Austria, il cancelliere Kurz indagato per falsa testimonianza nell’inchiesta sull’ ‘Ibiza-gate’

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz è al centro di uno scandalo che i media del paese hanno definito "la bomba di maggio" [EPA-EFE/LUKAS BARTH-TUTTAS]

La procura federale austriaca per i crimini economici e la corruzione ha annunciato mercoledì 13 maggio di per messo sotto indagine il cancelliere Sebastian Kurz, accusato di aver detto il falso davanti alla Commissione d’inchiesta del Parlamento istituita dopo lo scoppio del cosiddetto ‘Ibiza-gate’, e incaricata di investigare su presunti casi di corruzione all’interno del precedente governo austriaco, guidato sempre da Kurz.

Assieme al cancelliere, è indagato anche il suo capo di gabinetto, Bernard Bonelli, mentre il ministro delle Finanze – fedelissimo di Kurz – Gernot Blümel lo è già da febbraio, con l’accusa di aver concesso favori politici in cambio di donazioni al partito popolare (ÖVP) guidato da Kurz.

Sempre mercoledì, parlando con i giornalisti prima di una riunione del governo, il cancelliere austriaco ha detto di aver “sempre risposto a tutte le domande in modo veritiero”, ha negato qualsiasi comportamento illecito e ha detto che non si dimetterà anche se le indagini sfociassero in un rinvio a giudizio, perché l’eventuale imputazione riguarderebbe una violazione minore della legge, che dovrebbe essere giudicata da un giudice monocratico.

“È un peccato”, ha aggiunto Kurz, “che sia diventato un metodo comune della commissione creare un’atmosfera rovente con domande tendenziose e talvolta persino insinuazioni, e quindi allo stesso tempo cercare di distorcere ogni parola pronunciata”.

Le indagini nei confronti di Kurz e del suo partito traggono origine dallo ‘scandalo di Ibiza’, scoppiato nel maggio 2019. I giornali tedeschi Der Spiegel e Süddeutsche Zeitung avevano pubblicato un video, registrato a Ibiza e risalente al luglio 2017, in cui il leader del partito di estrema destra FPÖ (Partito della libertà) Hein-Christian Strache – all’epoca dei fatti all’opposizione – discuteva con una donna che sosteneva di essere la nipote di un oligarca russo di possibili finanziamenti all’FPÖ e dell’appoggio al partito da parte dei media nella campagna elettorale di quell’anno, in cambio di appalti pubblici esclusivi all’oligarca e di un trattamento di favore bei confronti degli interessi russi in Austria.

Quando il video è stato diffuso, Strache ricopriva la carica di vice-cancelliere nel primo governo Kurz, formatosi proprio dopo il voto del 2017 e sostenuto da una maggioranza ÖVP-FPÖ. In seguito allo scandalo, il governo si era dimesso e il Parlamento aveva istituito una commissione d’inchiesta per investigare sulla vicenda e su ipotesi di malversazioni e favoritismi compiuti da esponenti della maggioranza e del governo: commissione davanti alla quale – è l’ipotesi degli inquirenti austriaci – Kurz avrebbe mentito.

Secondo una denuncia del partito liberale di opposizione Neos, Kurz non avrebbe detto la verità ai commissari quando aveva sostenuto di non sapere nulla riguardo ad alcune nomine ai vertici di società pubbliche, che sarebbero state influenzate da donazioni di soggetti privati ai partiti di governo. In particolare, Kurz aveva negato un suo coinvolgimento personale nella designazione di Thomas Schmid, un uomo di sua fiducia, a capo della holding Öbag, che amministra gli investimenti delle aziende austriache a partecipazione pubblica.

Tuttavia, in seguito erano emersi i contatti frequenti tra Schmid e il cancelliere, anche nei giorni della nomina: in particolare, in un messaggio Kurz diceva al manager “Avrai tutto quello che vuoi 😘😘😘”, e Schmid rispondeva “🙂🙂🙂 Sono così felice… Amo il mio cancelliere”.

Sempre secondo Neos, ci sarebbero poi delle mail e dei documenti che provano il ruolo decisivo del cancelliere nelle decisioni sulle nomine contestate: finora il governo ne aveva finora perfino negato l’esistenza, ma nel giro di pochi giorni la Corte costituzionale ha imposto di consegnare gli incartamenti alla commissione d’inchiesta prima al ministro delle Finanze Blümel (che lo ha fatto solo dopo l’ingiunzione del presidente della Repubblica Alexander Van der Bellen, ex leader dei Verdi che dal 2019 governano assieme all’ÖVP), e poi al cancelliere stesso.

Asceso ai vertici della politica austriaca con l’immagine del giovane innovatore, promettendo trasparenza e un cambio di passo rispetto al consociativismo tra popolari e socialdemocratici che ha regolato per decenni la gestione del potere a Vienna, ora anche Kurz – che in un primo momento sembrava essere uscito indenne dallo scandalo che ha affossato i suoi ex alleati della FPÖ – deve fare i conti con inchieste, accuse di clientelismo e polemiche sul suo atteggiamento nei confronti dei media, mentre il presidente Van der Bellen – che ha definito l’ ‘Ibiza-gate’ e le sue conseguenze uno scandalo “senza precedenti” – mercoledì ha avvertito che “il rispetto delle regole e delle leggi vale per tutti”.

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