Terrorismo in Europa: alzare muri o dare nuove competenze all’Ue?

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Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz , il ministro austriaco per gli Affari europei e la Costituzione Karoline Edtstadler e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel rendono omaggio alle vittime dell'attentato di Vienna. [EPA-EFE/CHRISTIAN BRUNA]

Ripristinare i controlli di frontiera e affidarci alla cooperazione tra le forze di polizia per combattere il terrorismo è davvero la soluzione? Non sarebbe ora  di fare un salto di qualità nel settore della sicurezza, scrivono Silvia Romano e Davide Negri.

Dopo gli attentati di Nizza e Vienna, oggi il Presidente francese Emmanuel Macron, insieme al cancelliere austriaco Sebastian Kurz discutono a Vienna in video conferenza con la cancelliera tedesca Angela Merkel, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ed il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, su come modificare Schengen e rafforzare le frontiere esterne dell’UE per combattere il terrorismo. Intanto il Presidente francese ha già dichiarato l’aumento delle forze di sicurezza ai confini.

E’ veramente questa la soluzione? Ripristinare i controlli alle frontiere, ridurre la libertà di circolazione e affidarci alla cooperazione tra le forze di polizia per combattere il terrorismo. Invece non sarebbe ora  di fare un salto di qualità nel settore della sicurezza? Superare la mera cooperazione di polizie e magistrature e avviare un dibattito per affidare un “potere coercitivo” alle istituzioni europee per combattere criminalità organizzata trasnazionale, mefie e terrorismo sul territorio dell’Unione?

A Vienna ad esempio è emerso come gli attentati siano stati possibili grazie agli errori commessi dalle forze di sicurezza austriache che hanno ignorato gli avvertimenti di Slovacchia e Germania sui possibili pericoli di attentato su suolo austriaco.

Ancora oggi nell’Unione Europea, gli Stati membri conservano piena sovranità in materia di sicurezza interna, esterna e diritto penale.  La nostra sicurezza dipende in larga parte dalla cooperazione tra le forze di sicurezza -polizia e magistratura- e sul ravvicinamento ed armonizzazione delle legislazioni tra gli Stati membri. Manca una vera cabina di regia in materia di sicurezza che prenda decisioni immediate e tempestive in materia di coercizione, affidate invece a ciascun Stato membro. Quindi non rimane che la cooperazione, che si fonda essenzialmente sulla condivisione di informazioni, dati, procedimenti. Sono state istituite diverse agenzie: Europol per la cooperazione di polizia, l’Accademia europea di polizia (CEPOL), Eurojust per la cooperazione giudiziaria in materia penale, l’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali (FRA), che si occupa di diritti fondamentali e lotta alle discriminazioni, l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT), l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), che è responsabile del coordinamento dei controlli alle frontiere esterne, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) e l’Agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi informatici su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (eu-LISA).Ognuna di queste supporta nella cooperazione ma non agisce sul campo in modo attivo.

Rapidità, pragmatismo ed ingenti capitali permettono alle organizzazioni criminali e terroristiche di adattare velocemente la propria organizzazione per aggirare le leggi e sfruttare al massimo le più sofisticate tecnologie a disposizione. In particolare, organizzazioni criminali e gruppi terroristici hanno imparato a sfruttare a proprio vantaggio le divergenze tra legislazioni tra uno stato europeo all’altro e l’insufficiente e lento coordinamento tra forze dell’ordine e magistrature europee.

Per combattere il terrorismo e sradicare le organizzazioni criminali, dobbiamo uscire dalla mera logica difensiva del controllo delle frontiere e del territorio nazionale e passare all’attacco: dotiamo l’UE di mezzi ed istituzioni in grado di prevenire e combattere il terrorismo e le organizzazioni criminali.

Purtroppo questi poteri e competenze non sono materie che possono essere “comunitarizzate” come ad esempio, la competenza in ambito commerciale europeo: la sicurezza e la difesa sono elementi essenziali di uno Stato, che possono essere esercitati solo da istituzioni pienamente democratiche di cui l’Unione Europea, nonostante i passi avanti compiuti, non dispone ancora.

Le nozioni d’Europa “resiliente”, “potenza globale” , Europa “che protegge” sono sempre più ricorrenti nei discorsi della Presidente von der Leyen e del Presidente francese Emmanuel Macron. Ma possiamo veramente costruire quest’Europa senza dotare l’UE della legittimità e delle istituzioni distintive di un vero Stato?

L’unica via per realizzare una sicurezza di respiro europeo contro il terrorismo è portare a termine il processo d’integrazione europea compiendo il “salto federale” e dotare l’Europa di un potere di coercizione di ultima istanza controllato da un Parlamento effettivamente democratico ed un Governo responsabile politicamente verso di esso.

La Conferenza sul futuro dell’Europa – sperando nel suo pronto avvio – sarà il luogo dove far emergere la necessità del salto federale: un’Europa che protegge i suoi cittadini è solo un’Europa con il potere di farlo.

Silvia Romano è specialista di affari europei e si è diplomata al College of Europe di Bruges

Davide Negri è consulente d’impresa, laureato in Giurisprudenza all’Università di Pavia