Elezioni in Catalogna: verso una nuova maggioranza indipendentista?

Esquerra-Republicana-800x450-1 [Pool/EPA/EFE]

I partiti separatisti hanno vinto la maggioranza dei seggi domenica (14 febbraio) nel parlamento regionale della Catalogna, anche se il risultato ottenuto dai socialisti, primo partito per voti (23 %), sembra voler suggerire la possibilità di altri scenari.

Con oltre il 99% delle schede scrutinate, i separatisti hanno ottenuto il 50,9% dei voti, superando per la prima volta la soglia del 50% (se si conteggiano anche i partiti che non hanno ottenuto seggi). Lo scenario più probabile è quello che vede i due principali partiti separatisti, ERC (Sinistra Repubblicana della Catalogna) e Junts (Insieme per la Catalogna), ripetere la loro coalizione di governo insieme al CUP (Candidatura Popolare Unita) che in passato aveva garantito un appoggio esterno. Le tre forze hanno preso rispettivamente il 21,3 per cento, 20 percento e 6,6 percento e supererebbero abbondantemente la maggioranza assoluta di 68 seggi arrivando a 74.

Tra i partiti non indipendentisti vi sono il Partito Socialista Catalano (PSC), che è risultato in assoluto il più votato con il 23% dei voti, il partito di estrema destra Vox (7,6%); la coalizione En Comú Podem (6.8 %) che fa parte di Podemos, il partito di Centrodestra Ciudadanos (5,5%) e il Partito Popolare (3,8%). In generale per le forze di centrodestra non indipendentiste queste elezioni hanno segnato un autentico tracollo visto che, con un’affluenza più alta, le due formazioni nel 2017 avevano ottenuto rispettivamente il 25,35% e il 4,24%. La bassa affluenza del 53%, in calo rispetto al 79% delle precedenti elezioni del 2017, potrebbe altresì aver favorito i partiti separatisti, i cui sostenitori risultano più facilmente mobilitabili.

Sull’affluenza e sull’organizzazione ovviamente ha pesato in modo decisivo il fattore Covid. Gli scrutatori elettorali hanno indossato delle tute protettive durante l’ultima ora di voto, “l’ora dello zombie”, che era riservata alle persone con confermato o sospetto COVID-19. Altre precauzioni durante il giorno includevano temperature prese all’arrivo, gel per le mani e entrate e uscite separate.

Dopo aver visto i risultati, il partito separatista di sinistra Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) ha confermato che avrebbe guidato il governo regionale e cercato l’appoggio di altri partiti per un referendum sull’indipendenza.

“Il paese inizia una nuova era con (i separatisti) che superano il 50% dei voti per la prima volta. … Abbiamo una forza immensa per ottenere un referendum e la repubblica catalana”, ha detto il capo regionale ad interim Pere Aragones, che ha guidato la lista di candidati del suo partito. Ha quindi esortato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ad avviare colloqui per concordare un referendum.

Ma il voto frammentato, che ha visto i socialisti diventare il primo partito, ottenendo lo stesso numero di seggi di ERC – 33 in un’assemblea da 135 posti – significa che gli stessi cercheranno a loro volta di dare vita a un governo. Il candidato socialista Salvador Illa, che fino a poco tempo fa ha guidato la risposta spagnola al coronavirus come ministro della salute, ha sostenuto che c’è un’ampia richiesta di riconciliazione in Catalogna dopo anni di separatismo e ha detto che proverà a cercare una maggioranza in parlamento.

Questo richiederebbe, tuttavia, un’improbabile alleanza di sinistra con altri partiti di matrice indipendententista che dovrebbero rompere il patto pre-elettorale in base al quale gli stessi in nessun caso avrebbero negoziato la formazione di un governo con il PSC.