Consiglio europeo, sulla Polonia è un nulla di fatto. Merkel frena sulle sanzioni

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET / POOL]

Il caso della Polonia ha tenuto banco al vertice di giovedì 21 ottobre, ma alla fine i leader dei 27 Paesi Ue hanno scelto di non decidere.

La discussione sulla recente sentenza della Corte Costituzionale polacca che nega il primato del diritto europeo sulle leggi nazionali, vale a dire uno dei principi fondativi dell’Unione, è andata avanti per due ore ma alla fine è prevalsa la linea della mediazione, sostenuta dalla Germania.

Dopo il vertice, quando gli è stato chiesto cosa si è deciso nelle discussioni con i polacchi, il primo ministro belga Alexander De Croo ha ammesso: “per dirla tutta, non molto”.

Il fatto che non si sia riusciti ad arrivare a una sintesi accentua la distanza delle posizioni all’interno del Consiglio europeo. L’Ungheria fin da subito ha appoggiato la Polonia sostenendo che il diritto nazionale viene prima di quello europeo. “C’è una caccia alle streghe in Europa contro la Polonia. La verità è dalla parte dei polacchi”, ha detto il primo ministro ungherese Viktor Orbán arrivando al vertice. Sul fronte opposto i Paesi Bassi chiedevano di non dare il via libera al Pnrr di Varsavia. “L’indipendenza della giustizia polacca è la questione chiave che dobbiamo discutere e risolvere”, ha detto il primo ministro olandese Mark Rutte, evidenziando che questo “ha a che fare con le fondamenta della nostra democrazia in questa parte del mondo. Non è negoziabile”.

Malgrado la maggior parte dei leader abbia espresso sostegno alla Commissione, il Consiglio non ha dato un mandato all’esecutivo per avviare una nuova procedura d’infrazione o attivare il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, come chiede da tempo il Parlamento europeo che ha fatto causa alla Commissione proprio perché non lo ha ancora applicato. In sostanza si è quindi deciso di rinviare il problema, scegliendo di portare avanti la linea del dialogo. Ennesima vittoria di Angela Merkel, che anche nel suo ultimo Consiglio europeo è riuscita a dettare la linea, ottenendo l’appoggio di Francia e Italia.

“Lo stato di diritto è un pilastro fondamentale dell’Unione europea. D’altra parte, dobbiamo trovare modi e possibilità per unirci su questo – perché una cascata di controversie legali davanti alla Corte di giustizia europea non risolve il problema di come far rispettare e mettere in atto realmente lo Stato di diritto”, ha dichiarato Merkel al suo arrivo alla riunione.

A suo parere, la questione di fondo è come i paesi dell’Ue concepiscono l’Unione. “E questo non è certamente solo un problema tra la Polonia e l’Unione europea, ma viene discusso anche in altri Stati membri”, ha sottolineato la cancelliera uscente. Merkel ha aggiunto che la Conferenza sul futuro dell’Europa “è un buon posto per discutere, tra l’altro, tali questioni”.

Per il Parlamento europeo invece dare un segnale forte a Varsavia rimane una priorità. Giovedì 21 ottobre gli eurodeputati hanno votato una risoluzione in cui la Corte costituzionale polacca viene definita illegittima e inadatta a interpretare la Costituzione, perché il governo ne ha fatto “uno strumento per legalizzare le attività illegali delle autorità”. La risoluzione è stata approvata con 502 voti favorevoli, 153 contrari e 16 astenuti. Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro.