Corte di Strasburgo: “La Camera di revisione della Corte suprema polacca non è indipendente”

L'aula della Cedu. [EPA-EFE/PATRICK SEEGER]

Secondo la Cedu, che ha preso in esame il caso di due giudici, la Polonia ha violato l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti umani.

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo (Cedu), nella giornata di lunedì 8 novembre, ha stabilito che la Camera di revisione straordinaria della Corte suprema polacca non è un tribunale indipendente. Il caso è legato alla riforma giudiziaria voluta dal partito di governo ultraconservatore e nazionalista Diritto e Giustizia (PiS).

Il caso riguarda due giudici che si sono visti rifiutare il ricorso che hanno fatto contro la decisione di non accettare la loro richiesta di essere spostati in un’altra sede giudiziaria.A rifiutare il loro ricorso è stata la Camera per la revisione straordinaria e gli affari pubblici, creata in seno alla Corte Suprema a seguito della riforma della giustizia.

Entrambi i giudici sostenevano di essere stati privati del loro diritto a un’udienza equa. La Cedu ha dato ragione ai ricorrenti e ha detto che la Polonia ha violato l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti umani.

“La Cedu va oltre la sua competenza a scapito dei poteri di uno stato sovrano”. Così il ministro della Giustizia e procuratore generale polacco Zbigniew Ziobro, ha commentato la sentenza secondo quanto riportato da Gazeta Wyborcza, partner di Euractiv Polonia. Ziobro ha parlato di una sentenza politica e ha annunciato di voler portare la questione davanti alla Corte costituzionale.

D’altra parte, gli avvocati dell’Ong Free Courts (Wolne Sądy) hanno sottolineato che “è la prima volta che la Corte europea dei diritti dell’uomo si esprime così chiaramente su una grossolana e sistematica violazione dello stato di diritto in Polonia”. “Ha anche chiarito che questa sentenza fa parte dell’intero sistema di violazioni del diritto e delle norme in atto nel nostro Paese dal 2017”, hanno aggiunto.

A fine ottobre la Polonia è stata espulsa dalla Rete Europea dei Consigli Superiori della Magistratura (Encj). E la Corte di giustizia dell’Ue (Cgue) ha condannato la Polonia a pagare alla Commissione europea una sanzione giornaliera da un milione di euro per non aver sospeso l’applicazione delle disposizioni nazionali relative alle competenze della camera disciplinare della Corte Suprema. Secondo l’Unione Europea si tratta di un organo che limita gravemente l’indipendenza dei magistrati, influenzandone l’operato.

Intanto in Polonia continua la mobilitazione popolare contro il governo nazional-ultraconservatore, con proteste in oltre 80 città dopo la morte della trentenne a cui i dottori non hanno praticato l’interruzione di gravidanza per timore di violare la sentenza che vieta l’aborto anche in caso di malformazione del feto.