Diritti umani, il Parlamento Ue chiede il boicottaggio delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022

La plenaria del Parlamento europeo. [EPA-EFE/JULIEN WARNAND]

Il Parlamento europeo ha adottato giovedì 8 luglio una serie di risoluzioni sui diritti umani. Tra le richieste anche il boicottaggio delle Olimpiadi invernali di Pechino, previste a febbraio 2022, se la situazione dei diritti umani non dovesse migliorare.

Il voto del Parlamento rappresenta un’ulteriore dimostrazione del peggioramento dei rapporti tra Bruxelles e Pechino, che hanno iniziato a deteriorarsi a maggio quest’anno dopo le sanzioni reciproche imposte per via della situazione dei diritti umani, che hanno bloccato l’approvazione dell’accordo bilaterale sugli investimenti.

La risoluzione non vincolante è stata approvata con 578 voti a favore, 29 contrari e73 astensioni ed è stata sostenuta da tutti i gruppi politici principali del Parlamento, incluso il Ppe di Angela Merkel e il gruppo centrista Renew Europe di Emmanuel Macron.

Gli eurodeputati hanno chiesto alle istituzioni europee e agli Stati membri di “rifiutare gli inviti per i rappresentanti governativi e diplomatici a presenziare alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022, a meno che il governo non dimostri un miglioramento significativo della situazione dei diritti umani a Hong Kong, nella regione uigura dello Xinjiang, in Tibet, nella Mongolia Interna e nel resto del Paese”.

Il pieno boicottaggio delle Olimpiadi, quando i governi hanno rifiutato di inviare anche atleti, funzionari e spettatori nel Paese ospitante, è avvenuto diverse volte in passato per varie ragioni. Uno dei più noti ha visto gli Stati Uniti guidare un gruppo di 64 altri Paesi contro le Olimpiadi di Mosca nel 1980, per protestare contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan.

Tuttavia, è difficile misurare l’efficacia di una scelta così drastica. Alcuni esperti hanno avvertito che, nel caso specifico, l’effetto ottenuto potrebbe essere persino peggiore, sostenendo invece che i Paesi partecipanti dovrebbero sfruttare l’occasione per focalizzare l’attenzione sugli abusi dei diritti umani in Cina.

Il ministero degli esteri cinese ha avvertito che qualsiasi boicottaggio avrebbe ricevuto una “risposta forte”, inclusa la possibile sospensione degli accordi e dei negoziati bilaterali, oppure il blocco delle sponsorizzazioni di eventi da parte delle compagnie cinesi.

“La Cina si oppone fermamente alla politicizzazione dello sport e all’interferenza negli affari interni di altri Paesi usando i diritti umani come pretesto”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli esteri Wang Wenbin.

“Ogni tentativo di rovinare, bloccare o sabotare la preparazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici invernali di Pechino per motivazioni politiche è estremamente irresponsabile e danneggerà solo gli interessi degli atleti di tutte le nazioni e la causa delle Olimpiadi”, ha aggiunto.

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Era nell’aria dalla …

Diritti umani a Hong Kong

Il Parlamento europeo ha condannato fermamente anche la chiusura del tabloid di Hong Kong Apple Daily, che esprimeva posizioni democratiche, e l’arresto del suo staff da parte delle autorità cinesi. Queste azioni sono state “l’ennesimo passo compiuto dalla Cina verso la distruzione della società libera a Hong Kong e la definitiva abolizione della libertà dei media e di espressione”.

Gli eurodeputati hanno chiesto di preparare nuove sanzioni per questa situazione, che “porta a un’erosione sempre maggiore della credibilità di Pechino sul palcoscenico internazionale”.

“È chiaro che molti Stati membri e anche la Commissione Ue sono riluttanti ad andare contro la Cina per le sue misure repressive a Hong Kong”, ha detto l’eurodeputato dei verdi Reinhard Bütikofer, capo della delegazione sulla Cina del Parlamento.

“Il consenso su questo tema all’interno del Parlamento è molto forte. Combatteremo affinché anche i governi degli Stati membri prendano una posizione ferma”, ha detto. La risoluzione ha anche confermato una precedente decisione di bloccare l’accordo sugli investimenti con la Cina finché le sanzioni contro gli eurodeputati e gli studiosi europei saranno in vigore.

Arabia Saudita e Iran

Nella stessa seduta di giovedì 8 luglio, il Parlamento europeo ha approvato altre due risoluzioni sulla situazione dei diritti umani in Arabia Saudita e Iran.

Gli eurodeputati hanno condannato la pratica della pena di morte per chi compie reati da minorenne in Arabia Saudita, eseguita recentemente nei confronti di Mustafa Hashem Al-Darwish, nonostante il governo avesse sostenuto di averla abolita.

Si chiede inoltre di abolirla per tutti gli altri prigionieri condannati a morte per reati commessi quando erano minorenni, incluso Abdullah Al-Howaiti, accusato di omicidio e rapina a mano armata compiuti quando aveva 17 anni. Inoltre si chiede di invalidare le confessioni estorte sotto tortura.

Il Parlamento europeo chiede invece all’Iran del presidente neoeletto Ebrahim Raisi di fermare l’imminente esecuzione dell’accademico svedese di origine iraniana Ahmadreza Djalali, accusato di spionaggio e di collusione con Israele. Si chiede inoltre il rilascio immediato e la possibilità per il medico di tornare in Svezia dalla famiglia.

Gli eurodeputati hanno anche chiesto il rilascio dei cittadini europei di origine iraniana detenuti nel Paese. Ulteriori sanzioni per i membri del governo responsabili di questi arresti sono in considerazione.

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Il Parlamento europeo ha anche chiesto un’azione europea contro la legge approvata e poi applicata in Ungheria, che vieta l’educazione sulle tematiche Lgbt+ nelle scuole. Gli eurodeputati hanno sottolineato che non si tratta di un caso isolato, ma di un attacco sistematico alla democrazia e allo stato di diritto.

Viene richiesto alla Commissione Ue di avviare una procedura di infrazione accelerata e di utilizzare tutti gli strumenti procedurale della Corte di giustizia, come misure provvisiorie e sanzioni per inadempienza. Il Parlamento ha indicato anche una serie di questioni per cui dovrebbe essere adottato il meccanismo di condizionalità dello stato di diritto sull’erogazione dei fondi per l’Ungheria.

Nicaragua e corruzione

Tra le risoluzioni approvate dal Parlamento europeo sul tema dei diritti umani vi è anche quella sul Nicaragua, dove si condanna la pratica dello stato centroamericano di criminalizzare gli oppositori politici e si chiede il rilascio immediato dei prigionieri detenuti arbitrariamente.

Nel Paese è evidente la stretta autoritaria del regime del presidente Daniel Ortega, che sta bloccando tutti gli spazi democratici in vista delle prossime elezioni del 7 novembre 2021, che difficilmente si potranno svolgere in un clima di libertà e trasparenza.

Infine, il Parlamento europeo ha richiesto l’introduzione del reato di corruzione tra quelli inseriti nel regime globale di sanzioni per i diritti umani, dato il suo impatto sulla legittimità e sul funzionamento delle istituzioni statali.Gli eurodeputati hanno sollecitato la Commissione Ue a formulare una proposta legislativa per includere la corruzione tra i reati punibili attraverso il regime globale.