Covid, l’Italia ha bloccato l’esportazione di 250 mila dosi di vaccino in Australia

[EPA-EFE/Zoltan Mathe]

L’Italia ha bloccato una consegna di 250 mila dosi del vaccino anti-COVID prodotto dall’azienda britannica AstraZeneca destinate all’Australia. È il primo provvedimento di questo genere preso da un paese dell’UE dopo l’introduzione delle nuove regole comunitarie sull’esportazione dei vaccini al di fuori dell’Unione.

 Il nuovo regolamento (il n. 2021/111), varato dalla Commissione europea alla fine di gennaio dopo che proprio AstraZeneca aveva annunciato dei ritardi nelle consegne dei vaccini, prevede che le case farmaceutiche debbano chiedere l’autorizzazione all’esportazione extra-UE al governo del paese in cui vengono prodotti i vaccini.

Come hanno spiegato fonti di Bruxelles all’ANSA, le autorità italiane avevano ricevuto nei giorni scorsi da AstraZeneca – il cui vaccino viene infialato nello stabilimento italiano di Anagni, in provincia di Frosinone – una richiesta di nulla osta all’esportazione delle dosi. Venerdì 26 febbraio, il governo di Roma ha inviato alla direzione generale Salute della Commissione europea – cui secondo il regolamento spetta l’ultima parola – la sua proposta di diniego, a cui l’esecutivo UE non si è opposto: di conseguenza, il ministero degli Esteri italiano ha emanato formalmente il provvedimento di divieto d’esportazione.

In merito allo stop non ci sono stati commenti ufficiali da parte di AstraZeneca, della Commissione e del governo italiano. Proprio il presidente del Consiglio Mario Draghi, tuttavia, al vertice dei capi di stato e di governo UE della settimana scorsa – e ancora in una telefonata con Ursula Von der Leyen di mercoledì 3 marzo – aveva chiesto alla Commissione di imporre vincoli più severi alle esportazioni di vaccini fuori dall’Unione, e di bloccare le vendite extra-UE delle aziende farmaceutiche in ritardo sulle consegne. Un dito puntato in particolare contro la casa britannica, che anche per il secondo trimestre di quest’anno ha annunciato una riduzione del 50% nelle consegne.

Breton: condivido l’approccio di Draghi

 Il tema dei vaccini è stato affrontato anche in un incontro che si è tenuto oggi a Roma tra il commissario europeo al Mercato interno, all’Industria e al Digitale, Thierry Breton, e il ministro dello Sviluppo economico italiano, Giancarlo Giorgetti. “Conosco molto bene Mario Draghi”, ha detto Breton durante la conferenza stampa al termine del meeting, “e condivido il suo rigore e il suo approccio ai rapporti di forza con coloro che hanno siglato contratti con i governi” europei: “Il sistema di autorizzazione preventiva alle esportazioni ha come scopo la trasparenza e la possibilità di intervenire quando un’azienda ha accumulato un grosso ritardo nelle consegne – e posso assicurarvi che funziona molto bene”.

Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico italiano (a sinistra) e Thierry Breton, commissario europeo all’Industria, al termine del loro incontro a Roma, giovedì 4 marzo 2021 [ EPA-EFE/RICCARDO ANTIMIANI]

 

D’altra parte, ha aggiunto Breton, “voglio essere diretto: nessun paese può definirsi autonomo per quanto riguarda la strategia vaccinale. Siamo tutti dipendenti da una supply chain comune. L’Italia è uno dei primi paesi che ho voluto incontrare perché ha un ruolo importante a livello industriale nel campo dei vaccini”.

L’UE leader nella produzione di vaccini

In questo momento, secondo il commissario francese, il problema dell’UE “non è tanto quello di avere i vaccini – ne abbiamo molti disponibili: Pfizer, AstraZeneca, Moderna e tra poco Curevac e Johnson&Johnson – quanto quello di produrli velocemente” in modo da averne abbastanza per tutta la popolazione, “e io stesso sono rimasto sorpreso” da quanto velocemente sono state riadattate le linee produttive per raggiungere questo obiettivo: “La produzione accelera ogni giorno di più, e per questo sono molto fiducioso sulla possibilità dell’Europa di consegnare i vaccini sempre più rapidamente. Ritengo che riusciremo a vaccinare tutti i cittadini dell’UE da qui alla fine dell’estate”.

Per il futuro, ha spiegato Breton, bisognerà essere preparati sia al fatto che ci si debba vaccinare contro il COVID ogni autunno – così come avviene per l’influenza – sia alla possibilità di dover far fronte ad altre pandemie, e in questi casi “la risposta potrà essere data solo a livello continentale”. Alla fine del 2021, l’Europa “avrà una capacità di produzione di 2-3 miliardi di vaccini” contro il COVID, “più dei 2-2,5 miliardi degli Stati Uniti e molto di più della Cina, che è indietro, e della Russia, la cui situazione”, dal punto di vista produttivo, “è disperata”.

Nell’UE, ha concluso Breton, la filiera dei vaccini “è già molto integrata. In Italia ci sono molte aziende specializzate in una delle fasi più delicate, che è quella del riempimento dei flaconi. Ora si tratta di definire quali sono gli impianti che potranno partecipare alla politica europea, e di metterli in grado di poter produrre velocemente in caso di necessità”.