulla riforme che devono fare gli Stati membri”. Inoltre, la leader di FdI ha “chiesto garanzie” in merito al ripristino delle regole del Patto di stabilità. Se “rientrasse in vigore nel 2023 con i parametri che conosciamo, di fatto, creerebbe moltissimi problemi alla nostra crescita economica”, ha spiegato Meloni.