Bulgaria : le proteste dopo due mesi diventano violente ma non interessano i media internazionali

Il partito conservatore al potere in Bulgaria, giovedì 3 settembre, ha resistito alle richieste di dimissioni del primo ministro Boyko Borissov, dopo due mesi di proteste contro il suo atteggiamento nei confronti della corruzione, il che ha portato ad un’esplosione di violenza da parte della piazza.

 Diverse migliaia di manifestanti si sono riuniti fuori dal parlamento a Sofia all’inizio di mercoledì, all’inizio della sessione autunnale, e la manifestazione ha preso una svolta violenta la sera. Un gruppo di manifestanti che, secondo la polizia, ricordava gli ultras del calcio organizzato, ha lanciato contro la polizia potenti ordigni esplosivi improvvisati che hanno spinto le forze antisommossa a disperdere il raduno con la forza, usando granate stordenti e gas lacrimogeni.

Queste scene, senza precedenti in Bulgaria negli ultimi anni, hanno portato a decine di feriti e all’arresto di 126 persone, tra cui più di 60 “ultras” di calcio che avevano precedenti penali, ha detto la polizia. In un discorso alla nazione, giovedì sera, il presidente Rumen Radev, sostenuto dai socialisti, ha ripetuto le richieste di dimissioni di Borissov da parte dei manifestanti. “Le dimissioni immediate e incondizionate del governo sono l’unica via d’uscita dalla crisi”, ha detto Radev.

Le proteste in Bulgaria si svolgono contemporaneamente a quelle in Bielorussia, ma la copertura mediatica internazionale, così come il coinvolgimento politico dell’UE, risulta piuttosto diversa. Mentre i ministri degli Esteri dell’Ue hanno proposto sanzioni contro i sostenitori di alto rango del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, le reazioni a due mesi di proteste bulgare sono state a dir poco timide.

In Bulgaria, i media hanno prestato molta attenzione ai resoconti di una sessione a porte chiuse del gruppo di monitoraggio della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti fondamentali al Parlamento europeo il 28 agosto, dedicata alla situazione in Bulgaria. La gente conosce bene anche il calendario dell’Ue: il 10 settembre, un dibattito sul tema sarà organizzato dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo. Anche se questo è ampiamente considerato un passo nella giusta direzione, molti cittadini bulgari si aspettano azioni più decisive da parte dell’UE e del gruppo PPE, la famiglia politica del partito GERB di Borissov.