Francia, elezioni legislative: Macron resta senza maggioranza. La sinistra prima forza di opposizione. Le Pen decuplica i seggi

Ensemble!, il cartello dei partiti a sostegno di Macron, ha ottenuto 246 seggi, 53 in meno della maggioranza assoluta. [EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON / POOL]

I partiti che sostengono il presidente francese, Emmanuel Macron, non avranno la maggioranza assoluta nella prossima Assemblea nazionale francese: in base ai risultati del secondo turno delle elezioni legislative, che si sono svolte domenica 19 giugno, la coalizione presidenziale Ensemble! mantiene la maggioranza relativa, ma per portare avanti il suo programma dovrà scendere a patti con le alte forze in parlamento: una situazione inedita negli ultimi vent’anni.

Caratterizzate anche al secondo turno da un alto tasso di astensione (ha votato solo il 46,2% degli aventi diritto), le elezioni legislative hanno segnato una dura sconfitta per il presidente francese, che dopo essersi disinteressato per molto tempo della campagna elettorale, nell’ultimo scorcio e nella settimana tra il primo e il secondo turno l’ha diretta tutta contro l’unione delle sinistre (NUPES), evocando il rischio di ingovernabilità in caso di una sua sconfitta.

Un pericolo a cui i francesi non hanno dato troppo peso, come illustrato dai sondaggi secondo cui meno della metà si mostrava favorevole a una maggioranza assoluta pro-Macron, e confermato dai risultati del secondo turno.

Ensemble!, il cartello dei partiti a sostegno di Macron, ha ottenuto 246 seggi, 53 in meno della maggioranza assoluta e ben 63 in meno del 2017. L’alleanza di sinistra NUPES (Nuova Unione Popolare, Ecologica e Sociale) guidata da Jean-Luc Mélenchon ha eletto 142 deputati e potrebbe diventare la prima forza di opposizione in parlamento, se i partiti che la compongono decideranno di continuare l’esperienza nonostante l’annuncio – quando la NUPES è stata lanciata – che avrebbero formato dei gruppi parlamentari distinti.

Quanto alle altre formazioni, i partiti dell’estrema sinistra hanno ottenuto 13 seggi, la destra post-gollista dei Républicains 64, e il Rassemblement National di Marine Le Pen 89. Per il partito dell’estrema destra si tratta di un risultato storico che decuplica i deputati del 2017 (quando ne furono eletti 8 soltanto), che gli permetterà di risolvere i propri problemi finanziari grazie all’accesso ai finanziamenti pubblici e di avere un ruolo più ampio nelle istituzioni centrali, insediandosi definitivamente tra le forze che fanno parte a pieno titolo del panorama politico francese.

Francia, elezioni legislative: testa a testa tra la sinistra e Macron, che rischia di non avere la maggioranza assoluta

Il risultato del primo turno delle elezioni legislative francesi, che si è svolto domenica 12 giugno, delinea un testa a testa tra l’alleanza dei partiti di sinistra e il cartello che sostiene il presidente Emmanuel Macron. In base alle proiezioni …

 

Dei 15 membri del governo che erano anche candidati, alcuni sono stati sconfitti e nei prossimi giorni dovranno lasciare le loro funzioni, come Amélie de Montchalin, ministra per la Transizione ecologica, Brigitte Bourguignon, ministra della Salute, e Justine Benin, segretaria di Stato incaricata del mare.

Non sono stati eletti anche alcuni pesi massimi del partito del presidente come Richard Ferrand, presidente uscente dell’Assemblea nazionale, e Christophe Castaner, presidente del gruppo La République en Marche in parlamento e primo sostenitore di Emmanuel Macron.

Mathieu Gallard, direttore della ricerca dell’istituto di sondaggi Ipsos France, spiega il fallimento del campo presidenziale con “i rapporti estremamente difficili” tra gli elettori di sinistra ed Emmanuel Macron, che “li ha attirati durante le elezioni presidenziali” chiedendo il loro voto contro Marine Le Pen “prima di ‘demonizzare’ la sinistra durante le elezioni legislative”.

Mélenchon, leader dell’alleanza di sinistra, ha detto al termine della giornata elettorale che “il grande zampillo della Storia, della Francia delle ribellioni e delle rivoluzioni, ha un volto, quello del nostro collettivo e dell’unione popolare: non rinuncerermo all’ambizione di essere quelli che governano questo Paese e lo portano ad un altro orizzonte”.

 

Marine Le Pen si è rallegrata per il risultato eccezionale del suo partito – che per la prima volta potrà costituire un gruppo autonomo in paramento – e per il fatto di poter “costituire un deciso gruppo di opposizione contro i distruttori dall’alto, i macronisti, e i distruttori dal basso, la sinistra antirepubblicana”. Secondo la leader del Rassemblement National (RN), questo risultato pone le basi “per poter assumere la responsabilità del Paese una volta che l’avventura di Macron sarà finita”.

Per Gallard, “a livello locale il fronte repubblicano”, cioè lo ‘sbarramento’ di tutti gli altri partiti contro gli esponenti del partito di Le Pen “non funziona più”, perché quando il RN è al secondo turno contro la sinistra, gli elettori di centro si astengono e viceversa. “L’unica configurazione in cui [il RN] è in difficoltà è quella in cui si trova di fronte a un candidato dei Républicans (LR)” in una sfida destra contro destra.

In base a questi risultati, proprio i post-gollisti con i loro 64 deputati diventano decisivi per ottenere la maggioranza all’Assemblea nazionale, sia per una possibile alleanza di governo, sia per un appoggio caso per caso alle leggi proposte dall’esecutivo.

Nonostante la sconfitta alle presidenziali (dove aveva preso solo il 4,78%), il partito di destra ottiene un risultato soddisfacente, dato che era presente in 90 ballottaggi, e quindi ha un ottimo tasso elettorale al secondo turno. Ciò è spiegato dai “trasferimenti di voti molto buoni” di cui beneficia in tutte le configurazioni, secondo Gallard.

Le voci su una possibile alleanza tra la maggioranza macroniana e LR (in cui si erano formati diversi attuali esponenti del partito del presidente, e anche ministri importanti come quello dell’Economia, Bruno Le Maire) avevano iniziato a circolare già in campagna elettorale e si sono rafforzate dopo l’esito delle urne, ma il presidente del partito, Christian Jacob, a caldo ha affermato che “abbiamo fatto campagna all’opposizione, siamo all’opposizione, resteremo all’opposizione”. Molti dei repubblicani eletti, inoltre, avevano promesso proprio di impedire a Macron di raggiungere la maggioranza assoluta.

La via di un accordo è dunque molto complicata, come ha fatto efficacemente notare proprio Le Maire, secondo cui “ci vorrà molta immaginazione per trovare il modo di governare”.

Anche a giudizio di Gallard la nuova Assemblea nazionale rischia di essere “molto complicata per Macron”, e andranno messe in conto delle “crisi di governo”, scenari che la classe politica francese non è abituata ad affrontare da decenni.

Dal 2002, infatti, quando la durata dei mandati del prsidente e dell’Assemblea nazionale fu parificata a 5 anni, è la prima volta che i partiti a sostegno del capo dello stato non ottengono la maggioranza assoluta.

L’ultimo caso di un governo di minoranza, invece, risale al periodo 1988-91: all’epoca, l’esecutivo guidato dal socialista Michel Rocard utilizzò per 28 volte l’articolo 49-3 della costituzione francese, che consente al governo di far passare una legge senza sottoporla al voto dell’Assemblea nazionale: una possibilità però che dal 2008 in poi è stata limitata solo alla legge di bilancio e a un provvedimento per sessione. E che inoltre prevede la possibilità per l’opposizione di mettere ai voti una mozione di censura e quindi potenzialmente far cadere il governo.

Tra i possibili scenari evocati già domenica sera da alcuni esponenti del campo macroniano, infine, c’è anche la possibilità di uno scioglimento anticipato dell’Assemblea, facoltà che la costituzione assegna al presidente.