Sofagate: è ora di scorgere la luna dietro il dito

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Ursula von der Leyen (a destra) e Charles Michel (a sinistra) in visita al presidente turco Recep Tayyip Erdogan (al centro). [PRESIDENTAL PRESS OFFICE HANDOUT]

Mi permetto una riflessione più ampia, senza voler sottovalutare la gravità del gesto di fatto “sessista”, che ha offerto un destro potente all’unico obiettivo di Erdogan, rafforzarsi internamente in un momento per lui di debolezza, ridicolizzando così l’Ue. Del resto come già avvenuto a Mosca.

A me pare che il Sofagate stia prendendo una dimensione tale da offuscare due questioni di grande rilevanza, che andrebbero invece attentamente discusse.

La prima è la relazione con la Turchia e la sua evoluzione futura, che era il vero oggetto della difficile missione Ue ad Ankara. È davvero paradossale che, nella discussione pubblica che dura da due settimane non si sia sinora affrontato il merito né quanto Ue ha cercato di mettere sul piatto e di portare a casa. Nella logica di Draghi, parlare chiaro, ma al tempo stesso sapere che anche con i “dittatori” si discute e si cercano gli accordi possibili, per tutelare interessi si spera più generali e cercare di fare evolvere in modo diverso le situazioni. Forse qualcuno ha anche lavorato per favorire l’incidente, al fine di offuscare/incrinare il merito e i risultati di quella missione, di cui però sappiamo al fine poco.  A pensar male si fa peccato, ma…..

Il secondo è un fatto di cui tutti noi siamo ben coscienti e cioè la guerra sotterranea che accompagna il quotidiano delle relazioni tra le istituzioni europee e in particolare tra le loro amministrazioni, secondo l’antica logica di chi lotta per contare di più. Non è che non via siano stati episodi spiacevoli in passato tra i protocolli/gabinetti di Juncker e Mogherini. Con il Consiglio poi sappiano che questa questione è particolarmente acuta e che in genere li si annidi un malcelato senso si superiorità costante, misto alla ricerca continua di prendere la scena, marcare la differenza, rivendicare un ruolo che dopo tre mandati resta ancora molto impreciso. La pausa molto cooperativa dei primi 4 mesi post pandemici sembra essere stata appunto solo una pausa. Questa situazione di conflitto a me pare poi molto acuita in questa fase, anche se non se ne parla, da un altro fattore. La gestione della crisi finanziaria del 2018 aveva segnato un forte rafforzamento della logica intergovernativa (più il ruolo autonomo della Bce, che dialogava anch’essa più con certe capitali che con Bruxelles) del tutto a scapito della Commissione. Non a caso, allora si diceva che l’abile Van Rompuy aveva trasformato la Commissione europea di Barroso nel suo segretariato.

I fatti, gli atti, le scelte e la svolta post-pandemica, fino alla adozione del RRF, hanno segnato uno spostamento significativo ed evidente verso la logica comunitaria, certo facilitato dall’accordo franco-tedesco di maggio scorso. Che offre una opportunità indubbia di tornare al cuore del progetto europeo e dà una occasione senza precedenti alla Commissione europea di definire finalmente e in modo opportuno il proprio ruolo nel quadro del Trattato di Lisbona. Dietro i goffi tentativi di marcare ancora la propria primazia dei servizi del Consiglio, persino lasciando che un ordinario e sgraziato conflitto tra protocolli prendesse dimensioni pubbliche e plateali senza precedenti, ribadito ancora dalle note interne circolate e volte a ribadire la precedenza protocollare de presidente del Consiglio, a me sembrano confermare tutto questo. E il goffo imbarazzo di Michel nell’aver mancato un guizzo creativo in scena e poi nelle mosse successive per giustificarsi e rintuzzare sono più da ascrivere a questo scenario. E a me pare che la freddezza della Von der Leyen, la sua reazione sulla scena e le mosse successive dimostrino sia la sua statura (è bastato un ehm…) che la ferma volontà di approfittare dell’incidente per marcare un punto importante a favore della Commissione.

Che poi la Conferenza sul futuro dell’Europa possa rimettere un po’ d’ordine nella esistente confusione di ruoli e dinamiche, mi pare più un debole auspicio, di fronte ad una dinamica di nuovi equilibri tra le istituzioni che sta accadendo. Anche questo come conseguenza della pandemia.