Kosovo, si dimette il presidente Thaçi per le accuse di crimini di guerra

Il presidente kosovaro Thaçi mentre comunica le dimissioni, il 5 novembre 2020. EPA-EFE/STRINGER

L’ex ufficiale Uck nella guerra anti-serba e attuale capo di Stato ha abbandonato la carica: un passo avanti sul cammino verso l’Europa, ma si rischia la crisi istituzionale. Normalizzazione dei rapporti con la Serbia: rinviato l’incontro a Washington con Vučić.

“Dimissioni con effetto immediato”, ecco come Hashim Thaçi ha reso noto l’abbandono della carica di presidente del Kosovo dopo aver appreso dal tribunale per i crimini di guerra del Kosovo la conferma dell’incriminazione per crimini di guerra nel periodo in cui era un ufficiale dell’Uck, l’esercito di liberazione della regione al tempo appartenente alla Serbia.

La Camera degli specialisti del Kosovo è stata istituita all’Aia nel 2015 per gestire i casi di presunti crimini commessi dai guerriglieri dell’Uck durante la guerra anti-serba della seconda metà degli anni ’90.

Le accuse, che comprendono sparizioni forzate, persecuzione, omicidio e tortura, erano state emesse nel giugno scorso dalla Procura speciale, che segue le leggi kosovare ed è formato da giudici e procuratori internazionali.

A luglio Thaçi, sopranominato il “il Serpente”, ha incontrato i procuratori nella città olandese per discutere dei presunti crimini contro cittadini di etnia serba durante la rivolta del 1998-99 in Kosovo, poi sfociati nella guerra Nato-Jugoslavia del marzo-giugno ’99 (operazione Allied force).

Dalla procura si parla della responsabilità per quasi 100 omicidi di civili durante la guerra, ma il Presidente dimissionario, negando qualsiasi illecito, ha affermato come nessuna accusa “possa distorcere la storia” perché la Serbia è stata “l’aggressore” e il Kosovo “la vittima” del conflitto.

“Non mi è stato consentito di comparire davanti al tribunale in qualità di presidente – ha poi comunicato Thaçi -, per cui per proteggere l’integrità dello stato presento la mia rinuncia. Mi sento molto orgoglioso delle responsabilità che mi sono state conferite”.

Rischio crisi istituzionale e stallo normalizzazione con la Serbia

La giovane nazione balcanica nata in seguito all’esperienza della guerra rischia la paralisi, anche se il leader dimissionario ha esortato a “mantenere la calma”, chiedendo alle forze politiche di muoversi con prudenza, di non portare il paese ad una “crisi istituzionale” in quanto il Kosovo “non ha tempo da perdere”.

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Le dimissioni di Thaçi arrivano poi in un periodo in cui si sta cercando la faticosa normalizzazione dei rapporti con la Serbia. Infatti, il previsto incontro con il presidente serbo Aleksandar Vučić a Washington, negli Usa alle prese con gli esiti elettorali che stanno vedendo l’affermazione di Joe Biden su Donald Trump, è stato annullato.

Ma Thaçi non è il solo coinvolto. Il 24 giugno la Procura speciale dichiarò di aver incriminato anche l’ex portavoce parlamentare Kadri Veseli, anch’egli ex comandante dell’Uck (ed altri esponenti di spicco di quel periodo), confermando la presentazione di un’accusa contro di lui.

Le Camere speciali hanno confermato i capi d’accusa anche contro l’ex portavoce dell’Uck, Jakup Krasniqi, arrestato a Pristina mercoledì e trasferito al tribunale dell’Aia. Incriminato anche l’ex comandante ed attuale deputato Rexhep Selimi.

Annunciando l’atto d’accusa, il procuratore speciale ha additato Thaçi e Veseli di aver ripetutamente cercato di “ostacolare e minare” il tribunale. Si ritiene che i due “abbiano condotto una campagna segreta per rovesciare la legge che ha creato la Corte e ostacolare in altro modo il lavoro della Corte stessa nel tentativo di non affrontare la giustizia”, si apprende da una dichiarazione dell’accusa.

L’Ue: positiva la volontà di Thaçi a collaborare

Bruxelles ha appreso con soddisfazione le notizie arrivate da Pristina. In una dichiarazione alla stampa il portavoce del Servizio esterno dell’Ue Peter Stano ha detto che “l’Unione Europea prende atto delle dimissioni del presidente del Kosovo, Hashim Thaçi ed accoglie positivamente il fatto che abbia accettato di cooperare con le Camere speciali per il Kosovo e con il procuratore speciale”.

“L’Ue appoggia fortemente il loro lavoro – ha proseguito il Portavoce – e considera essenziale una piena cooperazione con quelle istituzioni quale importante dimostrazione dell’impegno del Kosovo al rispetto dello stato di diritto, elemento chiave per i progressi del Kosovo lungo la via dell’Europa e per l’impegno europeo nei confronti dei Balcani nel loro insieme”.

“Dopo le dimissioni del presidente Thaçi confidiamo nel fatto che i rappresentanti kosovari assicureranno la continuità delle istituzioni prevista dalla legge del paese”, ha concluso Stano.

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