Recovery Plan, Draghi: “Gli occhi dell’Europa sono sull’Italia”

Il presidente del Consiglio Mario Draghi alla Camera, mercoledì 23 giugno 2021. [èEPA-EFE/Riccardo Antimiani]

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è intervenuto mercoledì 23 giugno in Parlamento (al mattino alla Camera, nel pomeriggio al Senato), per illustrare gli argomenti che saranno discussi al Consiglio europeo che si svolgerà giovedì 24 e venerdì 25 giugno a Bruxelles – la ripresa economica, la pandemia da Covid-19 e i vaccini, le migrazioni, la politica estera dell’UE – e quale sarà la posizione dell’Italia.

Draghi ha iniziato il suo discorso spiegando che la situazione economica italiana è in forte miglioramento: “Secondo le proiezioni della Commissione europea”, ha detto il presidente del Consiglio, “nel 2021 e nel 2022 l’Italia crescerà rispettivamente del 4,2% e del 4,4%, come il resto dell’Ue. Molti degli indicatori che abbiamo a disposizione indicano che la ripresa sarà probabilmente ancora più sostenuta”.

L’obiettivo del nostro paese, ha ricordato Draghi, “è superare in maniera duratura e sostenibile quei tassi di crescita anemici che l’Italia registrava prima della pandemia. Per fare ciò è fondamentale mantenere a livello europeo una politica di bilancio espansiva nei prossimi mesi”, ma solo raggiungere “tassi di crescita notevolmente più alti di quelli degli ultimi decenni ci permetterà di ridurre il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, che è aumentato di molto durante la pandemia. Come per altro in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea. E ci consentirà di creare nuovi tipi di lavoro e posti di lavoro, fondamentali per affrontare le transizioni, quella digitale e quella ambientale”, ha aggiunto il presidente del Consiglio.

Uno dei maggiori rischi nel medio termine, ha detto Draghi, è legato al debito, che è aumentative ovunque in Europa in quest’ultimo anno: per questo, ha spiegato, “una politica di bilancio espansiva è essenziale per preservare ritmi di crescita sostenuti che, a loro volta, permetteranno di ridurre l’indebitamento”.

Dopo l’approvazione del Piano di ripresa italiano, quello che aspetta l’Italia “nei prossimi mesi” è “un cammino impegnativo, per avviare i progetti di investimento previsti e per portare avanti l’agenda di riforme”, ha continuato il presidente del Consiglio, aggiungendo che “gli occhi dell’Europa sono sull’Italia. Il nostro è infatti il programma più di sostanza, più grande, per un importo pari a 191,5 miliardi di euro, a cui si aggiungono i 30 miliardi del fondo complementare. Il successo del programma Next Generation EU dipende in larga parte da noi”.

La campagna di vaccinazione

Nonostante il deciso miglioramento della situazione per quanto riguarda contagi, morti e persone vaccinate, secondo Draghi “i rischi legati alle varianti, e in particolare alla cosiddetta ‘variante Delta’, ci impongono di procedere nella campagna vaccinale con la massima intensità”, ma anche migliorare l’accesso ai vaccini dei paesi più poveri: “non è soltanto una questione etica, ma anche una priorità sanitaria. Più a lungo dura la pandemia, più possibilità ci sono che il virus muti in varianti particolarmente contagiose e che possono sfuggire alla copertura del vaccino”, ha detto Draghi, spiegando che l’Italia donerà 15 milioni di dosi.

“Durante il Consiglio europeo – ha proseguito il presidente del Consiglio – verrà inoltre accolta la decisione adottata dalla 74esima Assemblea Generale dell’OMS di convocare una Sessione Speciale dell’Assemblea Mondiale della Salute a novembre. In quell’occasione si discuterà di un quadro comune per migliorare la preparazione globale a future pandemie sulla base delle lezioni apprese durante questa crisi sanitaria. L’Italia, come tanti altri Paesi, si è trovata impreparata all’arrivo del Covid-19. Non bisogna, non possiamo permetterci che questo accada di nuovo”.

Immigrazione

La gestione del fenomeno migratorio, secondo Draghi, non può essere soltanto italiana, ma davvero europea. Occorre un impegno comune che serva a contenere i flussi di immigrazione illegali; a organizzare l’immigrazione legale; e aiutare questi paesi a stabilizzarsi e a ritrovare la pace”, in particolare per quanto riguarda la Libia.

Nonostante l’accordo sulla volontà di superare il regolamento di Dublino, Draghi ha spiegato che tra i partner dell’UE ci sono ancora molte divergenze su come dovrà essere impostato il nuovo Patto sull’immigrazione di cui l’Unione sta discutendo da mesi.

“Attualmente – ha detto il presidente del Consiglio – sta emergendo un terreno comune tra gli Stati europei su diversi aspetti fondamentali. Tra i 27 Stati Membri ci sono punti di convergenza innanzitutto sul riconoscimento delle rotte migratorie come parte integrante dell’azione esterna dell’Unione europea. Intendiamo intensificare – in tempi rapidi – partenariati e forme di collaborazione con i Paesi di origine e di transito, in particolare con i Paesi africani. Lo scopo è quello di evitare perdite di vite umane ma anche di contrastare le partenze illegali, nonché di ridurre la pressione sui confini europei”.

“Vogliamo che il Consiglio promuova un’azione più incisiva sui rimpatri, anche attraverso lo strumento dei rimpatri volontari assistiti, e che favorisca un impegno comune a sostegno dei corridoi umanitari”, ha aggiunto ancora Draghi.

Politica estera

Riguardo la politica estera, i principali temi che il Consiglio UE dovrà affrontare sono i rapporti con la Turchia e quelli con la Russia. L’UE – ha detto Draghi – si dirà disponibile a discutere di un’unione doganale con Ankara, ma ribadirà la “preoccupazione per il rispetto dei diritti fondamentali in Turchia, come i diritti delle donne, i diritti civili e i diritti umani”. Sulla Russia, invece, “si farà riferimento alle conclusioni del Consiglio Europeo straordinario di maggio e si ribadirà l’impegno ai principi chiave che governano la relazione tra UE e Russia”.

Infine, verrà discussa la situazione nel Sahel – la cui stabilizzazione è “una priorità per l’Italia”, secondo Draghi – e in Etiopia, dove il nostro paese “continua a fare appello per un immediato cessate il fuoco” nella regione del Tigrerebbero, “il pieno accesso umanitario, la fine degli spostamenti forzati”, e a chiedere “indagini indipendenti sulle violazioni dei diritti umani, e l’avvio di un percorso di riconciliazione nazionale”.