Fondi Ue, l’Ungheria accusa Bruxelles di ricattare l’Est Europa

Il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó. [EPA-EFE/MARTIN DIVISEK]

Il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó ha accusato Bruxelles di usare l’allocazione dei fondi Ue per ricattare i Paesi dell’Est Europa e fare leva su di loro per attuare cambiamenti politici.

Martedì 28 settembre il governo ungherese ha condannato le pressioni esercitate da Bruxelles sui Paesi dell’Est Europa attraverso la mancata distribuzione dei fondi europei, definita un “ricatto”. Il ministro ungherese Szijjártó ha definito questo approccio “inaccettabile” e ha sottolineato che Budapest non cederà alle pressioni in materiea delle leggi a tutela della famiglia.

“La missione di ricatto non è completa, perché la scorsa settimana l’agenzia di rating Moody’s ha rivalutato positivamente l’Ungheria e abbiamo avuto un grande successo sul mercato delle obbligazioni”, ha detto il ministro. “Ciò significa che abbiamo abbastanza soldi per avviare i progetti che sarebbero stati coperti dai fondi europei. Possiamo farcela anche senza”, ha aggiunto.

La controversia tra Bruxelles e Budapest nasce da lontano, con la questione dello stato di diritto sempre aperta tra la Commissione europea e i Paesi dell’Europa orientale, specialmente Polonia e Ungheria. Le parole di Szijjártó possono essere viste come una risposta alla decisione delle regioni polacche dichiaratesi ‘Lgbt-free’ di ritirare la definizione per non perdere i fondi europei.

Anche la Polonia aveva accusato l’Ue di esercitare un ricatto per il legame tra lo stato di diritto e la distribuzione dei fondi del Next Generation Eu. Varsavia da tempo si trova in battaglia con l’Ue perché rifiuta di accettare il principio della supremazia del diritto europeo su quello nazionale e vede trattenuti i 57 miliardi del suo piano nazionale di ripresa.

Szijjártó aveva già affermato nei giorni scorsi che l’Ungheria non avrebbe “ceduto ai ricatti” dell’Unione europea, in quanto “nazione sovrana”. Al centro della controversia c’è una legge contro i diritti della comunità Lgbt* approvata nel Paese a giugno, con cui i genitori omosessuali vengono equiparati ai pedofili e viene imposto il divieto della “promozione dell’omosessualità” nelle scuole.