Austria: Sebastian Kurz si dimette, ma lascia il governo nelle mani di un suo fedelissimo

L'ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz dopo aver annunciato le sue dimissioni. [EPA-EFE/CHRISTIAN BRUNA]

Le dimissioni da cancelliere del leader del partito popolare austriaco (Övp) sono arrivate sabato 9 ottobre in seguito alle indagini per corruzione nei suoi confronti avviate dalle autorità giudiziarie, e alle richieste dei Verdi – suoi alleati di governo – di lasciare l’incarico.

Secondo tutti gli osservatori, tuttavia, Kurz continuerà a orientare da dietro le quinte l’azione del nuovo esecutivo guidato dal suo ex ministro degli Esteri e suo strettissimo alleato, Alexander Schallenberg, che si insedierà lunedì 11 ottobre.

Le dimissioni di Kurz sono arrivate a pochi giorni di distanza dalle perquisizioni condotte mercoledì 6 ottobre nella sede viennese dell’Övp, nel palazzo della Cancelleria, nella sede del ministero delle Finanze e a casa dell’ex ministra della Famiglia, Sophie Karmasin.

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Dopo la diffusione della notizia delle perquisizioni, le opposizioni austriache avevano annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia, che avrebbe dovuto essere discussa martedì 12 ottobre, e venerdì 8 i Verdi – alleati di governo di Kurz – avevano chiesto al cancelliere di abbandonare il suo incarico, facendo intendere di essere altrimenti pronti a votare la sfiducia.

Sabato sera, nel breve discorso con cui ha annunciato le dimissioni – ipotesi che aveva fermamente respinto fino a ventiquattr’ore prima – Kurz ha detto che la posizione dei Verdi aveva portato il governo “in una situazione di stallo” e aveva aggiunto di volersi fare da parte “per sbloccare la situazione, per prevenire il caos e garantire stabilità”.

Kurz ha inoltre chiesto al presidente della Repubblica, Alexander Van der Bellen, di nominare al suo posto il ministro degli Esteri 52enne Schallenberg, che giurerà lunedì 11 ottobre e sarà sostituito nel suo ruolo da Michael Linhart, 63 anni, già ambasciatore a Parigi e segretario generale del ministero degli Esteri austriaco.

Schallenberg – figli di un diplomatico e già funzionario del ministero degli Esteri – era stato nominato ministro nel governo tecnico che si era insediato nel 2019 dopo l”Ibizagate’, e l’anno successivo, dopo le elezioni politiche, è stato confermato nel ruolo da Kurz. I due sono alleati strettissimi fin da quando il ministro degli Esteri era proprio Kurz, che aveva scelto Schallenberg come capo del suo staff, facendone uno dei suoi più stretti consiglieri.

Molto esperto di politica estera, Schallenberg conosce invece poco quella viennese, e non fa parte delle alte gerarchie del partito popolare. Questo, però, non dovrebbe essere un problema, perché – come hanno notato diversi osservatori – quello di Kurz, più che un passo indietro, è un passo di lato.

Il leader dell’Övp, infatti, non ha rinunciato ai suoi incarichi nel partito, e anzi ha annunciato che assumerà la carica di capo del gruppo dei popolari (il più numeroso) in parlamento. Come spiega bene Marco di Blas, che da anni segue da vicino l’attualità austriaca per i quotidiani Il Piccolo Messaggero Veneto,

a molti è sfuggito un dettaglio, ma lo ha ricordato in tv il politologo Peter Filzmaier. Le riunioni del consiglio dei ministri sono sempre precedute da una riunione ristretta che ha funzioni preparatorie. Vi partecipano il cancelliere, il vicecancelliere, un paio dei ministri più importanti, nonché i capigruppo dei partiti della coalizione. È chi sarà il capogruppo dell’Övp? Kurz, naturalmente, che uscito dalla porta rientrerà dalla finestra e quindi sarà sempre presente “colà dove si puote, ciò che si vuole”.

Restare capogruppo, insomma, secondo gli osservatori austriaci consentirà a Kurz di agire come un ‘cancelliere-ombra’, e orientare le decisioni del governo, tenendosi però le mani libere in vista di una eventuale nuova campagna elettorale, qualora la coalizione di governo dovesse logorarsi.

L’ex cancelliere e l’Övp, infatti, sono stabilmente in testa alle preferenze degli austriaci: alcuni sondaggi effettuati prieadello scandalo attribuivano al partito il 35% delle intenzioni di voto, quindici punti in più dei socialdemocratici. Inoltre, Kurz è popolarissimo in molte aree del paese, come dimostra anche il sostegno compatto che gli è arrivato dai leader regionali dell’Övp, molti dei quali saliti alla ribalta proprio in seguito alla sua conquista del partito.

In ogni caso, Kurz, che ha sempre definito le accuse false e infondate, dovrà affrontare un iter giudiziario che potrebbe durare a lungo, e che – nel caso gli addebiti fossero provati – potrebbe mettere fine alla sua fin qui folgorante carriera politica.