Una risposta europea al disimpegno americano in Europa

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La suggestione del capogruppo del PPE al Parlamento europeo, Manfred Weber, riportata in un’intervista al quotidiano Zeit on-line del 1 agosto, è tale che, se avesse seguito, potrebbe far compiere un passo avanti decisivo verso una politica di sicurezza europea.

L’idea di Weber è che a seguito del ritiro di 12.000 militari americani dalla Germania, annunciato dall’Amministrazione Trump, si dovrebbe cominciare a pensare alla “creazione di una forza operativa europea sotto il comando dell’UE”. Il parlamentare europeo ha anche aggiunto che “gli Stati Uniti, a prescindere dall’esito delle elezioni presidenziali, non saranno più i poliziotti del mondo”, volendo così far presente che la progressiva riduzione dell’impegno americano in Europa non è un fatto episodico, ma strutturale, di cui l’Europa dovrebbe tenere conto.

Come è noto, il Segretario americano alla Difesa, Mark Esper, nei giorni scorsi ha comunicato l’intenzione americana di far rimpatriare 6.400 militari stanziati in Germania e di redistribuirne la parte rimanente (5.600) tra Italia (Aviano e, forse, Napoli), Belgio (Mons) e Polonia. Il fatto che questi tre paesi siano i destinatari della redistribuzione di una parte delle truppe americane, è all’origine di speculazioni di vario tipo sulle ragioni di tale decisione, come l’acquisto degli F-35 americani, oppure una ritorsione americana nei confronti della Germania per l’investimento nel gasdotto North Stream 2 con la Russia, oppure ancora per i bassi investimenti nel settore della difesa da parte tedesca.

È possibile che qualcuna o tutte queste motivazioni abbiano un qualche fondamento, ma resta il fatto che ben più della metà delle truppe americane viene riportata in patria. Il capogruppo del PPE al Parlamento europeo fa dunque bene a sostenere che “noi europei ci siamo preoccupati troppo poco della nostra difesa“. Per quanto, al momento, le affermazioni di Weber in reazione alle intenzioni americane, possano essere considerate una suggestione, si tratta di un’occasione che non dovrebbe essere lasciata cadere. L’idea del parlamentare dovrebbe, infatti, essere valutata sotto due aspetti.

La prima considerazione da fare è che l’attuazione di quanto proposto consentirebbe di promuovere l’organizzazione di una struttura militare europea la cui responsabilità sarebbe la sicurezza del territorio europeo. Essa sarebbe la prima istituzione europea con questa missione, oltre alla NATO, ma che diversamente da quest’ultima sarebbe posta sotto un comando europeo e non americano.

Va da sé che questo comporterebbe un necessario coordinamento con la NATO, ma dovrebbe essere visto come il pilastro europeo ad integrazione di quest’ultima. In questo modo, si verrebbe incontro alle ripetute sollecitazioni americane di contribuire maggiormente alla difesa dei confini europei. In secondo luogo, dopo molti discorsi sull’Europa “sovrana, unita e democratica”, saremmo di fronte ad una proposta concreta su come procedere verso una sovranità europea nel settore della sicurezza.

Per la verità, Weber solleva un altro problema, le cui implicazioni richiedono di allargare il discorso sulla sicurezza europea ai paesi confinanti con l’UE, in primo luogo la Russia. Il capogruppo del PPE propone che l’impiego operativo delle truppe europee, eventualmente messe a disposizione dell’UE, debba essere sottoposto, sul modello tedesco, al voto del Parlamento europeo.

Questa precisazione è rivolta all’opinione pubblica tedesca, molto restia a dare il via libera all’impiego di truppe tedesche, non solo in Europa, ma anche nelle operazioni di peace-keeping promosse dall’UE al di fuori dei confini europei. Si tratterebbe anche, per altri aspetti, di una previsione da parte di una comunità politica che intende ispirare la propria politica di sicurezza all’idea della “difesa difensiva” di cui aveva parlato Gorbaciov a suo tempo. Resta il fatto che tale previsione può avere senso solo se concepita nel quadro di “un’architettura di sicurezza europea” estesa all’intero continente eurasiatico, e di cui aveva parlato Macron agli ambasciatori francesi e al Consiglio d’Europa, alla fine dello scorso anno.

L’attuazione di quanto annunciato da Esper, se avrà seguito, richiederà diversi mesi e investimenti consistenti – stimati dallo stesso Esper a poco meno di dieci miliardi di dollari -, in quanto si tratterà di attrezzare le basi presso le quali strutture di comando, personale operativo e mezzi militari, dovranno essere dislocati. Sarebbe, però, come già detto, un errore da parte europea trascurare la proposta di Weber. Essa dovrebbe piuttosto essere l’occasione per aprire un ampio dibattito a livello europeo sulla prospettiva di una politica di sicurezza europea.

La condizione del successo della proposta è che partiti politici e governi europei, almeno quelli disponibili, la sostengano, e non solo nel quadro della prossima Conferenza sul futuro dell’Europa. Si dovrebbe, infatti, cominciare ad aprire la discussione tra i ministri della difesa di Francia, Germania, Italia e Spagna che, a fine maggio, hanno inviato una lettera all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, con la quale si sollecitavano passi avanti concreti verso la difesa europea.