Carta dei diritti fondamentali, fondi regionali Ue a rischio per Polonia e Ungheria

Due manifestanti con le maschere dell'orgoglio LGBT marciano durante la manifestazione al Pantheon contro l'omofobia e la misoginia, Roma, 17 ottobre 2020. EPA-EFE/RICCARDO ANTIMIANI

Vincolare i fondi europei al rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue potrebbe bloccare i fondi destinati a progetti che calpestano la democrazia o discriminano le persone gay e lesbiche, ha detto un funzionario dell’Ue a  Euractiv.com.

Nell’ambito di un accordo siglato a dicembre, il Parlamento europeo ha approvato un riferimento alla Carta europea dei diritti fondamentali che vincola i fondi europei al rispetto della parità di genere e alla non discriminazione.

Queste disposizioni “potrebbero essere un potenziale gancio” per “trattenere il denaro se vediamo che qualcosa non va nella giusta direzione”, ha detto un funzionario dell’Ue quando gli è stato chiesto come la Commissione europea potrebbe impedire che il denaro venga destinato a progetti che abbiano ripercussioni negative sulle istituzioni democratiche.

“Quando si finanziano progetti con i fondi europei negli Stati membri, c’è l’obbligo – sia da parte dell’Ue, sia da parte degli Stati membri – di garantire che questi progetti siano in linea con la Carta dei diritti fondamentali”, ha detto il funzionario a EURACTIV.

“Nel contesto in cui ci troviamo in questo momento in Europa, stiamo discutendo di questi valori e di come si sta facendo marcia indietro in modo repentino – quindi è importante sottolinearlo”, ha detto il funzionario dell’UE.

A dicembre è stato approvato il regolamento dei fondi strutturali dell’UE, che stabilisce  una serie di disposizioni dettagliate sulla spesa regionale che rappresenta quasi un terzo del bilancio dell’Ue.

Il rispetto della Carta in tutte le fasi della spesa regionale dell’Ue è stato sancito come un obbligo fin dalla sua adozione, ma fino a poco tempo fa, l’esecutivo dell’Ue non ne ha fatto uso per tenere in riga i paesi e le regioni.

Nel corso del precedente mandato della Commissione ci sono stati “casi concreti in cui abbiamo avuto dubbi sul sostegno ad alcune istituzioni, o anche alle cosiddette organizzazioni della società civile in alcuni Stati membri dove c’era un problema di potenziali abusi”, ha detto il funzionario dell’Ue.

La scorsa estate, l’Ue ha rifiutato una sovvenzione nell’ambito del programma di gemellaggio a diverse città polacche che si sono dichiarate apertamente “zone libere da LGBT”.

Nell’annunciare la decisione, la Commissione europea ha affermato che l’Unione europea è il simbolo di uguaglianza per tutte le persone. “I valori e i diritti fondamentali dell’Ue devono essere rispettati dagli Stati membri e dalle autorità statali”, ha detto la Commissaria europea per l’uguaglianza, Helena Dalli.

A dicembre, il parlamento ungherese ha approvato degli emendamenti alla costituzione che proclamano, tra l’altro, che “la madre è una donna, il padre è un uomo”. Lo stesso giorno è stata approvata una legge che obbliga i single a richiedere un permesso ministeriale speciale per adottare un bambino, una mossa che rende quasi impossibile l’adozione di bambini da parte di coppie gay e lesbiche.

Una strategia rivista

A dicembre la Commissione europea ha adottato una strategia riveduta per l’attuazione della Carta dei diritti fondamentali.

Secondo il funzionario dell’Ue, l’inserimento di tale opzione in modo così prominente nella strategia “garantirà che nel futuro bilancio dell’Ue, l’adesione ai diritti fondamentali sarà presa in considerazione molto di più che in passato”.

Intervenendo ad un recente evento, Věra Jourová, vicepresidente della Commissione per i valori e la trasparenza, ha confermato che l’esecutivo dell’Ue pubblicherà un rapporto annuale sulla Carta con una maggiore attenzione alla sua applicazione negli Stati membri, ogni volta rispetto ad un tema diverso.

Allo stesso tempo, Jourová ha anche riconosciuto che la crisi da COVID-19 ha ampliato il divario della disuguaglianza nei paesi dell’Ue, mettendo a dura prova i diritti fondamentali. Secondo la banca dati interna della Corte di giustizia europea, 135 degli 865 casi risolti nel 2019 comportano l’interpretazione di una o più disposizioni della Carta.

E circa il 15% dei casi sottoposti alla Corte di giustizia riguarda l’interpretazione della Carta. “Qualitativamente, la Carta ha rafforzato il ruolo dei giudici come custodi della democrazia, della libertà e della giustizia nell’ordinamento giuridico dell’Ue, nei casi sollevati”, ha dichiarato Koen Lenaerts, presidente della Corte di giustizia dell’Ue. “Dovremmo davvero alzare il livello della nostra ambizione”, ha aggiunto Lenaerts.