Onu, la Francia può promuovere gli interessi europei anche se non cede il suo seggio

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Riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite durante la 76esima sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il 23 settembre 2021. [EPA-EFE/JOHN MINCHILLO]

La Francia non cederà presto il suo seggio nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu all’Unione Europea, ma potrebbero esserci delle soluzioni alternative, scrivono Nick Lokker e Francis Shin.

A gennaio, la Francia assumerà la presidenza di turno dell’Unione europea, assicurandosi l’opportunità di dettare l’agenda dell’Ue. Un’ambizione chiave della presidenza francese sarà quella di trasformare l’Unione in un attore geopolitico più capace.

Parigi ha già in programma di tenere un vertice sulla difesa europea a febbraio e svelerà l’attesissimo documento sulla bussola strategica dell’Unione a marzo.

In questo contesto, recentemente sono state avanzate diverse ipotesi – anche da parte del portavoce del partito del presidente Emmanuel Macron all’Assemblea Nazionale – sul fatto che Parigi possa cedere il suo seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite all’Unione europea.

Tuttavia, per una serie di vincoli politici e giuridici è improbabile che questo avvenga nel breve termine. Invece, i leader dell’Ue dovrebbero prendere in considerazione accordi alternativi che consentano di raggiungere un simile obiettivo.

La Francia e la Gran Bretagna hanno sempre sostenuto il tentativo della Germania di ottenere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, questi tentativi sono state osteggiati da altri Stati membri dell’Ue (soprattutto l’Italia) e dagli Stati Uniti.

Di conseguenza, l’allora vice cancelliere Olaf Scholz aveva chiesto in alternativa la conversione dell’attuale seggio permanente francese in un seggio dell’Ue, in vista dell’allora presidenza condivisa di Francia e Germania del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per promuovere le posizioni e gli impegni dell’Ue nel Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Poiché l’Unione europea è un’unione sovranazionale, legalmente non può avere un proprio seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Pertanto l’Unione europea delega la sua autorità decisionale agli Stati membri che sono nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

I paese membri dell’Ue che siedono nel Consiglio di sicurezza dell’Onu (cioè solo la Francia dopo la Brexit) devono promuovere gli interessi dell’Ue quando adempiono ai loro doveri. Di conseguenza, la proposta di Scholz precisava che un seggio permanente dell’Ue sarebbe rimasto un seggio francese de jure.

La proposta di Scholz però è stata respinta dalla Francia, che aveva sostenuto di prendere già “in considerazione” le posizioni dell’Ue quando siede al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Inoltre, l’accordo di delega dell’Ue permette alla Francia di prendere decisioni nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite anche quando il resto dell’Unione europea non ha ancora raggiunto il consenso, garantendo una risposta tempestiva a qualsiasi crisi internazionale emergente.

Il più grande ostacolo che impedisce alla Francia di cambiare posizione sul seggio al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è la situazione politica interna. In vista di una rielezione il prossimo aprile, Macron deve assicurarsi il favore dell’opinione pubblica nei prossimi mesi.

Malgrado l’attuale presidente francese sia un convinto sostenitore di una più profonda integrazione europea, questa visione non prevale tra i suoi potenziali elettori: solo il quindici per cento dei cittadini francesi dichiara di essere a favore dell’Ue nella sua forma attuale.

Dovendo affrontare gli attacchi alla sua agenda europea che arrivano sia da destra che da sinistra, Macron starà molto attento a non suscitare l’irritazione di coloro che sono diffidenti nel cedere più sovranità al livello sovranazionale. Il seggio permanente della Francia nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, una delle più importanti rivendicazioni di leadership globale del Paese, è quindi intoccabile nell’attuale contesto interno.

Invece di perseguire l’obiettivo irrealistico di trasferire il seggio francese all’Unione Europea, i leader dell’Ue dovrebbero rafforzare il processo decisionale comune in politica estera all’interno delle strutture istituzionali esistenti.

Un modo per raggiungere questo obiettivo è quello di implementare il voto a maggioranza qualificata nei settori della politica estera e di sicurezza comune che sono strettamente legati alle decisioni prese nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, per esempio le operazioni di mantenimento della pace all’estero, le sanzioni nei confronti di Paesi terzi o il via libera alle missioni militari dell’Ue.

Attraverso il voto a maggioranza qualificata, l’Unione potrebbe arrivare più facilmente a una posizione unitaria su questioni internazionali chiave prima delle riunioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu e autorizzare la Francia a difendere la sua posizione all’interno del Consiglio stesso.

In alternativa, la Francia potrebbe coordinarsi con il Consiglio europeo e la Commissione nell’ambito di un meccanismo di consultazione informale direttamente legato alle politiche di Parigi nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Questo garantirebbe alla Francia di continuare ad avere l’ultima parola su come saranno usati i suoi poteri all’interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, alleviando i timori sulla possibile perdita di influenza di Parigi.

Inoltre, aumenterebbe la fiducia tra la Francia e le istituzioni dell’Ue nello sviluppo e nell’esecuzione di azioni significative all’interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le discrepanze tra gli obiettivi francesi e quelli dell’Unione nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, come i loro diversi approcci alla risoluzione della seconda guerra civile libica, derivano principalmente da incoerenze tra gli obiettivi strategici francesi e quelli europei.

Nel medio termine, il seggio permanente francese probabilmente non diventerà un seggio permanente dell’Ue.

Tuttavia, la Francia potrebbe coordinarsi in modo più diretto con le strutture istituzionali dell’Ue per guidare le sue azioni nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, sia attraverso il voto a maggioranza qualificata nelle decisioni del Consiglio europeo che attraverso un meccanismo di consultazione informale in cui la Francia mantiene la piena discrezionalità.

Ad ogni modo, nessuna di queste alternative escluderebbe la possibilità di convertire il seggio permanente francese in un seggio europeo. Anche se per il momento sembra un sogno lontano, l’idea di un seggio comune dell’Ue potrebbe essere presa in considerazione nel lungo periodo.

Nick Lokker è ricercatore per il programma di sicurezza transatlantica presso il Centro per una nuova sicurezza americana. Francis Shin è assistente di ricerca presso il Centro Europa dell’Atlantic Council.