Cambio alla guida del Pakistan: Shehbaz Sharif è il nuovo primo ministro

Il premier pakistano neoeletto Sharif [EPA-EFE/SOHAIL SHAHZAD]

Dopo la sfiducia del Parlamento contro il premier Khan, si è costituita una nuova coalizione che dovrà fronteggiare la grave crisi economica e ricostituire i rapporti con esercito e Stati Uniti.

Il leader della Lega musulmana pakistana (Pml-N), Shehbaz Sharif, è il nuovo primo ministro del Pakistan, dopo che il suo predecessore Imran Khan è stato sfiduciato dall’Assemblea nazionale, dopo quasi quattro anni di governo. A favore di Sharif hanno votato 174 deputati su 342 (quorum a 172).

Per anni primo ministro del Punjab, Sharif è il fratello minore del tre volte primo ministro Nawaz (dimessosi nel 2017 perché coinvolto nella vicenda dei Panama papers). Si è costruito una reputazione di amministratore efficace, ha guidato la fronda parlamentare contro l’ormai ex premier, fino ad ottenere l’incarico, dopo aver formato una coalizione eterogenea che include il Pakistan People’s Party (Ppp) di Asif Ali Zardari, marito dell’ex premier Benazir Bhutto, assassinata nel 2007.

Il nuovo esecutivo punta a governare fino al termine della legislatura, con scadenza naturale nell’ottobre 2023, ma avrà il difficile compito di arginare la crisi economica, riformare la legge elettorale e tenere unito il fronte della maggioranza; infine, dovrà ripristinare buoni rapporti con i militari e gli Stati Uniti.

La crisi politico-istituzionale

Per l’ex premier la crisi è iniziata nei primi giorni di questo mese. Il 3 aprile il vicepresidente pachistano aveva respinto la mozione di sfiducia contro il primo ministro Khan, definendola “cospirazione straniera e incostituzionale”, ma in seguito il Presidente ha sciolto l’Assemblea nazionale su richiesta dello stesso Khan e indetto nuove elezioni.

Ma la Corte suprema del Pakistan ha ripristinato l’Assemblea nazionale che ha immediatamente chiesto un altro voto di sfiducia. I voti contro Khan sono stati 174 su 342 seggi dell’Assemblea nazionale. L’ex campione di cricket che era al governo dal 2018 è andato in minoranza, decadendo per la prima volta nella storia del Pakistan con un voto di sfiducia.

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Gli europei …

Ma Khan, che ha bollato il nuovo governo come “tirapiedi degli Stati Uniti” ed ha fatto scendere migliaia di sostenitori in piazza, non si dà per vinto ed ha chiesto elezioni anticipate. Il suo partito aveva proposto l’ex ministro degli esteri Shah Mahmood Qureshi come possibile candidato, ma senza successo. I deputati al momento del voto sono usciti dall’aula e alla vigilia avevano minacciato, in caso di sconfitta del proprio candidato, dimissioni in massa.

Se questo dovesse accadere, il Pakistan dovrebbe tornare rapidamente alle urne con elezioni suppletive. Così, potrebbe sprofondare in una ulteriore crisi, dato che dalla commissione elettorale fanno sapere che non si potranno tenere elezioni in tempi brevi.

Militari dietro le operazioni?

Tra i retroscena di questa vicenda ci sarebbe la forte influenza che ancora esercitano i militari sulla politica pakistana: da quando il Paese è indipendente, hanno governato per quasi 40 anni e continuano ad essere una presenza ingombrante. EURACTIV e Reuters citano due fonti anonime secondo le quali il voto di sfiducia nei confronti di Khan va ricondotto alle mosse del generale Qamar Javed Bajwa, potente capo dell’esercito.

I militari vedevano con favore il programma di Khan del 2018, incentrato su posizioni conservatrici, che lo portò alla vittoria. Questo sostegno però si esaurito a seguito dello scontro sulla nomina del capo dell’intelligence militare, oltre che per la crisi economica che nei giorni passati ha causato il più forte aumento dei tassi di interesse da decenni.

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Il generale Parvez Musharaff (che nel 1999 destituì proprio il fratello dell’attuale primo ministro Sharif) ha governato con il pugno di ferro il Paese fino a quando non si è dimesso in seguito all’assassinio di Benazir Bhutto, per il quale è stato condannato in contumacia (essendo espatriato negli Emirati Arabi Uniti).

Il Paese ha saputo costruire negli anni buoni rapporti con la Cina, soprattutto in funzione degli interessi economici legati alla Nuova via della seta. Recentemente il ministro degli Esteri cinese Wang è stato in visita in Pakistan, per rinsaldare i rapporti anche in chiave di politica interna, dato che Pechino sta cercando un dialogo con i musulmani della macro regione sud asiatica per gestire la questione uigura.

In quell’occasione la Cina si è pronunciata a favore del Pakistan sull’annosa questione del Kashmir, attirandosi il malcontento della storica rivale India, che con Pechino e in particolare Islamabad è ai ferri corti dai tempi dell’indipendenza. Il Pakistan è tra i paesi che si sono astenuti nella risoluzione Onu che chiedeva l’immediato ritiro delle truppe russe in Ucraina.