Bielorussia, Borrell: le elezioni devono essere ripetute

Migliaia di persone partecipano a un raduno a sostegno dell'opposizione bielorussa per manifestare contro la brutalità della polizia e i risultati delle elezioni presidenziali, a Minsk, il 16 agosto 2020. EPA-EFE/TATYANA ZENKOVICH

Le elezioni presidenziali in Bielorussia devono essere ripetute, questa volta sotto l’egida dell’Osce: questa la posizione espressa da Josep Borrell in un editoriale pubblicato su un giornale francese.

Nell’editoriale intitolato “L’Europe face aux nouveaux empires” (“L’Europa di fronte a nuovi imperi”) pubblicato sul giornale francese Le Journal du Dimanche, Josep Borrell, vicepresidente della Commissione europea e capo della diplomazia dell’Ue, ha parlato della Russia, della Cina e della Turchia come di “nuovi imperi”, analizzando le nuove sfide geopolitiche che l’Ue ha di fronte. Proprio in questo quadro, ha chiesto nuove elezioni in Bielorussia con una supervisione globale: la “soluzione migliore sarebbe quella di riprodurre la partita sotto il controllo dell’Osce”, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Da parte sua, Svetlana Tikhanovskaya, leader dell’opposizione continua a rivendicare la vittoria elettorale : “Hanno imbrogliato le elezioni. Sono la presidente eletta della Bielorussia”. I leader dei 27 Paesi dell’Ue hanno da subito condannato il risultato elettorale bielorusso, che ufficialmente ha riconfermato la vittoria di Lukashenko, presidente ormai dal 1994, con l’80 per cento dei voti e hanno poi stabilito di elargire sanzioni mirate; le proteste di massa che continuano a riempire le piazze e le violente repressioni da parte delle forze di sicurezza hanno documentato quello che appare come un esasperato e solitario arroccamento dell’ultimo dittatore d’Europa.

“Nel frattempo, non possiamo limitarci a esprimere le nostre preoccupazioni; dobbiamo sanzionare i responsabili se l’Ue vuole essere davvero coerente”, ha scritto Borrell.

Nonostante le pressioni internazionali, Lukashenko in divisa militare ha dichiarato in un video messaggio di aver già fatto posizionare l’esercito al confine polacco, sostenendo di aver chiesto anche l’aiuto militare russo per difendersi.
In realtà la posizione di Putin è più complessa e non è un caso che il presidente francese Emmanuel Macron si sia rivolto proprio al presidente russo per convincere Alexander Lukashenko ad accettare la mediazione dell’Osce. Per il Cremlino la situazione è molto delicata e secondo Borrell Putin avrebbe voluto impedire agli europei di fornire aiuto alla società civile bielorussa che si è ribellata.

La strategia di Lukashenko per ora sembra quella di resistere finché i manifestanti si stanchino di scendere in piazza, non vedendo risultati tangibili dalle proteste. L’enorme diffusione mediatica internazionale però non ha precedenti nella storia del Paese e l’impatto delle immagini dei manifestanti che nonostante la brutale repressione delle scorse settimane continuano a mobilitarsi e a chiedere le dimissioni del Presidente lo mettono ogni giorno più in difficoltà. I tentativi di inscenare delle manifestazioni a favore di Lukashenko per supportare la versione ufficiale secondo cui avrebbe l’80% dei consensi non hanno funzionato. Si spiegano così le “restrizioni arbitrarie” sui media stranieri, criticate dall’Ue: le autorità bielorusse hanno ritirato sabato 29 agosto l’accreditamento dei giornalisti che lavorano per diverse organizzazioni giornalistiche straniere, una decisione presa su raccomandazione dell’unità antiterrorismo del Paese secondo il portavoce del governo Anatoly Glaz.

Alcuni giornalisti che lavorano per Bbc, Reuters, Radio Liberty, Associated Press e molte altre emittenti sarebbero già stati colpiti dal provvedimento. Diversi giornalisti che lavorano in Bielorussia erano stati arrestati e detenuti per qualche giorno subito dopo le elezioni: hanno potuto così documentare non solo gli oltre 7000 arresti dei manifestanti ma anche le brutali violenze all’interno delle prigioni, contribuendo ad offuscare l’immagine del Presidente che sembra ormai l’unico ad essere convinto di avere il popolo dalla sua parte.

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