Conte: “Su Recovery Fund accordo entro luglio”. In Aula continua lo scontro sul Mes

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante il suo intervento alla Camera in vista del Consiglio europeo. [EPA-EFE/RICCARDO ANTIMIANI]

Su Next Generation Eu decisione entro luglio e niente compromessi al ribasso. Questa la posizione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte in vista della riunione del Consiglio Europeo dei prossimi 17 e 18 luglio.

Intanto si delinea in Parlamento un fronte tra le forze politiche che guardano con favore agli sviluppi politici europei e chi, come Fratelli d’Italia e Lega, continua a presentare posizioni fortemente critiche in merito. La risoluzione sul Mes presentata da Magi (+Europa) è stata respinta a larga maggioranza.

«Riteniamo cruciale che la decisione del Consiglio Ue sia assunta entro luglio e non sia svilita da un compromesso a ribasso. Sarebbe inaccettabile dal punto di vista politico, economico e anche morale. Non lo meritano le decine di migliaia di vittime, le imprese che stanno affrontando le conseguenze della pandemia». Questo uno dei passaggi centrali del discorso con cui il presidente Giuseppe Conte ha riferito la posizione del governo alla Camera.

Il premier ha sottolineato, ancora una volta, quanto la decisione sul Recovery Fund «è stata senza precedenti» e «modifica i termini del rapporto tra Commissione e governi nazionali. Adesso sono i singoli Stati a essere richiamati a una maggiore responsabilità indicando i propri progetti di rilancio. Tocca ora a noi, capi di Stato e di governo, assumere una decisione altrettanto coraggiosa. Quando sono in pericolo le fondamenta dell’Ue nessuno Stato può avvantaggiarsi a scapito di altri. In questo grave tornante della storia Ue o vinciamo tutti o perdiamo tutti».

Facendo riferimento allora alla responsabilità, Conte ha attaccato i nazionalisti: «Il Consiglio Ue deve mostrarsi all’altezza di una coraggiosa visione, non può mancare un obiettivo di portata epocale. Solo uniti riusciremo a rendere l’Ue di nuovo forte, risposte nazionalistiche sarebbero anacronistiche» e porterebbero a «un piccolo mondo antico, tutt’altro che sicuro, che protetto».

Sulla questione delle condizionalità, poi, Conte ha lanciato una sfida a sé stesso e al proprio governo. Ha infatti annunciato che l’Italia sarà il primo Paese a presentare il piano di ripresa e resilienza, dopo la pausa estiva. Naturalmente tale piano di riforme è al centro dell’attenzione degli altri Stati europei e dello stesso dibattito politico interno.

Durante gli interventi dell’aula, Forza Italia ha voluto confermare la fiducia al presidente del Consiglio sui negoziati che sta portando avanti a livello europeo. Tale fiducia è stata però accompagnata da un’assunzione di responsabilità e dal lancio di una sfida. Secondo l’ex ministro, infatti, l’Italia è stata mal governata negli ultimi vent’anni e sono stati sprecati i dividendi positivi che l’Euro ha portato all’Italia. “Il nostro Paese era stato chiamato a sostituire la droga delle svalutazioni competitive con riforme strutturali, e si dovevano sfruttare i bassi tassi di interesse resi possibili dall’appartenenza alla moneta unica”. Oggi però abbiamo una nuova occasione, ammonisce Renato Brunetta, che ha chiesto allora al governo di dare finalmente una svolta al Paese, riformando giustizia e pubblica amministrazione, rilanciando gli investimenti, senza dissipare i fondi europei in misure assistenzialistiche.

Forza Italia insomma concorda con la necessità delle condizionalità europee, viste non come un’imposizione, ma come un’occasione per regolarci e inaugurare una nuova fase della vita politica italiana. A sostenere questa linea della responsabilità sono sostanzialmente tutte le forze di maggioranza, nonché i deputati del gruppo misto.

Per la maggior parte dell’arco parlamentare insomma, da Liberi e Uguali a Forza Italia, l’approvazione del Recovery Fund dovrà essere il primo passo di una nuova fase di trasformazione per l’Italia e l’Europa. Non a caso tutti gli interventi dell’aula sono puntuali nell’identificare gli elementi su cui puntare a livello politico. L’onorevole Piero De Luca (Partito Democratico) porta ad esempio l’attenzione sul soggetto che dovrà essere chiamato a giudicare i piani di ripresa e resilienza presentati dagli Stati membri. Attualmente infatti ad esprimersi in merito dovrebbe essere il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata. Secondo l’onorevole De Luca il giudizio sui piani presentati dai governi europei dovrebbe essere invece intitolato alla Commissione europea, vera garante delle priorità politiche europee.

Tali priorità, tra cui rientrano sviluppo sostenibile, innovazione digitale e lotta alle diseguaglianze sono condivise da tutte le forze di maggioranza che hanno sottolineato quanti passi avanti stia facendo il processo di integrazione europeo in questi mesi di emergenze e quanto sia necessario proseguire il cammino che conduce ad una vera unione politica del continente. Lo hanno sottolineato, tra gli altri, Erasmo Palazzotto (Leu), facendo riferimento ad Altiero Spinelli e al Manifesto di Ventotene, al pari di Francesca Galizia e Francesco Berti (Movimento 5 Stelle), di Piero De Luca (Pd), di Alessandro Fusacchia (Gruppo misto).

Proprio all’iniziativa di quest’ultimo e dell’europarlamentare Brando Benifei (S&D) lo stesso Conte ha fatto riferimento nel suo discorso: “Raccolgo con favore l’appello lanciato da 50 parlamentari nazionali ed europei per indirizzare le risorse in favore delle nuove generazioni con investimenti in cultura, istruzione e parità di genere”.

Lo stesso Fusacchia ha dunque rilanciato le proposte sostenute dall’intergruppo federalista, già presente nel Parlamento italiano, e ha annunciato a tutta l’aula la volontà di costituire un intergruppo parlamentare pan-europeo, per creare un coordinamento parlamentare in grado di seguire e stimolare il lavoro dei governi nazionali e della commissione europea.

Una rete paneuropea di parlamentari per un’Europa federale

50 parlamentari del Parlamento europeo e dei Parlamenti di diversi stati membri dell’Ue hanno dato vita a una rete di contatti parlamentari informali pan-europei per rilanciare lo spirito che animò, quarant’anni fa, il “Club del Coccodrillo”, fondato da Altiero Spinelli

Il …

Ad essere invece critici circa la direzione intrapresa dal governo sono Fratelli d’Italia e Lega, che hanno attaccato Conte per non aver mai fatto esprimere il Parlamento circa il suo mandato politico e per i risultati delle trattative condotte a livello europeo.

Secondo Giorgia Meloni (FdI), infatti, il governo italiano non sta facendo altro che il gioco della Germania, facendo valere poco la propria forza politica ed economica nei negoziati.

Per la Lega il governo italiano viene meno ai propri compiti democratici. Secondo il partito di Salvini, infatti, Polonia e Ungheria stanno dimostrando di avere dei sistemi politici più democratici ed efficienti di quello italiano.

Non poteva non essere oggetto di dibattito anche il Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Conte non vi ha fatto riferimento durante il proprio discorso, ma gli interventi dell’aula lo hanno tirato in ballo più volte. L’accordo implicito con il Pd, accettato nei giorni scorsi dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e dal capodelegazione al governo Dario Franceschini, è di decidere sul Mes a settembre, una volta incassato – almeno questa è la speranza del presidente del Consiglio – un buon accordo sul Recovery fund.

Fortemente contrari invece Lega e Fratelli d’Italia che hanno più volte sfidato l’esecutivo a misurarsi con un voto sullo meccanismo Salva-Stati ed un voto in realtà c’è stato, in seguito alla mozione presentata da Riccardo Magi (+Europa). Il Pd ha rispettato l’accordo di governo con i Cinque stelle, votando contro, mentre a spaccare la maggioranza è stata Italia Viva, che si è espressa in favore della mozione di +Europa. Forza Italia ha preferito invece non partecipare al voto. La mozione è stata dunque respinta con ben 402 voti contrari.