Austria, il cancelliere Schallenberg annuncia le sue dimissioni dopo il ritiro dalla politica di Sebastian Kurz

Il cancelliere austriaco Alexander Schallenberg (a destra) e il suo predecessore Sebastian Kurz (al centro) insieme all'allora ministra per gli Affari Europei Karoline Edtstadler durante un meeting del marzo 2020. [EPA-EFE/HELMUT FOHRINGER / POOL]

Il cancelliere austriaco, Alexander Schallenberg, ha reso noto nella serata di giovedì 2 dicembre di aver “messo a disposizione” il suo incarico, assunto meno di due mesi fa: una decisione che prelude a un nuovo cambio alla testa del governo austriaco. L’annuncio è arrivato poco dopo la conferenza stampa in cui il suo predecessore, e leader del partito popolare Övp, Sebastian Kurz, ha detto di aver deciso di lasciare la vita politica.

In una serie di tweet, Schallenberg ha scritto di aver accettato di assumere la guida del paese “in una fase molto impegnativa per il governo federale e per il partito popolare”, in seguito alle dimissioni di Kurz.

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L’ex cancelliere aveva fatto un passo indietro all’inizio di ottobre, a causa del suo coinvolgimento in uno scandalo di corruzione per cui è indagato dalla procura austriaca.  Kurz aveva però mantenuto la leadership del partito e il suo seggio in parlamento, assumendo anzi la guida del gruppo parlamentare dell’Övp: una scelta che aveva fatto pensare ad alcuni osservatori che avrebbe continuato a condizionare Schallenberg (un suo fedelissimo) come una sorta di ‘cancelliere ombra’, in attesa di risolvere le sue questioni giudiziarie e provare a tornare alla guida del governo.

Tutti scenari che paiono essersi dissolti giovedì, quando in una conferenza stampa trasmessa dalla tv austriaca, Kurz ha spiegato di voler abbandonare del tutto la politica per ragioni personali dovute alla nascita del primogenito e all'”affievolirsi” della “fiamma dell’entusiasmo” a causa di “accuse e insinuazioni” che, ha detto, hanno fatto sentire lui e il suo staff “la preda di una caccia”.

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Nei suoi tweet, Schallenberg ha aggiunto che “non è mia intenzione e non è mai stato il mio obiettivo assumere la funzione di leader del partito”, e di credere “fermamente che entrambi gli uffici – capo del governo e presidente del partito austriaco di maggioranza relativa – dovrebbero essere riuniti” nella stessa persona. Perciò, ha concluso, “metterò a disposizione il mio ufficio di Cancelliere federale non appena il relativo corso sarà stato fissato all’interno del partito”.

In sostanza, con queste parole Schallenberg ha annunciato che passerà la mano al prossimo leader dell’Övp, che gli organi dirigenti del partito dovrebbero scegliere venerdì 3 dicembre. Secondo gli osservatori e i media austriaci, il principale candidato alla carica è l’attuale ministro dell’Interno, Karl Nehammer.

Il prossimo cancelliere

49 anni, ex veterano dell’esercito con un forte sostegno nel partito – soprattutto nel suo ‘feudo’ elettorale della Bassa Austria, la regione che circonda Vienna – Nehammer non faceva parte del ‘cerchio magico’ degli uomini più fedeli a Kurz, ma con l’ex cancelliere ha condiviso la linea dura sull’immigrazione: uno degli elementi su cui Kurz, prima da ministro degli Interni e poi da capo del governo, aveva costruito la sua ascesa politica, scontrandosi anche con Angela Merkel sull’accoglienza ai profughi siriani in fuga dalla guerra civile.

Se sarà eletto alla testa dell’Övp, Nehammer non dovrebbe avere problemi a prendere le redini del governo. Werner Kogler, vicecancelliere e leader dei Verdi, alleati dei popolari in un governo di coalizione nato dopo le elezioni del 2019, ha detto infatti di non avere dubbi sulla tenuta dell’esecutivo e confermato che i ministri del suo partito resteranno al loro posto.

Nonostante queste assicurazioni, diversi osservatori prevedono che l’alleanza Övp-Verdi – già messa alla prova proprio dallo scandalo che ha costretto Kurz alle dimissioni da cancelliere, oltre che da differenze di vedute su altri argomenti, tra cui proprio l’immigrazione – potrebbe dissolversi prima delle prossime elezioni, previste per la primavera 2024.

In questo momento, tuttavia, nessuno dei due partiti ha interesse a possibili elezioni anticipate da cui, secondo i sondaggi, uscirebbero entrambi penalizzati. In particolare, dopo anni in cui sono stati stabilmente il primo partito (raggiungendo il 37,55% alle elezioni politiche del 2019), oggi i popolari sarebbero testa a testa o addirittura superati dai socialdemocratici.

Nel prossimo governo, Schallenberg potrebbe ritornare al posto che occupava fino a ottobre, quello di ministro degli Esteri. Chi invece sicuramente non ci sarà è l’attuale ministro delle Finanze Gernot Blümel, anche lui legato a doppio filo a Kurz e indagato già da febbraio nell’ambito di un’altra inchiesta, con l’accusa di aver concesso favori politici a imprenditori amici in cambio di finanziamenti all’Övp. Sempre giovedì sera, Blümel ha annunciato in un video su Facebook l’addio alla politica.

Il bambino prodigio

Gli eventi di ieri sembrano dunque aver messo termine (quanto definitivamente non è dato sapere) alla fulminante carriera di Sebastian Kurz, wunderkind della destra europea che in pochi anni è stato capace di scalare i vertici della politica austriaca, arrivando nel 2017 – dopo essere già stato ministro delle Finanze e del Bilancio – a ricoprire la carica di cancelliere a soli 31 anni, il più giovane al mondo.

Prima c’era stata la scalata al partito: partito come semplice consigliere comunale a Vienna, sempre nel 2017 Kurz era diventato il leader incontrastato dell’Övp, cambiandone radicalmente statuto (in modo da avere l’ultima parola sulla nomina dei vertici organizzativi e sulle candidature a tutti i livelli), nome (imponendo quello di ‘Neue Volkspartei’ – nuovo partito popolare) e perfino colore, dallo storico nero al turchese.

Con le sue proposte radicali in termini di immigrazione, sicurezza e rigore di bilancio, il giovane leader era riuscito a risollevare i popolari dal declino a cui sembravano essere inesorabilmente avviati, a farli diventare la prima forza politica del paese e ad accreditarsi come il nuovo astro emergente del PPE, anche in vista del post-Merkel.

Un’ascesa che però ha lasciato dietro di sé anche alcune ombre: dal progressivo avvicinamento alle posizioni dell’estrema destra – con cui Kurz ha governato per due anni prima che lo scandalo del cosiddetto ‘Ibizagate’ travolgesse i massimi dirigenti del partito della libertà (Fpöe) – ad alcune polemiche riguardo il suo rapporto con i media.

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Fino all’indagine che ha provocato le sue dimissioni lo scorso ottobre, che – se le accuse  di favoreggiamento della corruzione venissero confermate – getterebbe tutt’altra luce sulla sua carriera: Kurz infatti avrebbe ordinato, quando era ministro delle Finanze nel 2016, di realizzare sondaggi manipolati a suo favore, pagandoli con i fondi del ministero. L’ex cancelliere, inoltre, è coinvolto anche nell’inchiesta sull”Ibizagate’, con i magistrati che lo accusano di falsa testimonianza.

Nella sua conferenza stampa di giovedì, Kurz ha detto di aver “sempre fatto del proprio meglio”. “Non posso dire di non aver mai fatto nulla di sbagliato”, ha concluso, ma “non sono né un santo né un criminale”.